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Libri e film: Impressioni 'under 25'

"Donne" di Charles Bukowski, Ed. Sugarco

Se mi chiedeste quale libro regalerei a una persona che non ama leggere, vi direi sicuramente Donne di Bukowski. Il motivo è presto detto: per usare una metafora questo libro è un uragano (oppure un fulmine, un vulcano, un terremoto, o qualsiasi altra cosa, purché sia devastante). Dovrete stare ben attenti se lo leggerete, perché non vi darà tregua. Ci sono state persone, cui io stesso l'ho prestato, che non vedevano l'ora di tornare a casa per continuare a leggerlo, che smettevano di studiare, o che lo portavano dovunque andassero per poterlo proseguire. Anch'io ne sono stato folgorato; avevo 17 anni (ora ne ho 21), e dopo la prima, l'ho riletto altre due volte. Bukowski ha rappresentato per me, abituato a libri di tutt'altro genere, una novità, la più sorprendente, perché da lettore dilettante che ero, mi ha trasformato (neanche mi fossi dopato) in un lettore olimpionico: non credevo ci si potesse divertire leggendo, e mi è stato dimostrato il contrario. Con il tempo, divorati tutti i libri di Bukowski, sono passato ad altro, ma il primo amore... beh, lo sapete come vanno queste cose.

Questo libro, fra i molti altri dello scrittore americano (il cui catalogo offre altri quattro romanzi e numerose poesie e racconti) è forse il suo più tipico, di sicuro il più bello. La trama è quella senza logica della vita di ogni giorno, passata fra le corse dei cavalli, le letture di poesie nei bar e nei college del Paese, le sbornie distruttrici, e soprattutto le sue avventure di "Casanova dei poveri" con le donne. La scrittura è quella semplice, senza fronzoli ma piena di invenzioni sorprendenti, collaudata da anni di collaborazione nelle riviste underground della città di Los Angeles... Perciò se due più due fa quattro, dovreste esser già corsi dal libraio sotto casa.

"Jack Frusciante è uscito dal gruppo" di Enrico Brizzi, Ed. Transeuropa

Tanto per cominciare, non aspettatevi quel che la copertina promette: "una maestosa storia d'amore e di rock parrocchiale" (che detto fra noi, il rock parrocchiale, arrivati in fondo al libro non si capisce ancora cosa sia). Comunque, la storia è quella di un liceale di diciassette anni, appassionato di una musica "che non è musica ma rumore", e grande ammiratore del Robert De Niro di "Taxi Driver". Il ragazzo in questione si chiama Alex, e il lettore lo seguirà per qualche mese della sua vita fra sbornie, drammi grandi e piccoli, e un amore platonico con Aidi.

Ma, come dicevo, la "maestosa" storia d'amore che dovrebbe, per quanto platonica, appassionare, alla fine lascia un po' freddini, se non addirittura annoia per la sua ripetitività. Brizzi però, di sicuro, ha due grandi meriti: una scrittura originale e divertente (anche se un poco forzata e, scommetto, difficilmente comprensibile per chi non abbia, come me, ventuno anni) e l'incredibile capacità di descrivere i sentimenti di quell'età "tardoadolescenziale" che sono i diciassette anni. Bellissima e terribile la descrizione della media famiglia borghese davanti alla TV. E se alla fine del libro vi sentirete un po' "dazed and confused" non preoccupatevi: capita a tutti!

"Scream" - di Wes Craven - (USA, 1996)

con Drew Barrymore, Neve Campbell, Henry Winkler, Linda Blair

"Chi urla muore". Così recita la locandina di Scream che ho appeso in camera da quasi un anno. Mandati in pensione gli ormai anziani zombie, vampiri e licantropi che da sempre padroneggiavano sugli schermi cinematografici, l'industria del terrore anni '90 si è cominciata a cibare di ben più minacciosi esseri, tanto più pericolosi in quanto del tutto simili a noi, uomini e donne della porta accanto, magari gli stessi che ci prestano lo zucchero se c'è bisogno: i serial killer.

Ma attenzione, questi nuovi ritrovati dell'umana perversione, in Scream, non uccidono più per dimostrare qualcosa, o per via del solito subconscio trauma infantile (ahimè, neanche gli assassini sono più quelli di un tempo!), non hanno, almeno non sempre, un movente: ammazzano, il più delle volte per divertimento, forse perché la TV quella sera non passa niente di nuovo. E allora eccoci qui, a seguire le gesta di questo killer un po' imbranato, armato di un pugnale alla "Rambo", con la faccia nascosta da una maschera modellata sul volto de "Il Grido" (The Scream, in inglese) del pittore norvegese Edvard Munch. E il bello non è solo, come saranno certamente in molti a dirvi, nei primi dieci minuti iniziali (una vera bomba): il gioco dei sospetti, che coinvolge quasi tutti i personaggi, funziona benissimo, e perfino le cadute di stile, che sicuramente noterete, risultano funzionali allo scopo del film: divertire il pubblico ironizzando su un genere (quello del terrore) di cui lo stesso Wes Craven (il regista di questo film e il papà di "Nightmare") si riconferma un maestro.

A settembre è uscito nelle sale Scream 2, seguito per quanto piacevole, inferiore al primo e comunque pressoché incomprensibile senza averne visto il capostipite.

Lorenzo Bolognini


 
 
 
 
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