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Le Maestre Pie Venerini

In ottobre è stato presentato il volume dal titolo “250 anni delle Maestre Pie Venerini a Pesaro - 1753-2003”, di Anna Bombonato e Dante Trebbi. La manifestazione è stata presieduta da monsignor Angelo Bagnasco e il libro è stato presentato dal professor Marco Cangiotti, docente di filosofia politica dell'Università di Urbino; sono intervenute suor Marcella Lorenzetti, Madre generale delle Maestre Pie Venerini, e Maria Pia Gennari, assessore alle Politiche educative del Comune di Pesaro. Gli interventi sono stati coordinati da monsignor Marco Farina.
La notizia di questa pubblicazione mi ha fatto andare indietro nel tempo, perché ho frequentato la scuola elementare proprio presso il collegio delle Maestre Pie Venerini. A quell'epoca l'Istituto era un collegio, con la scuola elementare, media e magistrale; la scuola era privata ed era gestita, appunto, dalle suore. C'erano molte ragazze interne in quel collegio. Erano tutte grandi e venivano da città diverse. La mattina frequentavano le lezioni, mangiavano nel refettorio, avevano un po' di tempo per fare ricreazione, poi si mettevano a studiare fino all'ora di cena in un'ampia stanza, dove ciascuna aveva la sua scrivania. Io frequentavo a semiconvitto, ero quindi un'esterna. Rimanevo lì fino alle sette di sera circa. I miei genitori, infatti, lavoravano entrambi e non avevano a chi affidarmi; pertanto mi lasciavano, pagando una discreta retta, dalle Maestre Pie Venerini, che io chiamavo scherzosamente Paperine, insieme alle grandi e a qualche altra bambina (eravamo in due o tre nelle mie stesse condizioni). Certo per me non era il massimo, perché ero piccola (sono stata lì dalla prima alla quarta elementare), poi mi sentivo molto triste, soprattutto la sera quando dovevo andare a casa (non vedevo l'ora), perché noi due o tre bambinette che rimanevamo a semiconvitto, venivamo mandate in parlatorio ad aspettare che i nostri genitori ci venissero a prendere. Quando era il momento giusto, la suora portinaia suonava una campanella, e chiamava per nome la fortunata. A me sembrava che la mia campanella non suonasse mai. Mio padre, infatti, era molto impegnato e tardava sempre. Una cosa che invidiavo molto alle ragazze interne, era il fatto che avessero delle favolose merende da consumare al pomeriggio. Infatti le loro mamme le rifornivano di vere e proprie delizie, che le stesse facevano assaggiare a noi piccolette. Un'altra cosa che mi piaceva era la ricreazione dopo mangiato nel giardino interno (adesso si chiamerebbe interscuola); si era abbastanza libere di giocare per un po', se il tempo lo permetteva. I giochi erano semplici, del tipo nascondino, ma a me piacevano. Le suore erano buone, in particolare Suor Gina e Suor Utilia. Entrambe sono state le mie maestre di prima e seconda elementare e le ricordo ancora con affetto: Suor Gina sembrava burbera ed era più anziana, ma in realtà era molto buona; l'altra, più giovane, era decisamente dolce. All'interno dell'Istituto c'era anche una cappella, molto ben tenuta, dove si dicevano le preghiere. In maggio, quando fiorivano le rose, l'altare era sempre addobbato con questi fiori, che venivano coltivati in giardino. Di quel periodo ricordo la disciplina che doveva essere seguita come volevano le suore, le regole di comportamento, soprattutto a tavola, che dovevano essere messe in pratica alla lettera, e le funzioni religiose, il leggere assieme il Vangelo e pregare. Cosa penso di quel periodo? Che è stato abbastanza difficile per me, in quanto non sempre avevo voglia di attenermi a quel tipo di vita. Così ho apprezzato molto il fatto che mia madre abbia stimato che ormai ero diventata abbastanza grande da potermi gestire in casa da sola. In quinta ho frequentato la scuola elementare, non più privatamente ma in una scuola statale di Montegranaro, e ho imparato a badare a me stessa per il resto della giornata.

Rosalba Angiuli


 
 
 
 
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