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Pietro Donati, detto Pietro di leccio
Uomini di paese

Nato il 22 gennaio 1888 in una povera famiglia di contadini, nei pressi di Pontericcioli, frazione del Comune di Cantiano, frequentò le elementari fino alla terza classe; quindi pastorello, mandriano e coadiuvante nei lavori agricoli confacenti alla sua età, sempre nell'ambito della famiglia mezzadrile. Poi, adolescente, con tanta volontà si impegnò a fare di più, accomodando attrezzi agricoli, porte e finestre, insomma, tutti quei lavoretti che sono utili anche all'abbellimento di una casa quasi fatiscente. Poi ragazzo, sveglio ed intelligente, venne chiamato alle armi quale "Geniere" per combattere e difendere i confini della Patria per tutta la durata della prima guerra mondiale 1915-18. Tornato alla vita civile non seguì l'attività contadina e si accasò nell'abitato di Pontericcioli, iniziando a lavorare come piccolo artigiano meccanico, idraulico, muratore, falegname, imbianchino e successivamente anche elettricista. Tanti, infiniti lavori. Si sposò con Luigia Ortolani, detta La Gigetta del mulino, perché figlia del mugnaio del luogo. Ebbe quattro figli: Donato, Dante, Lucia e Licia; le due femmine sono anziane ma ancora viventi: una vive a Matelica, l'altra a Cantiano. Dante morì appena ventenne ed il nipote che portava il suo nome, Dante Donati, è stato giocatore nella Vis Pesaro negli anni ‘60-‘70. Una figlia di Lucia, professoressa, Fiorella Conti, è stata Sindaco di Matelica.

Divenne anche ufficiale postale e portalettere e, coadiuvato da sua moglie, diede vita ad un'osteria con negozietto di alimentari e chincaglierie. Successivamente, con il figlio Donato, diede a Pontericcioli il primo servizio pubblico con un'automobile "Diatto" ed anche trebbiatrici, motori a vapore ed altri attrezzi da adibire ai lavori agricoli. Fu anche conduttore della caldaia a vapore lavorando presso la famosa fabbrica di amarena Furiosi di Cantiano. Pietro aveva anche una grande, immensa passione per la musica e suonava, ad orecchio, il clarinetto, il violino, il mandolino, la chitarra, il violone (contrabbasso) e, nella sacrestia della chiesa di Pontericcioli, concessagli benevolmente da Don Domenico Luchetti, priore di San Nicolò a Cantiano e parroco di Pontericcioli, radunava di sera in quella stanza i giovani che volevano imparare a suonare gli stessi strumenti da lui conosciuti: Cencio, Amelio, Gigione, Gigetto ed altri impararono a strimpellare e poi a suonare la chitarra, il mandolino, il violino e il violone. Anche la sua casa è stata costruita interamente da lui senza alcun intervento di altri mestieranti.

Pietro Donati, detto Pietro di leccio, sapeva fare tutto e le sue prestazioni, quando si recava in qualche famiglia di contadini a fare dei lavoretti nella loro casa, erano retribuite, a sua richiesta, da una "coppia di uova fresche" se l'avevano. In definitiva, questo figlio di contadini era diventato un "genio", un uomo meraviglioso, onesto, gran lavoratore. E, nella seconda guerra mondiale fu attivo collaboratore partigiano ed i suoi locali adibiti a garage furono il ripostiglio di quelle armi che da Pesaro giungevano a Pontericcioli per rifornire i partigiani della zona. Non fu esente dalle battaglie politiche locali e come socialista umanitario e libertario, rappresentò la gente di Pontericcioli nel Consiglio Comunale di Cantiano, eletto a furor di popolo. E sulla facciata della chiesa di Pontericcioli, nelle prime elezioni del dopoguerra, scrisse, con la calce bianca ed un pennello "Noi socialisti siamo i veri continuatori della dottrina di Cristo"; e Don Domenico, conoscendo l'uomo, non disse una parola di rincrescimento. Ebbe, con i suoi compagni di partito, rapporti sempre fraterni: collaborava con l'insegnante Dante Bianchi, Vice Sindaco socialista di Cantiano per lunghi anni e storico locale, come pure con Francesco Formica, detto Checco di liscietta, con Marsilio Bianconi, detto Marsilio di morotto, con Nicola Simoncelli, detto Nicola di zichinino, insomma con i compagni socialisti che erano l'elite del partito nel Cantianese ed anche con altri uomini politici di Cantiano con altre ideologie ma uniti per l'amore della libertà e della democrazia.

Dopo aver vissuto una vita piena di grandi soddisfazioni ed anche di qualche amarezza, Pietro morì all'ospedale di Cagli il 29 luglio 1962, pianto da tutte le genti ed ancora ricordato dalle vecchie generazioni e dai giovani che hanno conosciuto il suo operare, attraverso i racconti dei viventi. È stato un "genio" dell'entroterra, nato e vissuto con onore nell'antica Pons Luceoli, ora Pontericcioli di Cantiano.

Angelo Ceripa


 
 
 
 
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