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Il porto di Vallugola

Il progetto del nuovo porto di Vallugola ha  sollevato numerose critiche: il comitato “Vallugola Terra Nostra” ha raccolto oltre 1500 firme di cittadini contrari all’ampliamento. Bocciato da tutte le associazioni ambientaliste, Federnatura, Italia Nostra, Legambiente, WWF, per una volta in accordo con l’amministrazione provinciale. La presupposta esclusione di baia Vallugola dal perimetro del parco del San Bartolo con i suoi vincoli idrogeologici, archeologici e paesaggistico-ambientali, è stata smentita da Italia Nostra, documenti alla mano: “i mappali ricadono all’interno della zona 1 nella primentrazione del Parco Naturale Monte San Bartolo e in un ambito di tutela degli aspetti di eccezionale valore, in Zona di protezione speciale, in un sito di importanza comunitaria”. I consiglieri dell’Ente Parco, Martufi e Furlani, chiedono la sovrapposizione della cartografia ufficiale della Capitaneria di Porto che determina la dividente demaniale, a verifica del supposto intervento nel solo ambito demaniale, dichiarato dai progettisti, rivendicando un iter approvativo più corretto e adeguato all’incidenza del nuovo porto sull’area protetta.
Lunedì 26 ottobre il comitato ha organizzato un incontro pubblico a Gabicce con interventi tematici, preceduti da una presentazione introduttiva sul progetto di ampliamento del porto. Sull’argomento pubblichiamo il comunicato di Italia Nostra e un intervento di Assonautica.

Servono più posti barca

Incastonato nel verde del Parco Naturale del San Bartolo il porto di Vallugola è una struttura piacevole ed utile. Nel porto, dotato di servizi elementari, ormeggiano circa 130 barche di varia lunghezza e larghezza, certamente poche per reggere una corretta economia gestionale. La praticabilità del porto purtroppo è limitata dal pescaggio del canale di ingresso nominalmente di metri -2,50 a mare medio, ma in effetti di metri -2,00 circa, per il costante innalzamento del fondo derivato dal trasporto  di materiali sabbiosi da sud.
Una Società privata sembra oggi interessata all’ampliamento del porto a circa 250 barche portando il canale di accesso a metri -3,50 di fondale. Tale progetto porrebbe il porto di Vallugola ad un livello interessante per i mezzi nautici di taglio medio attuali, in linea con altri porti turistici del Medio e Alto Adriatico, a pari costi di esercizio. L’Assonautica, della quale lo scrivente è presidente provinciale fin dagli anni ’80, persegue statualmente un azione di stimolo costante e mirato allo sviluppo dei porti turistici di cui l’Italia è fortemente sprovvista. Ancora oggi ed in futuro l’Associazione che  opera nel diporto a vela ed a motore è rivolta a stimolare portualità aumentando il numero di posti barca dei quali vi è pressante richiesta da parte dell’utenza nautica, in linea è ovvio con le regole progettuali ambientali e di sicurezza.
Sembra che l’ampliamento del porto di Vallugola, come presentato alcuni giorni fa in udienza pubblica al cinema Astra di Gabicce, non sia a tutti gradito; ma ciò vale per qualsiasi innovazione. Sembra pure che l’Amministrazione del Parco del San Bartolo non gradisca il progetto, quando invece dovrebbe favorirlo se non altro per il consolidamento della falesia viva là esistente ed abbandonata a se stessa come d’altronde tutto il monte. Altrettanto sembra che gli albergatori non vedano di buon occhio l’ampliamento e ciò per lo meno è strano perché quando tale porto venisse collegato con una ciclabile con l’abitato di Gabicce, Vallugola darà ulteriore significativo vantaggio in qualità a tutto il territorio.
Lo scrivente naviga da oltre 50 anni in quasi tutto il Mediterraneo. Ha visto un evolversi strabiliante della nautica da diporto con strutture portuali sempre più avanzate, tecnicamente perfette, non impattanti e belle. Perché non incrementare con le debite attenzioni anche il porto di Vallugola?

Paolo Morsiani
Assonautica

Un pericolo per la falesia

Alla luce delle relazioni tecniche degli esperti, invitati lunedì scorso a Gabicce dal comitato Vallugola Terra Nostra e in particolare dell’intervento di Olivia Nesci, docente di Geomorfologia dell’Università di Urbino, appare ancora più chiaramente l’impossibilità di realizzare l’ampliamento del porto di Vallugola proposto dalla Società “Sviluppo Marittimo srl”; al di là delle valutazioni di carattere ambientale e paesaggistico che restano comunque vincolanti.
Il biscione di cemento che dovrebbe estendersi, secondo il progetto, per un chilometro lungo la costa del San Bartolo quasi fino a Gabicce, cioè tutto il segmento che andrebbe costruito sulla spiaggetta di ciottoli, strada a due corsie, pista ciclo-pedonale, foresteria e parcheggio per 280 posti auto, verrebbe a trovarsi sotto tre grandi frane attive. Significa che il colle potrebbe collassare, franando proprio sulle strutture a terra del nuovo porto. Io mi chiedo chi e con quale coraggio potrebbe approvare un progetto simile, proprio quando la più volte citata sentenza della Corte di Cassazione del 14 ottobre scorso ha sancito il sequestro preventivo e la demolizione di qualsiasi costruzione a ridosso di aree franose. Peraltro nel piano economico finanziario del progetto non è previsto nemmeno un euro per la messa in sicurezza della falesia con le sue frane, ben visibili nelle immagini fotografiche proiettate dai relatori al teatro Astra di Gabicce, gremito di cittadini. Dunque l’eventuale intervento conservativo sarebbe a carico della pubblica amministrazione per un ammontare stimabile intorno ai  40 milioni di euro. E non regge neppure la pretesa protezione del declivio realizzabile con la massicciata in mare, dato che l’azione erosiva del moto ondoso al piede della falesia incide sulla sua stabilità molto meno dei tre movimenti franosi a monte, essendo stata parzialmente arginata alla fine degli anni ’90 con il ripascimento della battigia e della scogliera; se pur con materiali calcarei estranei alla natura del luogo, per una spesa di 500 milioni di vecchie lire dal Servizio Regionale Lavori Pubblici. Materiali che andrebbero rimossi per lo scavo del fondale troppo basso e inadatto a ospitare imbarcazioni da 20 o trenta metri.
Va altresì segnalato che tutta la falesia tra Pesaro e Gabicce è inclusa nell’elenco delle aree soggette a dissesto del Piano per l’Assetto Idrogeologico regionale e che le frane hanno già creato gravi danni economici a chi si è ostinato a costruire sulle marne e arenarie del San Bartolo, vedendo scivolare verso il mare terreni e fabbricati. Laddove invece la dinamica della falesia è stata assecondata con semplici interventi correttivi dello scalzamento del piede, l’evoluzione naturale del versante ha prodotto pendenze più dolci e pertanto più stabili, ben presto rivestite dalla vegetazione spontanea.

Federica Tesini
Presidente Italia Nostra
Pesaro e Fano


 
 
 
 
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Lo Specchio della Città - periodico per la Provincia di Pesaro e Urbino - Redazione: tel. 0721/67511 - fax.0721/30668 - E-mail:info@lospecchiodellacitta.it

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