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Novembre 1999 / Lettere e Arti
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I bronzi dorati della Roma imperiale

Di nuovo esposti a Pergola, dopo undici anni, gli straordinari reperti del I secolo a.C.

Con la cerimonia di insediamento del più conteso complesso scultoreo del Novecento presso il museo allestito nell'ex Convento di San Giacomo (quasi 3 miliardi di investimento), si è conclusa l'operazione "Bronzi Puliti". Così nell'agosto 1993 era stata definita, con un immaginifico doppio senso, la partenza da Pergola verso Firenze di questi straordinari reperti archeologici, dopo il famoso decreto del ministro Ronchey che li assegnava appunto alla città cesanense al termine del restauro definitivo.

Davanti a un nutrito parterre di autorità politiche, accademiche e culturali, l'evento è stato celebrato adeguatamente il 9 ottobre. Assieme ai padroni di casa, il sindaco Dario Conti e l'assessore alla cultura Armando Roia, erano presenti l'assessore regionale alla cultura Gino Troli, il presidente della Provincia Palmiro Ucchielli, i due soprintendenti dei Beni culturali delle Marche Giuliano De Marinis e Paolo Del Poggetto. "Good News", cantava il coro locale, sulle note di uno spiritual negro-americano particolarmente intonato all'atmosfera. La festa è continuata nei giorni successivi, con oltre 3.500 visitatori che hanno affollato le sale del museo in sole tre settimane di esposizione e più di mille collegamenti in poche ore, da tutto il mondo (compresi l'Australia e gli Stati Uniti), sul sito Internet www.bronzidorati.com: numeri destinati a salire ulteriormente fino alla prima settimana di dicembre, quando le opere si metteranno di nuovo in viaggio verso Ancona, dove saranno esposte al museo nazionale delle Marche fino al marzo prossimo. Torneranno quindi a Pergola e vi risiederanno in permanenza fino al marzo del 2001.

Una storia infinita

La storia dei Bronzi dorati da Cartoceto di Pergola inizia nell'estate del 1946 quando, scavando nell'aia di una casa colonica in località Santa Lucia di Calamello (frazione di Cartoceto), dopo una pioggia torrenziale, due contadini scoprono casualmente il tesoro: 318 frammenti di statue bronzeo-dorate, del peso complessivo di oltre nove quintali. Secondo il racconto del canonico Giovanni Vernarecci di Fossombrone, allora ispettore onorario alle Antichità (che fu il primo ad accorrere sul luogo del ritrovamento insieme a Nereo Alfieri, ispettore alle Antichità delle Marche), la pancia di uno dei cavalli era stata infranta a colpi di piccone, probabilmente perché ritenuta un ripostiglio di monete d'oro. Tutti i reperti vengono portati ad Ancona, presso la soprintendenza delle Marche, in attesa delle autorizzazioni per il restauro: che inizia solo tre anni dopo, a cura del restauratore fiorentino Bruno Bearzi.

L'odissea del gruppo scultoreo continua negli anni seguenti: nel 1959 alcuni elementi ricomposti vengono restituiti al museo archeologico di Ancona per una prima esposizione provvisoria; nel novembre 1966 parecchi importanti frammenti vengono coinvolti nell'alluvione di Firenze e recuperati a fatica per il completamento del restauro; nel 1972 le opere sono di nuovo sfrattate da Ancona in seguito al terremoto che danneggia gravemente il museo archeologico; nel 1977 tornano a Firenze per il secondo intervento di restauro che si concluderà alla fine del 1987. Nel frattempo le teste dei due cavalli, già restaurate in precedenza, girano il mondo: dal 1979 al 1982 vengono esposte a Londra, New York, Città del Messico, Tokio, Parigi, Milano, Berlino.

Solo nel maggio 1988 i capolavori tornano a Pergola, per la prima esposizione presso l'ex convento quattrocentesco di San Giacomo; poi vengono di nuovo trasferiti ad Ancona, al museo nazionale delle Marche; e infine rientrano a Pergola per la mostra allestita fino al 25 ottobre. Inizia a questo punto il presidio dei locali da parte dei cittadini di Pergola per impedire il trasferimento dell'opera al museo delle Marche dove sono stati assegnati dal ministero: successivamente due politici pesaresi (Rubinacci del MSI e Tornati del PCI) erigono personalmente muri davanti all'ingresso dei locali. Si arriva così al giugno 1993, quando l'allora ministro Ronchey assegna per decreto a Pergola la detenzione dei Bronzi, ma solo al termine del restauro definitivo che richiede l'ultimo trasferimento all'Istituto di Firenze. Ancora qualche viaggetto del gruppo scultoreo a Siviglia, Bruxelles e Vienna; fino alla nuova mediazione del ministro Veltroni, e alla conseguente convenzione del 1999, che prevede per dame, cavalli e cavalieri il trasferimento temporaneo anche presso il museo di Ancona.

Il mistero dei protagonisti

Il gruppo scultoreo, ricostituito solo parzialmente a causa della scomparsa di molti frammenti al tempo del ritrovamento, è composto da quattro personaggi: due maschili a cavallo e due femminili. Secondo la ricostruzione storica di Sandro Stucchi (riportata in uno studio di Mario Luni) si tratta di statue realizzate nel primo secolo a.C. che rappresentano rispettivamente: Nerone Cesare e Livia; e l'imperatore Tiberio con Giulia di Druso minore. Altri studi critici parlano genericamente di "personaggi privati di alto livello sociale" e datano l'opera fra il 50 e il 30 a.C. Non si saprà mai perché questa statue siano state distrutte e successivamente interrate nell'area di Cartoceto di Pergola. Si è fatta l'ipotesi di una "damnatio memoriae" dei personaggi rappresentati, caduti in disgrazia per qualche motivo, per cui andava eliminata anche la loro effigie; si è parlato di un bottino di guerra o di un saccheggio barbarico in epoca successiva, con relativo trafugamento. Forse rimarrà per sempre un affascinante enigma.

MUSEO DEI BRONZI DORATI E DELLA CITTA' DI PERGOLA
Largo San Giacomo

Orari di apertura:
Giorni feriali: ore 9.30-13, 15.30-19.30; Sabato e festivi: fino alle ore 22

Per informazioni: 0721 734090/7349439; e-mail: museo@bronzidorati.com; Sito Internet: www.bronzidorati.com


 
 
 
 
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