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La solitudine degli indifesi

Mai, come in questi anni in cui si parla tanto di comunicabilità (e ci sono perciò corsi di comunicazione clientelare, sociale, fra popoli, etnie diverse e religioni) dicevo, mai come ora non ci si capisce e non si comunica più. Ognuno sta rintanato dentro il suo buco con tanto di porta blindata, con spioncino, con saracinesche abbassate a metà, perché non si sa mai, ed anche per strada tu puoi svenire, esser scippata o violentata e nessuno interviene per paura di essere coinvolto. E' vita questa?

Io, Direttore, ho la fortuna come volontaria ospedaliera di mettermi in ascolto, per poi confortare, e quindi conosco tante storie di vita che non sempre sono facili da confortare. Infatti in reparto conosco una signora ultraottantenne, ricoverata per pressione alta e confusione mentale. Mi racconta che non aveva mai avuto tali disturbi, ma che sono dovuti ad una grande paura. "Come al solito - racconta la signora - avevo messo fuori dalla porta il sacchetto con la spazzatura, in attesa di portarlo giù, quando sarei scesa per la spesa. Mi vesto, esco e sullo zerbino trovo un grosso biglietto: "Se si permette ancora di lasciare l'immondizia qui chiamo i vigili!". Chi può aver fatto una cosa così ad una donna anziana e sola? "Premetto - racconta sempre la signora - che prima sul mio stesso piano abitava una mia amica e ci facevamo molta compagnia. Ora è deceduta ed è venuto ad abitare un tipo con barba nera e un grosso cane nero e né sulla porta né sulla pulsantiera c'è scritto il nome. Sarà stato lui? Rientro in casa, mi siedo sulla prima seggiola che trovo, il cuore mi salta in petto, sudo, sudo e vedo tante stelline negli occhi… Calma, calma, mi devo calmare. Raduno le mie idee, chiamo la Croce Blu e in dieci minuti sono in loro compagnia. Pronto Soccorso, visita al reparto, e ora sono qui. Vorrei chiamare mia figlia che abita a Firenze. Mi aiuta?".

Io chiedo il permesso alla caposala e accompagno la signora ai telefoni. Chiamo la figlia e le passo la signora; e qui… grande commozione fino alle lacrime. "Nanen, (cioè bambina) - dice la signora - sono io, son qui all'ospedale, ho la pressione alta, ma stai tranquilla non ho bisogno di niente e non sono sola, ci sono le volontarie con me. Quando vieni?". Un'altra lezione di vita? Lei sola, offesa, incolpata, ipertesa, ultraottantenne, rincuora la figlia, per non spaventarla, con un amore ed un riguardo che solo una mamma possiede.

Però, caro Direttore, qualcuno dovrebbe obbligare ogni inquilino a mettere il proprio nome sulla porta di casa, e qualche incaricato, amministratore, portinaio, custode, caposcala o proprietario potrebbe (ma forse non si può per la legge sulla privacy) avvisare con un foglietto nella buca delle lettere che nel tale appartamento, ora non abita più Tizio ma Caio… Allora l'anziana signora che vive ancora bene sola nella sua casa, nella sua città, con i suoi negozi vicini, la sua chiesa, la farmacia ecc. sarà costretta a guardare ogni volta dallo spioncino, per vedere se c'è via libera, prima di uscire, e non sarà più la persona serena che prima usciva senza pensieri ad ogni ora del giorno. Ma che vita è questa? Un altro specchio che ci manda ancora una volta un'immagine poco confortante.

Noris Cametti Ponzana


 
 
 
 
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