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Quando suona la campana

1) Esercitazione con tute ignifughe per attraversare le barriere di fuoco
2) Il soccorso SAF (Speleo, Alpino, Fluviale), con personale dotato sia di attrezzature da montagna che di dotazioni acquatiche
3) Saggio dimostrativo per le scuole, davanti al castello di manovra del comando di Pesaro

Istituzioni allo Specchio: I Vigili del fuoco

Se si pensa ai pompieri, l’immaginario collettivo evoca subito la figura dei rambo sul tipo di Steve MacQueen nel film catastrofico “L’inferno di cristallo”: che si cala in elicottero sul tetto di un grattacielo in fiamme portando in salvo i sopravvissuti con una rudimentale teleferica manuale. Dalle nostre parti gli eroi erano quelli della serie televisiva “Codice rosso”, con Alessandro Gassman e Pietro Taricone. Ma i pompieri delle fiction cinematografiche e televisive non sono poi molto diversi da quelli della realtà. Basta pensare a quello che hanno fatto a New York l’11 settembre 2001, dopo l’attentato terroristico alle Torri Gemelle, quando intorno c’erano solo polvere, macerie, grida e lacrime. I pompieri sono sempre in prima linea, anche quando non ci sono guerre: perché combattono una guerra ogni giorno contro le calamità di ogni genere che tormentano il genere umano. Le loro armi sono gli estintori, le scale, le funi, le cesoie, le idrovore. In Italia basta chiamare il 115 (oppure il 112, adottato ormai in tutta l'Europa come numero generico di emergenza) e arrivano subito a darci una mano.
Proprio nella data fatidica dell’11 settembre, i vigili del fuoco italiani hanno tenuto a Cortina d’Ampezzo il loro primo raduno nazionale; non a caso era presente anche una delegazione dei pompieri di New York. Nel suo saluto il ministro dell’Interno Maroni, che è il loro capo in linea gerarchica, li ha definiti come un “modello di eccellenza nel mondo”. Il Corpo nazionale, inserito nel “Dipartimento vigili del fuoco, soccorso pubblico e difesa civile”, è costituito da 29.000 unità (all’incirca uno ogni 2.000 abitanti, calcolando solo gli operativi) ed è stato fondato nel 1941; prima – e ancora oggi in vari Paesi – il servizio antincendio era affidato alle comunità locali, spesso su base volontaria. I loro compiti, oltre al soccorso tecnico urgente (incendi, allagamenti, terremoti, incidenti stradali, sopralluoghi di stabilità), comprendono anche i controlli per la prevenzione degli incendi, la formazione degli addetti antincendio nelle aziende, il servizio di vigilanza negli impianti sportivi e nei locali di pubblico spettacolo. Si muovono in genere con una squadra di cinque persone (caposquadra, autista e tre vigili), a bordo dei vari mezzi: autoscala, autopompe, autobotti; o mezzi più sofisticati come i furgoni NBCR (Nucleare, Biologico, Chimico, Radiologico) in presenza di rischi chimici o nucleari. Tra i reparti specializzati vale la pena di citare il soccorso SAF (Speleo, Alpino, Fluviale), dotato sia di attrezzature da montagna, come corde, moschettoni, discensori; sia di attrezzature acquatiche, come mute, giubbetti, maschere, bombole, idrocostumi da indossare sopra la divisa. Insomma una via di mezzo tra gli scalatori e i sommozzatori, pronti per ogni tipo di azione.
La loro patrona è Santa Barbara: una martire cristiana che – secondo la leggenda – fu torturata col fuoco, a causa della sua conversione, e poi decapitata il 4 dicembre del 306 d.C. dal padre pagano, per ordine dell’imperatore romano. Nata in Bitinia nell’Asia minore (l’odierna Turchia), è vissuta a Scandriglia in provincia di Rieti che le ha dedicato la cattedrale. Oltre a Rieti, è la patrona di altri 37 Comuni italiani e a lei è intitolata anche la chiesa di Metanopoli, per volontà dello stesso Enrico Mattei, che l’ha nominata anche protettrice dell’ENI. Oggi è la patrona di tutto quello che ha a che fare con fulmini ed esplosivi (“Santa Barbara benedetta, liberaci dal tuono e dalla saetta”): pompieri, marina militare, artiglieri, geologi e – chissà perché – architetti e campanari (forse per via dei fulmini sui campanili).

Vivere significa rischiare. I pompieri sono i soccorritori per definizione. I cittadini li chiamano in tutte le situazioni di pericolo o per risolvere qualunque problema: dalle chiavi lasciate fuori, alla casa allagata dal radiatore del termosifone, al gattino sull’albero che poi nella maggioranza dei casi se ne va da solo prima che arrivino i salvatori. Sono assunti per concorso e vengono valutati in base ai requisiti tecnico-professionali, alla preparazione atletica e alle condizioni psico-fisiche: che poi vengono verificate ogni due anni. In realtà tutti sanno fare di tutto: l’elettricista, il muratore, l’idraulico. Sono addestrati per spegnere le fiamme di ogni tipo, ma anche per trovare la gente rimasta sotto le macerie, tagliare le lamiere di un’auto dopo un incidente, calarsi con le funi in una grotta, portare in salvo gli alluvionati. Quando suona la campana non c’è mai tempo da perdere: ecco perché è prevista anche la discesa con la pertica, per calarsi rapidamente dalla camerata (dove gli uomini di turno riposano vestiti, con zaino e attrezzature a portata di mano) al garage degli automezzi. Le donne sono pochissime nel corpo nazionale (nessuna a Pesaro). I professionisti sono a volte affiancati dai vigili volontari, addestrati con un corso di 120 ore. Registrati in un’apposita lista del Ministero, sono richiamati in servizio retribuito per un massimo di 160 giorni all’anno.
Il comando provinciale di Pesaro, con sedi a Fano, Urbino, Cagli e (per il momento) Novafeltria, ha un organico teorico di circa 230 persone, fra funzionari tecnici (in genere ingegneri, geometri, periti), squadre operative e personale amministrativo: con 33 persone sempre in servizio nell’arco delle 24 ore e circa 6.000 interventi all’anno. E’ diretto dall’ing. Domenico Frissora, recentemente succeduto a Carlo Carlucci: nel suo curriculum di servizio le operazioni di soccorso per l’esplosione alla stazione di Bologna; il terremoto dell’Irpinia del 1980 (quando a Sant’Angelo dei Lombardi, tra le macerie dell’ospedale crollato, ha ritrovato viva una neonata di pochi giorni); il terremoto del 1997 che ha coinvolto l’Umbria e le Marche; e infine l’Aquila, dove è accorso dalla precedente sede di Forlì. Il rischio – mi spiega – si basa su un concetto probabilistico: noi vivendo rischiamo sempre. Si può ridurre la probabilità che un evento si verifichi, cercando di prevenirlo; o si possono ridurne le conseguenze. Ma il rischio non si può mai eliminare completamente. A suo parere tutte le famiglie dovrebbero prevedere un piano di emergenza per le loro case. Per esempio, quanti sanno che carico possono sopportare le prese elettriche domestiche? Quanti sanno come chiudere il rubinetto centrale dell’acqua? Quanti possiedono un estintore e saprebbero usarlo in pochi secondi? Quanti penserebbero a chiudere il rubinetto del gas, in caso di incendio, prima di scappare e chiamare i pompieri?

Un intervento molto delicato. Durante la visita alla sede centrale di Pesaro, mi fa da guida l’ing. Raffaele Pertosa, responsabile del soccorso tecnico urgente, che mi descrive le attrezzature in dotazione e le modalità operative. Anche il personale di Pesaro è confluito all’Aquila poche ore dopo il terremoto del 6 aprile 2009 e si è meritato un servizio televisivo del TG5 e un encomio del Ministero per aver tratto in salvo con un’autoscala, dopo 48 ore dal crollo di un palazzo di Tempèra, una signora di 98 anni che aveva passato il tempo seduta sul letto a fare l’uncinetto. Fra gli esempi più significativi di intervento nella nostra provincia, mi segnalano quello dei vigili Giancarlo Spadoni e Roberto Baioni: insigniti di medaglia di bronzo al valor civile. Intorno alla mezzanotte del 27 dicembre 2002 hanno soccorso una ragazza di 32 anni finita con l’auto in mare nella nuova darsena del porto di Pesaro. Non c’era il tempo per procurarsi una muta da sommozzatore, per cui si sono lanciati in acqua in mutande e maglia di lana, con quattro gradi di temperatura dell’acqua, aiutandosi con un grosso salvagente prelevato da una barca vicina. Sono così riusciti a tirar fuori dall’auto l’aspirante suicida; e a mettere in salvo anche un generoso soccorritore semi-assiderato che si era tuffato a sua volta, unico tra i tanti curiosi sul molo. Non era il primo caso di soccorso… dei soccorritori!
Un altro funzionario del servizio, il geom. Marco Guerra, mi racconta anche una vicenda un po’ fuori dal comune che ha avuto come protagonisti i suoi colleghi qualche anno addietro: un intervento meno epico, ma molto più delicato (io gli avrei dato la medaglia d’oro…), su richiesta del Pronto Soccorso dell’ospedale di Pesaro. Hanno rimosso con le cesoie e un frullino, sul tipo di quelli usati per aprire le casseforti, l’anello di acciaio che un malcapitato si era infilato alla base del pene in erezione: presumibilmente durante un rapporto sessuale, o un gioco erotico, o forse alla ricerca di una specie di Viagra meccanico. Tanto per restare in tema, non è neanche infrequente il caso di abbattimento di porte dopo un allarme, per poi scoprire una coppia di amanti, del tutto ignara del trambusto provocato. Il presumibile seguito familiare di queste vicende non fa più parte dei loro compiti.
A complicare le cose ci si mettono anche i piromani dementi: come i due personaggi fermati dai Carabinieri, traditi dal fatto che erano sempre fra i primi ad accorrere sui luoghi degli incendi. Si è scoperto che erano proprio loro ad appiccare il fuoco, perché affascinati dalla vista delle fiamme e dall’arrivo delle autopompe a sirene spiegate.

Alberto Angelucci


 
 
 
 
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