Un ricordo degli anni '30 in Romagna
Dal 1924 al 1937 abitai con i miei in un piccolo paese della Romagna, la via mi sembrava bellissima e ben disposta. Dopo le case del centro e all'inizio della collina a Castelvecchio c'erano a sinistra i campi e a destra il bosco che circondava la bella villa del marchese Di Bagno in stile palladiano. Tutte le famiglie si conoscevano e si scambiavano saluti e consigli.
Un mattino di primavera, belli, maestosi ed imponenti ci apparvero i carabinieri a cavallo. Velocemente scesero ed entrarono nella porta della casa di Mario e della mamma Clarice che, come tutte quelle della via, era sempre aperta. I carabinieri entrarono furtivi e silenziosi ma dopo un po', un turbinio di piume come farfalle svolazzanti riempirono il cortiletto fino a giungere sulla strada; i carabinieri perquisivano la casa, sventravano cuscini, aprivano armadi e cassettoni. Interrogarono Mario e alla fine lo invitarono a recarsi in caserma. Quante cose avremmo dovuto sapere ma, così giovani, non capivamo le ragioni di questo spettacolo anomalo, se pure per noi folcloristico. Giovani e piccole italiane orgogliose della nostra divisa, sempre in ordine con la cravatta che mamma ci annodava licenziandoci con un buffetto, affrontavamo marce, canti, incontri festosi ed allegri; non sapevamo ciò che succedeva nelle… retrovie, in alto loco e nella politica.
Mario non rientrò dopo questa visita dei carabinieri. Clarice era rimasta sola a confezionare ciabatte col fondo di stracci sovrapposti e cuciti a macchina; a volte ci aspettava quando uscivamo da scuola per farci infilare l'ago e ci mostrava una cartolina illustrata con una firma illeggibile e senza il nome del luogo di provenienza. Una volta sola lessi "Ventotene"; non approfondii; un nome così strano forse era immaginario. Dopo più di un anno Mario tornò scortato da un carabiniere, senza i cavalli che avevano tanto eccitato la nostra fantasia.
La mia mamma lo salutò: "Ben tornato Mario".
Rispose: "Grazie. Castigato sì, ma domato no!"
Intraprese subito un piccolo commercio di scarpe. Quando si festeggiava un avvenimento importante, o quando arrivavano prìncipi o alte personalità del fascismo a Villa Di Bagno, Mario era prelevato dai carabinieri, e andava a soggiornare in caserma, sicuramente seguito in ogni sua mossa. Dopo circa sei mesi, di nuovo la perquisizione, il volo di penne e l'allontanamento, per un lungo periodo. Lo aspettavamo fiduciosi, specialmente noi ragazzi, poiché era gentile, scherzoso e burlone. Un giorno, che sedeva in nostra compagnia, gli chiesi:
"Ma dove vai quando stai lontano tanto tempo?"
Paziente e tranquillo, come era sua abitudine, rispose: "Vado ad imparare tante cose importanti della vita che un giorno anche tu dovrai sapere".
Rimasi interdetta al pensiero che avrei dovuto lasciare la mia casa coi carabinieri a cavallo per imparare tante cose. Mi fece vedere un libro che mi avrebbe prestato da leggere quando fossi diventata più grande, era un fascicolo scuro con la stampa fitta e macchiata. Forse riportava la dottrina, ma non mi piacque. Mario continuò a vivere nella casa con la sua mamma silenziosa e rassegnata a vedersi ogni tanto trasferire il figlio. Forse neppure lei capiva questi movimenti, ma certamente seguiva impotente lo svolgersi degli eventi con tanta fiducia nel suo Mario.
Tutta la nostra famiglia si trasferì in un'altra città lasciando la casa, la via, il paese e molte abitudini, al seguito del babbo per il suo lavoro. Ormai le notizie ci giungevano filtrate. Dopo tanti anni mi riaffiora alla mente questo ricordo più vivo che mai, con la nostra ignoranza e i destrieri che stimolavano la nostra fantasia.
Maria Rocchi Gaio