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Ottobre 2000 / Lettere e Arti
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  *

Millemillanta

Da bambino, le sere d'estate, affacciato con la madre alla finestra, contava le stelle nel cielo. Facevano a gara a chi ne contava di più.

"Lì ce n'è un'altra, mamma!"

"Guarda quella lassù come brilla!"

"Quante ne hai contate?"

"Quarantacinque."

"Io ne ho contate di più: cinquantasei!"

"... Ed io di più ancora: mille!"

"Allora ho vinto io. Ne ho contate millemillanta!", e rideva felice.

E la mamma lo abbracciava per premiarlo di quella "vittoria". Era, infatti, millemillanta, un numero magico per loro; era il totale di tutte le cose, era l'infinito. Ma non l'infinito indefinito che tutti conosciamo; era la certezza della vastità del creato e di tutte le cose che esso contiene, era la conoscenza di ciò che esiste nell'universo anche se non si vede: era millemillanta! E mentre contavano le stelle la mamma gli raccontava che esse rappresentavano i desideri degli uomini, le loro speranze, i sogni, ciò che ognuno s'aspettava nel proprio cuore... e tanto più i desideri, le speranze, i sogni erano forti, tanto più le stelle su nel cielo brillavano.

E se ne vedevano una cadere, la mamma gli diceva:

"Su, svelto, esprimi un desiderio, perché è proprio quando cade una stella che, sulla sua scia luminosa, è più facile si realizzi quello in cui speri!"

Ed egli, nel suo cuore, pensava svelto svelto a qualcosa e poi esclamava:

"Fatto, mamma! Ho desiderato tutto il bene del mondo!", e la abbracciava stretta stretta.

Quante sere passate lì alla finestra con le teste sollevate! Quanti momenti a scrutare le speranze che brillavano! Ora la mamma non era più accanto a lui. Era salita in quel cielo di stelle ad osservarle da vicino. Ora non aveva più nessuno accanto per una gara a chi ne contava di più. Con il tempo aveva perfino perso l'abitudine di alzare la testa verso il cielo. La realtà di ogni giorno lo tratteneva con lo sguardo a terra ...

Una sera, per caso, alzò la testa su un cielo buio pesto. Che strano! Era sereno, ma neppure una stella, seppur piccola, brillava lassù. Perché? Che cosa era successo? E mentre scrutava sempre più ansioso in alto alla ricerca di una qualsiasi piccola lucina, ripensava agli avvenimenti di quegli ultimi anni, a quello che gli era successo, a come stava andando il mondo ... e capì! La gente, lui stesso, aveva perso la speranza, non provava più desideri … i sogni erano svaniti. E le stelle, a poco a poco, si erano spente.

Un'angoscia tremenda lo assalì. Cosa fare?

Lo sguardo gli cadde su un mucchio di legna che stava in un angolo. Raccolse dei ramoscelli e qualche tronchetto che portò nel mezzo della piazza e lì, nel buio della notte, accese un fuoco. Soffiava su di esso per alimentarlo e man mano che la brace diventava incandescente, la scuoteva con un bastone. Le faville accese salivano in cielo come tante piccole stelle ... ma poi pian piano si spegnevano.

"Occorre più legna!", gridò.

Dalle case vicine ad alcune finestre si accesero le luci. Qualcuno si affacciò e domandò cosa stesse succedendo.

"Faccio le stelle… quelle stelle che non splendono più perché noi uomini abbiamo indurito i nostri cuori ed abbiamo perso i sogni, i desideri, le speranze."

"Ma che cosa credi di ottenere con quel fuoco?!"

"Non avete capito ancora che la speranza è come un fuoco che va continuamente alimentato?! E come un fuoco senza legna, si spegne e muore?! Aiutatemi… portate altra legna. Ognuno porti qualcosa di suo!"

Qualcuno cominciò ad avvicinarsi e ben presto la piazza fu piena di gente che aveva con sé qualcosa da bruciare: chi una sedia, chi un cassetto, chi della legna... Ognuno gettava il proprio pezzo nel fuoco e soffiava, soffiava ed agitava la brace... le faville volavano sempre più alte nel cielo, sempre più luminose e numerose, e brillavano, brillavano. La gente sorrideva e continuava ad alimentare quel gran fuoco. Ognuno sceglieva una favilla, la seguiva con lo sguardo e sperava che restasse sempre accesa. Pian piano il cielo ne fu pieno.

"Quante sono?", chiese una donna.

Tutti allora cominciarono a contarle.

Ed erano MILLEMILLANTA!

Sergio Baldini


 
 
 
 
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