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  *

Editoriale: Il sindacato dei genitori

Ho fatto un sogno. Dopo l'ennesima disgrazia del sabato notte (una macchina fuori strada alle 6 del mattino con quattro ragazzi a bordo: 19 anni il più vecchio, 15 anni la più giovane), un mio amico di mezz'età, ex sessantottino, stava dicendo ai suoi figli durante la cena:

"Cari ragazzi, da oggi si cambia musica. La nostra famiglia non è un albergo dove si entra e si esce a piacimento, né una banca dove si va solo a prendere i soldi. La famiglia è un nucleo organizzato, basato sull'affetto e sulla solidarietà, che deve rispettare alcune regole di convivenza civile: come succede per qualunque comunità, ufficio o club sportivo. Quindi d'ora in avanti vi prego di tornare entro l'una per il pranzo ed entro le otto per la cena, salvo giustificato motivo. Dopo cena potete fare quello che volete, nei limiti del buon senso. Però dovete rientrare a casa prima delle undici nei giorni feriali e prima dell'una e mezzo di notte nei giorni pre-festivi".

"Cosa?!", strillò la figlia quindicenne, aggiustandosi nervosamente una ciocca di capelli, "Tornare a casa il sabato poco dopo l'una? E' pazzesco! Tutta la mia compagnia comincia la serata a mezzanotte e la finisce col cappuccino delle cinque. Vuoi fare di me una disgraziata, isolata dal mondo?"

"No di certo, perché d'ora in avanti non sarà più così. Infatti abbiamo creato un 'Sindacato dei genitori' della Provincia di Pesaro-Urbino e gli iscritti si sono impegnati a far rispettare alcune regole come quelle appena illustrate. Non ci sarà più un ragazzo in giro per discoteche dopo l'una e mezzo di notte, anche perché non gli verrà più concesso l'uso della macchina di famiglia o delle chiavi di casa dopo il primo ritardo. Quindi andrete tutti a ballare alle nove di sera e uscirete dalle discoteche poco dopo l'una: ballerete lo stesso numero di ore, senza rincoglionirvi di sonno e di stanchezza, e sarete più freschi e pimpanti il giorno dopo".

"Ma questa è una limitazione della mia libertà...", replicò la ragazza quasi senza fiato.

"La libertà di ognuno trova sempre un limite nella libertà degli altri", recitò solennemente l'ex sessantottino facendomi sobbalzare nel sonno, "Per esempio io e tua madre vorremmo essere liberi dall'angoscia di svegliarci alle cinque, vedere il tuo letto ancora vuoto e chiederci se tornerai a casa tutta intera anche questa volta. Inoltre devi sapere che i genitori sono responsabili civilmente (cioè debbono risarcire gli eventuali danni causati dai figli) e sono addirittura responsabili penalmente (cioè vanno in galera) per 'omessa custodia', se per esempio i figli minori si mettono a lanciare sassi sull'autostrada".

"Tutto questo non mi riguarda", interloquì il figlio maschio, un diciannovenne di belle speranze appena iscritto all'Università, "Io sono maggiorenne e posso fare quello che voglio".

"Certamente: però non con i miei soldi, la mia casa e la mia macchina. Finché vivi con noi dovrai seguire anche tu le regole decise dal 'Sindacato dei genitori'. Naturalmente sei libero di trovarti un lavoro, cercarti un alloggio e fare quello che ti pare della tua vita, rispettando le leggi di un altro club: quello dello Stato. Comunque vedrai che dopo una settimana di lavoro in ufficio o in fabbrica verrà sonno anche a te dopo l'una di notte".

Ci furono vibrate proteste in tutta la provincia giovanile: ma, come era accaduto anni prima con l'ora legale e col divieto di fumo nei cinema, dopo pochissimo tempo nessuno ne parlò più. Gli orari si spostarono naturalmente all'indietro e le discoteche cominciarono a chiudere presto: perché dopo l'una rimanevano solo pochi clienti quarantenni che si guardavano in faccia sbadigliando. E poi anche i disc-jockey erano stanchi, avendo cominciato a lavorare alle nove.

***

A questo punto mi sono svegliato. Però se qualcuno dei nostri lettori vuole continuare a sognare, ci mandi una lettera con i suoi commenti, pensieri, suggerimenti su questo argomento. Le pubblicheremo tutte sullo Specchio.

Alberto Angelucci


 
 
 
 
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