Una dolce poetessa greca
Demetria Mitsatsou, detta Tuli, ha tradotto le Favole di Esopo dal greco antico in italiano, pubblicando un libro distribuito con grande successo nelle scuole. Nata in Grecia 82 anni fa, ha trascorso gran parte della sua vita in giro per il mondo, dopo il matrimonio con un italiano, direttore di macchina a bordo delle navi. Oggi vive a Pesaro nel quartiere di Borgo Santa Maria e anima le attività degli anziani con la sua vivacità e disponibilità umana.
L'ho incontrata nel piccolo stand allestito nei saloni di PromoMarche, dove esponeva le sue pubblicazioni (il cui ricavato è devoluto in beneficenza, a favore degli anziani bisognosi): fra queste, anche un libretto su Esculapio, "primo curatore dell'umanità". Mi ha fatto sedere accanto a lei e mi ha recitato una favola, o una poesia, che dice così:
"Sapete cos'è la cultura?/ E' una scala dorata./ Chi ha la costanza di salirne i gradini/ vede più lontano e tante cose./ Chi rimane al primo gradino/ è come un albero con forti radici, magari bello,/però, poverino, vede sempre le stesse cose."
Prima di congedarmi, Tuli mi ha preso una mano tra le sue e l'ha baciata (a me tanto più giovane), secondo una dolce usanza greca per esprimere affetto.
A.A.
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Nel leggere l'articolo di Giuseppe Papagni sullo Specchio di maggio 2000, ho sentito girare un coltello nella mia vecchia ferita. L'arte non serve? Ma è solo l'arte che non serve più? Io direi che non ci serve più nessuna espressione culturale, né gli usi e i costumi con le feste gioiose e folcloristiche che spronavano la mente e la fantasia a creare opere di eterno valore che appagano anche oggi l'animo umano.
Signor Papagni, quei valori non esistono perché non esistono più uomini di nobili aspirazioni e quei pochi sopravvissuti non trovano quel fervente spirito che, in altri tempi, stuzzicava la loro fantasia. Alla società di oggi, non solo non serve la vera arte, ma non è rimasto nemmeno un briciolo di rispetto per quei grandi insegnamenti morali che ci hanno lasciato i nostri avi, come:
"Ama la vita e inchinati con rispetto davanti alla morte e dai al morto dignitosa sepoltura, chiunque sia".
È orribile pensare alla decadenza morale di tutta l'umanità, rappresentata solo dal progresso "usa e getta" che non trova nemmeno la minima affinità con i valori di un'antichissima civiltà che in tempo di guerra, fermava per un po' di giorni i combattenti, per dare - si diceva - degna sepoltura ai caduti di entrambe le parti. Oggi, i figli ghiotti del "dio denaro", non solo ammazzano vigliaccamente ma gettano le loro vittime nelle discariche dell'immondizia, come cose inutili e fastidiose, per non essere ostacolati in nessun modo nei loro sporchi affari. Certo, il loro comportamento non può essere diverso: poiché per questi la vita umana non ha nessun valore, come può la morte meritare rispetto e dignitosa sepoltura?
Purtroppo tutti i popoli, lo vogliamo o no, sono risucchiati dalla macchina che ha come perno il denaro che avvolge uomini e ideali. Questo scempio si chiama "progresso" ed è il nostro indiscutibile "padrone", lui ci nutre secondo i suoi interessi, con cibi manipolati e con alimenti che non hanno più il sapore dato loro da madre natura. Ci veste come aggrada alla macchina consumistica e non come può piacere ad ognuno di noi. Così che sembriamo una massa di travestiti che si recano ad un pazzo e frenetico Carnevale, per ballare con una terribile musica.
Sarebbe bene per tutti gli uomini e per tutta la natura, (se avesse seguito il suo naturale corso), di adottare gli insegnamenti degli antichi filosofi che predicavano:
"Ogni cosa fatta con giusta misura è ottima".
Tralasciamo la società e le belle arti antiche e veniamo a tempi molto posteriori, accennando ad una grande opera per tutte: quella di Michelangelo che, veramente immortale, da secoli rende miliardi a Roma e al Vaticano grazie agli innumerevoli visitatori che ammirandola respirano un po' di ossigeno. A quell'epoca l'arte era veramente arte e l'artista era stimato per il suo vero valore; non come oggi che, ci vogliono far apprezzare come arte la spazzatura di manipolati e illusi.
Il progresso, quando rende l'uomo schiavo, non è progresso ma regresso di tutti i popoli.
Demetria Mitsatsou
"Tuli"