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Novembre 2003 / Opinioni e Commenti
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Black-out elettrico: di chi la colpa?
Il parere di un esperto

E' una bella domanda, ma cerchiamo di capire cosa è accaduto domenica 28 settembre 2003. La Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) dell'energia elettrica è articolata su due sistemi di tensione: 220 e 380 kilovolt. Quest'ultimo è il più importante ed efficiente, essendo stato realizzato a partire dagli anni ‘50 con criteri di costruzione e programmazione aggiornati e moderni. Sulla RTN sono inseriti i maggiori impianti di produzione (centrali) idroelettrici e termoelettrici, nonché le stazioni di trasformazione che alimentano le reti di distribuzione dell'utenza elettrica ai successivi inferiori livelli di tensione, fino ad arrivare al contatore che tutti noi abbiamo a casa. La stessa RTN è interconnessa con le reti degli stati confinanti per i necessari scambi di energia, che consentono anche di mantenere uniformi le caratteristiche elettriche del sistema europeo (livelli di tensione e frequenza).
La malaugurata rinuncia al nucleare ed i ritardi e l'inerzia delle istituzioni nella costruzione di nuove centrali, sia pure tradizionali, hanno costretto nel tempo la rete elettrica italiana ad una dipendenza dall'estero che nelle ore di maggior carico feriale (punta di 45.000 megawatt) si concretizza nell'importazione di una potenza elettrica di 6.700 megawatt, pari al 15% del fabbisogno. Una punta di 53.000 megawatt si raggiunge nei periodi invernale ed estivo a causa degli impianti di climatizzazione e della sovrapposizione di alcune utilizzazioni. Nei giorni festivi, a fronte di una richiesta totale di rete limitata a 20.000 megawatt, si verifica un'importazione di potenza sempre di 6.700 megawatt, che sale quindi al 33% del fabbisogno.
Quest'ultimo dato denota l'assurdità tecnica della gestione delle risorse energetiche, che sceglie di fermare gli impianti italiani di generazione (centrali) per acquistare all'estero energia elettrica: che, in quanto prodotta in impianti nucleari, ha un costo di gran lunga più conveniente. Infatti è stata operata dagli organi responsabili una scelta con calcolo solamente economico, senza considerare il grave rischio (e ce ne siamo accorti) di affidare all'importazione dall'estero un terzo della potenza richiesta dalla rete italiana. Rischio che deriva dall'inadeguatezza delle linee 380 e 220 kilovolt di interconnessione, che sono utilizzate al limite massimo della loro capacità di trasporto.
Quando alle ore 3,01 del 28 settembre 2003 il Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (GRTN), ha avuto dal gestore della rete svizzera la segnalazione di anomalie sulla linea proveniente da Lavorgo (Canton Ticino), che al momento trasferiva in Italia 1.350 megawatt, avrebbe dovuto recuperare detta potenza, che poteva venire meno, disponendo immediatamente:

  1. fermata delle centrali di pompaggio degli impianti idroelettrici reversibili;
  2. messa in servizio delle centrali idroelettriche disponibili dato il breve tempo necessario alla manovra di inserimento in rete (parallelo) e presa di carico;
  3. distacco dalla rete di un congruo numero di stazioni di trasformazione, limitando i cosiddetti spegnimenti ad aree circoscritte con precisa programmazione di ripristino (alleggeritori di carico).

Invece che cosa è successo? La reazione del gestore della rete italiana alla segnalazione degli svizzeri (che forse avevano sottovalutato il fenomeno) è stata tardiva e insufficiente, e ciò ha provocato l'intervento di tutti i sistemi automatici di protezione elettrica, con conseguente effetto “domino” e paralisi di tutta la rete italiana alle ore 3.25.
Ed ora vediamo cosa deve essere fatto senza indugio per adeguare il nostro sistema elettrico alle esigenze attuali e future:

  • costruire altri elettrodotti 380 kilovolt di interconnessione internazionale in modo da costituire una riserva di almeno il 100 % della potenza che s'intende importare;
  • potenziare la rete 380 kilovolt con la costruzione di alcuni tronchi di completamento nei punti critici e nelle cosiddette strozzature;
  • costruire nuove centrali termiche per almeno 20.000 megawatt per fare fronte al normale incremento della richiesta con seria prospettiva di ripensare al nucleare.

E' pertanto fondamentale legiferare allo scopo di ridurre al minimo l'iter autorizzativo necessario a quanto sopra indicato, togliendo alla competenza degli enti locali ogni possibilità di intervento capace di bloccare (a volte per anni) impianti urgenti e vitali. Il tutto con buona pace di Verdi, ambientalisti e simili, invocanti fra l'altro il ricorso alle cosiddette energie alternative o rinnovabili, come sole, vento, biomasse, mare, che per loro stessa natura e caratteristiche darebbero contributi del tutto trascurabili e con impatto ambientale non piccolo. E' bene anche ricordare che le risorse idroelettriche sono praticamente tutte sfruttate.
Per concludere con un'amara considerazione, è bene affermare che l'Italia nel campo dell'energia elettrica, dopo i positivi effetti della nazionalizzazione del 1962 con l'istituzione dell'Enel, sta avviandosi verso grosse difficoltà con l'attuale smembramento dello stesso Enel in tante aziende a competenza specifica (Terna, GRTN, Enelpower, Eneldistribuzione, ecc.) in mano a direzioni prevalentemente politiche. In tal modo si rinuncia alla gestione unitaria che ha dato i positivi risultati degli anni ‘70, ‘80 e ‘90, quando, anche ai più alti livelli dirigenziali, operavano persone formatesi nell'industria elettrica. E' poi da considerare negativamente la cessione a terzi di alcune centrali di produzione, l'espansione delle aziende elettriche municipali in aree già Enel, la cosiddetta privatizzazione, che dovrebbe portare ad un utopico mercato libero, tecnicamente impensabile per un'azienda che eroga un servizio con adeguato supporto di rete. A meno di non ricorrere a sistemi di vettoriamento di energia altrui con relative notevoli ed inutili complicazioni contabili, come sta ora accadendo in campo telefonico.
E' quindi abbastanza facile, nel degrado generale del sistema elettrico, prevedere un graduale ma inesorabile peggioramento del servizio nell'immediato futuro. Altro che l'inutile ponte sullo stretto di Messina !

Ettore Puglisi


 
 
 
 
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