Negli anni '70 andò di moda un tipo di jeans (marca Jesus) lanciato, oltre che da grandi foto… espressive, da un motto attinto nientemeno che dalle Sacre Scritture: “Non avrai altro jeans al difuori di me”, fondato sulla discutibile ostentazione di una modernità dissacrante. Del resto, i tempi erano quelli… Non ci fu nessuna reazione, neppure da parte della Chiesa, chiamata direttamente in causa. Anzi, l'iniziativa venne accompagnata da più di un sorriso di simpatia. A Pier Paolo Pasolini, l'unico che desse segno d'indignazione (“Scritti corsari”), parve una resa di cattolicesimo e società all'incalzante morale capitalistica. La stessa che considera lecito inquinare, avvelenare, sfruttare, distruggere, in dispregio di qualunque altra morale, sacrificata sull'altare del più sfrenato e sfrontato materialismo. In tempi più vicini a noi (2005), fu lanciato un volgare spot pubblicitario che presentava padre Dante nell'atto di scrivere su un rotolo di carta igienica alcuni versi del suo poema, declamando “L'amor che move il sole e l'altre stelle”. Lo spot intendeva reclamizzare la stampa, appunto su carta igienica, dei maggiori capolavori della letteratura di ogni tempo. Anche in questo caso, nessun cenno palese di dissenso. Una sfida non raccolta, lanciata da un capitalismo senza scrupoli, per cui niente e rispettabile e sacro: neppure la memoria del padre fondatore della lingua che parliamo. Eloquente in questo senso è del resto la pubblicità data ai nostri giorni a quel caffè che “più lo mandi giù e più ti tira su”, ambientata nella casa stessa del Signore. Anche la fede pare aver ceduto il campo a un altro tipo di fede: quella nel profitto. Colpisce tanta indifferenza degli italiani. Quelli italiani che devastano stadi, treni, stazioni, per “passione sportiva”, che vanno in visibilio per qualunque “Grande fratello” o “Isola dei famosi” e che non danno segno di vita quando il nume tutelare della loro civiltà letteraria finisce sulla carta igienica. Magari proprio quando essi stessi affollano piazze, teatri e chiese per ascoltare “lecturae Dantis” che sembrano fatte apposta per esorcizzare la paura di vedere la loro identità culturale stritolata da una globalizzazione sempre più invadente e impietosa.
Alfredo Prologo
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