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Ottobre 1998 / Lettere e Arti
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La Peste e il Colera

Tutti in vita loro hanno avuto una o più pesti. La Peste è in sostanza quell'essere, quella persona diciamo, che non vorremmo vedere mai. Neanche in fotografia. Quell'essere di cui non vorremmo neanche conoscere l'esistenza. Ma il guaio è che la peste ci raggiunge, inevitabilmente e inesorabilmente, proprio come La Peste

descritta da Albert Camus. Non c'è rifugio. Noi vorremmo starne alla larga, non vorremmo neanche prenderla in considerazione, come entità concreta o astratta, ma lei, la Peste, non si dimenticherà mai di noi, e ci raggiungerà dovunque, col nostro rammarico. Perché la Peste, fondamentalmente fa schifo.

La Peste descritta da Camus, produceva delle pustole orrende sul corpo, e, inesorabilmente, aveva la meglio sull'organismo umano. L'essere che noi definiamo la Peste, ci fa parimenti schifo. Può annidarsi dovunque. Può stare seduto al bar, a dare bella mostra di sé, e magari quando arriviamo lo abbiamo notato. Ci ha fatto un po' di ribrezzo effettivamente. Lui sta lì che gioca a carte con della gente. Ci sono anche delle donne. E quando entriamo, e neanche lo guardiamo, magari ci fa anche un commento dietro, facendo in modo di farsi sentire dalle sue amiche, ammesso che lo siano. Perché la peste è molto vanitoso, è invidioso, è viscido. E' per questo che tutti lo evitano, che nessuno vorrebbe mai trovarselo davanti, neanche pagato.

Charles Bukowski aveva ripreso questo concetto della Peste di Camus, ed in un suo racconto ne aveva dato un'interpretazione molto pratica. La Peste era per lui la persona sempre inopportuna, sgradita, ma che arriva puntualmente. Gli telefonava un tizio, regolarmente. C'era un periodo in cui Bukowski aveva un lavoro notturno, e tornava stanco, distrutto, a casa la mattina presto, per mettersi a dormire. Ed ecco che puntualmente arrivava la telefonata della peste.

"Pronto, volevo parlarti prima che uscissi".

"Ma come prima che uscissi? Ho un lavoro notturno, lo sai. Torno a casa la mattina presto. Ho appena la forza di mettermi a letto, Perché continui a telefonarmi a quest'ora?"

"Volevo telefonarti prima che uscissi".

Niente da fare, colla peste era impossibile ragionare.

Io credo di averne almeno un paio di pesti. La Peste e il Colera. Forse anche qualcuna in più. La Peste è un idiotino, un povero mentecatto, che se ne sta rintanato in ritrovi, bar, assieme ad un po' di media borghesia. Non ha un vero e proprio cervello, per cui sai già che è completamente inutile starci a parlare. Oltretutto fa uno schifo tale per cui è assolutamente impossibile prenderlo solamente in considerazione come essere umano. E' uno che ha bisogno di farsi vedere, farsi notare. Nel suo profondo sa di essere una merdina, e tutti intorno a lui lo sanno, in fondo. E' per questo che ha bisogno, un bisogno disperato direi, di conferme, di buttare giù qualcuno, di cui è invidioso, per cercare di tirarsi un po' su lui. E' un processo molto noto per chi mastichi un po' di psicologia spicciola.

Il fatto è che prendere in considerazione la peste non si può. Perché oltre a fare senso, è oltremodo degradante, per chiunque, starci a parlare, magari a litigare. E a che scopo poi? Quello che La Peste non ha, cioè cervello, senso umano, un minimo di dignità, non lo avrà mai, né potrà prestarglielo nessuno, tantomeno voi.

Ponete il caso che siete stanchi. Andate al bar, magari avete voglia di fumarvi un sigaro. E chi vi trovate davanti, che vi guarda come un avvoltoio? La Peste. E' come un incubo, è una specie di Alien. Avete il sospetto che sbuchi dalle prese dell'aria, dai tombini, dalle fogne. Non vi stupireste di nulla oramai.

Però anche La Peste può essere debellata. Se trovandovelo davanti, vi viene la solita espressione schifata, la Peste acquista via via consapevolezza della propria inanità. Sa in fondo di essere uno stronzo. Quello che lo deprime è che attorno a lui tutti gli manifestino questa consapevolezza, stigmatizzandolo come un'entità cancerosa, da evitare, eliminare col solvente.

Poi immaginatevi di essere uno scrittore. La Peste è invidioso. Non ha mai capito un cazzo. Più che stare a giocare a carte o a fare il mentecatto, lui non è mai stato capace di fare nulla di nuovo, d'interessante. Neppure di concepirlo. Provatevi a pensare che invidia può avere uno così per chiunque faccia qualcosa che possa avere un senso. Neanche qualcosa di particolarmente intelligente, tanto la Peste non lo capirebbe, ma anche qualcosa di appena valido. Non è uno scherzo trovarsi ridotti come la Peste.

Poi tutti hanno almeno un Colera. C'era un periodo in cui preparavo dei pacchi da spedire a varie case editrici, Perché li potessero esaminare, coi miei racconti dentro. Ci mettevo ore per prepararne uno. Dovevo stampare tutti i racconti che avevo scritto recentemente. Erano più di una ventina, e ci mettevo un paio d'ore ogni volta. Dopodiché cercavo l'indirizzo di qualche casa editrice ed andavo all'ufficio postale per l'ennesima volta. L'ufficio postale di Pavia, in genere era frequentato da persone molto simpatiche. C'era una persona più anziana, gentilissimo, che informava su tutte le tariffe, una ragazza giovane, due ragazzi bravi, che oramai mi conoscevano e che seguivano le mie gesta. E in più c'era un idiotone, che talora si lasciava scappare con fare tronfio dei commenti del tipo: "Eccolo, è arrivato! Stavamo in pensiero!".

Detto da un altro, e con diversi modi poteva essere anche simpatico, ma detto dal Colera no. Il colera era fuori luogo, arrogante. Il suo umorismo non faceva ridere nessuno, non era gradito. A volte aveva degli scrupoli di coscienza, e faceva l'amico. Ma è un problema essere amico del Colera, un idiotone di un metro e ottanta di ignoranza allo stato puro. Non è che fosse realmente pericoloso, ma era molto fuori luogo. Non c'è nessun bisogno di essere arroganti, quando si cura un ufficio postale. Anche se la persona che viene non ci fa magari guadagnare molto, come se si dovesse oltretutto cercare di arricchire il Colera.

La verità è che c'è un mucchio di gente che semplicemente non sa stare al proprio posto. Può essere un fesso di trent'anni che gioca a carte coi suoi complessi d'inferiorità inumani, o un idiotone sulla quarantina con un'incipiente calvizie dovuta a ipertensione da stronzaggine, ma la Peste e il Colera esistono veramente, per tutti, e tutti ne hanno sicuramente delle testimonianze personali, degli esempi. Non so se andrebbero debellati. Probabilmente sì.

Roberto Labate


 
 
 
 
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