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Stele - Progetto Europa


La storia della Nave di Novilara iniziò sette anni fa, nell'autunno del 1993, … raccogliendo immondizie.

Gli archeologi avevano individuato nel sentiero Santa Croce, ai piedi della collina di Novilara, il tracciato dell'antica via Flaminia ed il Comune di Pesaro aveva deciso di valorizzare culturalmente quel percorso che dalla valle Condotti si arrampicava tra i boschi fino alla strada provinciale sotto il ristorante "Pippo". La pulizia della zona, degradata a discarica rionale, ricadde sui "soliti" volontari novilaresi, fra i quali mi ritrovai a rimuovere vecchie tazze di gabinetti, frigoriferi arrugginiti, ruderi di biciclette ecc.

Il giorno dell'inaugurazione del sentiero vidi per la prima volta, su una tabella montata lungo il sentiero, l'immagine della Stele Figurata di Novilara (quella, per intenderci, con le tre navi). Esclamai: "Che belle navi da guerra!"; ma uno sconosciuto, che si trovava per caso accanto a me, ribatté polemicamente che sulla stele apparivano invece solo navi da carico, dandomi praticamente del cretino. Pungolato da questo contraddittorio, mi documentai sull'argomento e mi accorsi che… forse avevo ragione; allo stesso tempo scoprii l' "unicità" della Stele Figurata di Novilara , cioè l'immagine di un timone centrale a poppa delle navi, e mi buttai a capofitto, novello scopritore di un tesoro nascosto.

All'inizio si trattava solo di uno studio accademico, non c'era neanche l'idea di trasformarlo in una nave realmente navigante: poi, come un ruscello di montagna che diventa prima un torrente ed infine un fiume, molti intervennero in aiuto, con consigli leali, utili suggerimenti e appoggi concreti. Aggiungerei anche un po' di fortuna, che non guasta mai. Ad elencare tutti gli amici, gli studiosi e le autorità che hanno creduto nell'iniziativa ed hanno contribuito in modo determinate occuperei l'intera pagina. Se qualcuno mi dovesse sfuggire, l'interessato non me ne voglia a male: farò allora come la Chiesa con la festività di Ognissanti, un grazie corale agli esclusi dall'elenco. Ricordo tuttavia con molto piacere i nomi (in ordine sparso) di Paolo Catelli, Alberto Berardi, Antonio Brancati, Mario Luni, Loreno Sguanci, Antonio Cardo, Nereo Alfieri, Oriano Giovanelli, Palmiro Ucchielli, Fabio Mussi, Marcello Ciamaglia, la Cooperativa Operaia di Mutuo Soccorso di Novilara al completo, Alberto Marchetti, Silvio Cattarina ed i suoi collaboratori, la Cooperativa L'imprevisto con tutti i meravigliosi ragazzi, Alessandro Marcucci Pinoli, Luciano Traina, Guido Franchini, Gian Carlo Bianchi, Benito Geri, Gian Franco Guiducci ed i novilaresi tutti con don Severo Giangolini: tutte persone che, autorità nelle Istituzioni o semplici privati, hanno creduto nell'iniziativa ed hanno contribuito in modo determinate a concretizzarla od a documentarla.

STELE – Progetto Europa fu costruita con i finanziamenti dell'Unione Europea; divenne così uno strumento didattico, di formazione professionale per i 15 ragazzi della Cooperativa Sociale L'Imprevisto; come tale, una volta completata, avrebbe dovuto essere distrutta se non si fosse trovato il modo di impiegarla in attività istituzionali. Ed anche qui la buona stella ci venne in aiuto, sotto forma della sconfitta elettorale in Croazia, all'inizio dell'anno, del regime isolazionista e nazionalista fino ad allora al potere a Zagabria: cui subentrò un governo europeista e democratico. STELE – Progetto Europa avrebbe potuto divenire una messaggera di pace e di convivenza fra i popoli dell'Adriatico? La proposta venne accolta con entusiasmo su entrambe le sponde di questo mare, dai privati, dalle autorità locali e da entrambi i governi nazionali.

Formare un equipaggio di 30 rematori, più altri 10 alle manovre, non era una passeggiata: non era assolutamente in programma per quest'anno, ma si presentarono, in agosto, come volontari, i bagnini (e bagnine!) del salvataggio di Pesaro, parte dei ragazzi della Comunità L'Imprevisto ed alcune (gloriose) buonevoglie di Novilara (Uguccioni e Zonghetti). Con sole 4 ore di allenamento in mare riuscimmo a far navigare la nostra nave con a bordo la Madrina, due Ministri, due Ammiragli, il Presidente del Consiglio Regionale, il Presidente della Provincia di Pesaro ed Urbino ed il Sindaco di Pesaro con altre autorità militari, davanti a più di 9.000 spettatori assiepati lungo le banchine del porto di Pesaro: non male per un progetto iniziato ripulendo una discarica abusiva, non vi pare?

Marco Cobau

Vero o falso?

Qualche anno fa Marco Cobau, un ingegnere navale che è stato anche il costruttore di Azzurra nei cantieri di Pesaro, fu colpito da una stele picena realizzata nel VI-V secolo a.C., custodita presso il Museo Oliveriano. La stele raffigurava una grossa imbarcazione a remi dell'epoca, con una misteriosa caratteristica: un timone al centro della poppa, invece dei tradizionali "governali" laterali, impiegati dalla marineria del tempo. Una volta accertato presso gli archeologhi che, nonostante questa sorprendente anomalia, non si trattava di un falso, Cobau si è innamorato perdutamente della sua scoperta; tanto da mettere in piedi un progetto per la realizzazione di una vera nave, a partire da quel disegno.

Dopo il varo trionfale del vascello fantasma ai primi di settembre, il prof. Aldo Deli di Fano ha pubblicato un articolo sul Resto del Carlino; nel quale, proprio partendo da quell'anomalia del timone centrale, sosteneva la tesi della sicura inattendibilità dell'opera. A suo parere, infatti, sarebbe stato del tutto inverosimile che una strumentazione così rivoluzionaria non fosse stata adottata immediatamente da tutte le altre marinerie dell'Adriatico.

Abbiamo allora chiesto il parere del prof. Lorenzo Braccesi, ordinario di Storia greca all'Università di Padova, e autore di un ampio articolo sulla Stele di Novilara, pubblicato l'anno scorso sulla rivista Archeo. E così siamo arrivati a una terza verità: la stele è sicuramente autentica, ma quello che si vede a poppa non è probabilmente un timone, ma una libera fantasia dello scultore, una specie di ghiribizzo artistico, senza alcun collegamento con l'effettivo governo della nave...

Uno a uno e palla al centro. Cos'altro dirvi, cari lettori? Così è se vi pare.

A.A.

La fotografia risale agli anni Cinquanta e venne scattata dal fotografo Belli di Pesaro in occasione della riapertura del Museo Oliveriano dovuta al Direttore di allora, prof. Italo Zicari. Come si può notare la Stele è riprodotta nei minimi particolari.

Al centro domina la figura di una nave con la sua vela quadrata e i suoi rematori. A sinistra due marinai tendono forse una rete per pescare. Si vedono, infatti, pesci nuotare attorno alla nave. Infine nella parte inferiore, la scena di una battaglia navale. Ma non basta, perché in alto, a destra e a sinistra della vela, si notano figurine di uomini in atteggiamenti così strani da risultare di difficile decifrazione.

Guglielmina Cancelli

La Comunità terapeutica educativa di Pesaro

L'offerta di un rapporto

Impegnarsi nella cura delle persone (si cura la persona, non il disagio, la sofferenza, la malattia, come alcuni sostengono), non può essere solo l'attivazione di interventi tecnici e l'applicazione di metodologie cosiddette scientifiche, ma fare solo un discorso sull'uomo, sui valori... Questo tipo di impegno, ogni tipo di impegno ad ogni buon conto, ha un primo compito nella ferma, cercata e ricercata attenzione, in ogni gesto ed in ogni rapporto, di proporre sempre una nuova e forte cultura della dignità della persona umana. Sono due i sentimenti più rilevanti che si esprimono nel mondo dei minorenni, degli adolescenti: il primo sentimento che vivono i ragazzi è quello di essere, di sentirsi orfani, di sentirsi di nessuno; assieme all'altro, quello che dice che non c'è nulla che valga la pena, nulla per cui valga la pena vivere.

Il primo elemento, dunque, di ogni tentativo di cura è quello di costruire un'esperienza, un luogo tra persone che intende dare un volto al lavoro che svolge, far emergere quello spessore umano che da più parti resta sottinteso o per nulla considerato. Il pericolo e il danno da evitare è quello di curare un aspetto, una parte, un bisogno della persona e non invece la persona stessa, tutta la persona. Tutto il suo bisogno.

L'accoglienza della persona e la cura della stessa persona, perciò, è innanzitutto, secondo la nostra esperienza, l'offerta di un rapporto significativo, l'offerta di una speranza piena e duratura. Altrimenti il mio sforzo non sarebbe creduto, non durerebbe nel tempo, non consentirebbe lo sprigionarsi di energie, motivazioni, strumenti sia in chi aiuta, sia in chi è aiutato.

La domanda invece, forse la più importante, che pone il paziente, l'utente, il ragazzo, anche quando non è verbalmente formulata, (ma i nostri ragazzi spesso riescono a formularla) è: "Ma tu perché fai questo per me?"

L'uomo si accorge di soffrire quando qualcosa di fisico, di psichico o di spirituale rallenta, restringe o blocca il suo destino di compimento. La sofferenza spesso non è un problema di cui trovare la soluzione, è piuttosto una domanda a cui cercare, se c'è, la risposta. E trovare qualcuno che voglia accompagnare in questa ricerca. La sofferenza si riduce a problema tecnico, di tecnica terapeutica o riabilitativa e sociale solo quando viene meno il rapporto umano che accoglie e condivide il dolore profondo e talvolta inguaribile dell'uomo. Tale consapevolezza e tale approccio non solo qualifica l'impegno e la vita di chi si propone per l'aiuto agli altri, ma è decisivo per le scelte operative, culturali e professionali che sia gli operatori sia le persone accolte sono chiamati ad intraprendere e sviluppare.

Il paziente si rivolge all'operatore (oppure anche semplicemente al medico) perché dubita del significato della sua vita. La cura deve, dunque, tener conto delle domande ultime, significative che i ragazzi (ogni paziente) pongono. "Perché è toccato a me? Cosa vuol dire? Perché questa famiglia, questo padre, questa madre, perché questa malattia? Cosa sarà di me? A cosa sono chiamato? E se muoio? (pensiamo all'AIDS) Perché vivo? Riuscirò mai a perdonarmi?

L'accoglienza e la cura sono più e prima che un contenuto, uno sguardo verso quell'affanno, tanto umano (perché solo l'uomo può mettere in dubbio il significato di sé e delle cose); tanto umano d'afferrare il significato del proprio destino.

Silvio Cattarina

La Cooperativa Sociale L'Imprevisto

L'esperienza svolta a Pesaro dalla Cooperativa "L'Imprevisto" si articola in 3 Centri: il Centro Diurno "Lucignolo", che ospita mediamente 10 ragazzi; il Centro d'Accoglienza "Tingolo per tutti", che ospita 12-14 ragazzi; e la Comunità Terapeutica Educativa che ne ospita venticinque, divisi in due gruppi e ciò, complessivamente, a partire dal 1990.

Ospita minorenni e maggiorenni devianti e tossicodipendenti. Inviati dai Servizi Sociali, oppure dai Tribunali dei minorenni sottoposti a provvedimento giudiziario civile oppure sottoposti a provvedimento penale, anche per reati e delitti gravi. I maggiorenni sono inviati dai Sert di appartenenza.

La Cooperativa ha stipulato una convenzione con il Ministero di Grazia e Giustizia per 13 posti. Sono passati ormai, con tempi di permanenza molto diversi, 500 ragazzi.

Il personale, composto complessivamente da 15 operatori, è formato dalle figure professionali adatte al tipo di intervento che si intende svolgere e cioè da psicologi, pedagogisti, sociologi, educatori, dal personale amministrativo, dalla supervisione esterna sui casi e sul gruppo operativo.

 

 

 

 


 
 
 
 
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