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Botta e risposta sulla Turchia

Lo statista turco
Mustafà Kemal Atatürk

Due repliche alla nostra collaboratrice turco-fanese

I GUAI DELLE IDEOLOGIE E DEL NAZIONALISMO

Gentilissimo Direttore, l'ampio spazio da lei dedicato, sull'ultimo numero dello Specchio, alla Turchia con l'articolo della signora Nurcan Apaydin mi dà l'occasione per due considerazioni.

La prima è un complimento al giornale che, in omaggio all'articolo 21 della Costituzione italiana, concede libertà di parola anche alle opinioni meno condivise o in ogni caso più "originali" e lascia sempre, ovviamente, il diritto di dissentire e di replicare. Ciò non succede per tutti i giornali e, soprattutto, non succede che in pochi Paesi del mondo.

La seconda considerazione è che sono in disaccordo su buona parte delle affermazioni della gentile corrispondente. A mio parere esse sono profondamente intrise dai due "mostri" principali del secolo passato: l'ideologia e il nazionalismo, che hanno provocato due guerre mondiali e un'infinita serie di guerre locali, compresi genocidi e crimini contro l'umanità. L'ideologia ha alimentato il fascismo, il nazismo, il comunismo reale, la guerra fredda e ora l'integralismo e il fondamentalismo islamico, che è una delle maggiori minacce alla pace mondiale. Il nazionalismo (che non va confuso con il legittimo orgoglio nazionale o con il romantico patriottismo) ha alimentato numerose guerre, in particolare quella dei Balcani. Il mondo occidentale sta faticosamente liberandosi di questi mostri che rendono ancora critiche alcune zone come i Paesi Baschi, l'Irlanda del Nord, i Balcani, e penso che la maggior parte degli italiani rifiuti la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali e respinga la repressione poliziesca per comporre i problemi interni.

Ci sono Paesi come il Belgio (Valloni e Fiamminghi), il Canada (francofoni e anglofoni), gli stessi Stati Uniti, dove convivono pacificamente popoli di lingua, cultura e religione diverse. Questo insegna la storia dell'Occidente con la sua tradizione di "libertà, uguaglianza e fratellanza" enunciati della rivoluzione francese e con l'insegnamento cristiano di carità e solidarietà. In Italia, per restare "in casa", vivono pacificamente da secoli piccole minoranze slovene, greche o albanesi e lo stesso Sud Tirolo (o Alto Adige, dipende solo da che verso si guarda), che ora saggiamente e semplicemente si chiama Provincia di Bolzano, ha ampia autonomia e cospicui vantaggi economici.

Purtroppo non è così in altri Paesi europei, come la Turchia, a cavallo tra Occidente laico, democratico e tollerante e le sue radici islamiche, integraliste e nazionaliste. A mio modesto modo di vedere, passi avanti notevoli questo Paese ne ha fatti (ha per esempio recentemente abolito la pena di morte), ma altri ne dovrà fare per entrare in Europa. Non basta avere studenti modello e tecnologia, occorre avere una democrazia completa, compresa la piena libertà di parola e d'opinione e il rispetto delle minoranze etniche. I curdi e gli armeni (di questi ultimi ben pochi sono rimasti in Turchia) è vero, non sono più eliminati nei sanguinosi pogrom d'inizio Novecento; ma evidentemente non stanno bene se lasciano madri e figli per emigrare clandestinamente e morire nei cassoni dei camion o nei container! Non è un fenomeno d'oggi, basti pensare a quanto descritto ad esempio dal regista armeno Elia Kazan in "America, America" o dal regista curdo Yilmaz Guney, morto di cancro dopo anni di carcere.

E' vero, anche gli europei, all'epoca delle crociate, hanno messo a ferro e fuoco la Palestina o la stessa Costantinopoli o hanno bruciato nei roghi ebrei ed eretici, ma oggi ci siamo liberati, i più almeno, dai germi dell'intolleranza e dell'odio razziale. Citare Mustafà Kemal Atatürk come esempio di democrazia mi suona strano: perché, pur avendo "modernizzato" la Turchia, fu un presidente a vita (1923-1938), un dittatore equivalente ai tanti Duci e Führer di quell'infausto periodo.

Nessuno dubita che Atatürk abbia fatto bene a sconfiggere l'imperialismo occidentale (Francia, Inghilterra, Italia) che si spartiva le spoglie dell'Impero Ottomano e a portare la Turchia dall'epoca degli harem a quella moderna, ma la questione della minoranza curda non la risolse. Oggi che neppure i Curdi vogliono un Kurdistan indipendente, ma solo un'autonomia amministrativa e la fine delle discriminazioni (ovviamente anche quelle subite nell'Irak di Saddam Hussein) la questione curda potrebbe essere risolta. Altrimenti ci saranno sempre degli Ocalan, eroi per gli uni e terroristi per gli altri, come lo erano i nostri Silvio Pellico o Ciro Menotti per gli austriaci. Dipende dai punti di vista.

Ovviamente, oggi che soffiano di nuovo i tremendi "venti di guerra" e che una parte dell'Occidente si prepara alla Crociata contro Saddam (chi si illude ancora che le bombe intelligenti risparmino i civili e bambini innocenti, che soffrono oltretutto da anni gli effetti di un pesante embargo, è un ingenuo o in malafede!) la questione curda passa in secondo piano. La pace mondiale è lontana finché si lasciano parlare le armi dei militari e le bombe dei terroristi invece della voce della ragione e del cuore.

Luciano Baffioni Venturi

COSA NON SAPETE DELLA TURCHIA?

Vorrei replicare alla signora Nurcan Apaydin (turca) per dirle che conosco bene la geografia e la storia e so dove si trova la Turchia avendola visitata varie volte. Gentile signora, è vero che nel 1923 è nata la Turchia democratica, ma per quanto è durata la democrazia? Nel 1961 Menderes (seguace di Kemal Atatürk, fondatore della Turchia) mentre era costituzionalmente al governo, fu deposto con un golpe dal generale Gursel e fu assassinato. Nel 1980 il generale Kenan Evren con un nuovo golpe mise fuori legge i partiti (fonte di democrazia) e instaurò la legge marziale. Persino Bulent Ecevit (attuale primo ministro) ha conosciuto l'asprezza del carcere. Negli anni '90, secondo l'Unione Europea, la Turchia non era ancora pronta per essere accolta in Europa perché in quel Paese non venivano rispettate le minoranze etniche (curdi) e nemmeno i diritti politici e civili. Nel 2001 Amnesty International includeva la Turchia nella lista dei Paesi che non rispettavano i diritti umani. Negli ultimi due anni sono morti nelle carceri 96 detenuti politici.

Detto questo, è facile intuire che non si tratta di applicazioni diverse della democrazia, poiché negli ultimi cinquant'anni la Turchia ha conosciuto solo brevi periodi di democrazia, in mezzo a tanta dittatura: al contrario dell'Europa che dopo il ventennio fascista è sempre stata democratica tanto da rappresentare un esempio per il resto del mondo. Non si rammarichi, signora, se dopo la caduta dell'Impero ottomano, la Turchia fu invasa dalle potenze europee aiutate dagli armeni e dai curdi; consideri piuttosto che l'Impero ottomano era sorto dalla feroce invasione turca contro altri popoli ("mamma li turchi!"). Grazie alle stesse potenze europee i turchi tuttora mantengono sotto il loro dominio i curdi. Cosa che non ha potuto fare la Jugoslavia sul Kossovo. La Turchia non rispetta la minoranza curda ma, col pretesto di tutelare la minoranza turca di Cipro, ha invaso quella nazione.

Un'altra precisazione è necessaria a proposito dello sterminio degli armeni. Lei addossa la responsabilità ai curdi mentre è storicamente noto che il massacro fu opera del governo dei "Giovani Turchi". L'ambasciatore del Reich in Turchia, Wangenheim, scrisse in quell'epoca al suo governo (alleato della Turchia nella Prima Guerra Mondiale): "Il modo in cui avvengono le deportazioni dimostra che il governo persegue realmente il fine dello sterminio della razza armena". L'ambasciatore americano dell'epoca in Turchia, Henry Morgenthau, per spiegare la crudeltà dei turchi scrisse: "I grandi massacri, le persecuzioni del passato paiono cose insignificanti se li si compara alla sofferenza della razza armena del 1915". Il "tribunale permanente dei popoli" concluse la sua sentenza condannando la Turchia per il genocidio del popolo armeno. Gli armeni furono sterminati dal governo dei "Giovani Turchi" non a causa di una ideologia razzista ma solo perché erano cristiani. Il Santo Padre, nella recente visita in Armenia, rievocò quei fatti.

Lei chiede a questo giornale: "Non so come siete messi con la censura…". Certo la domanda viene spontanea, ma, come ha potuto constatare, in Italia diversamente dalla Turchia non si censura nulla, neppure la sua informazione di parte.

Giovanni Del Monte

Ringrazio i miei cortesi interlocutori degli interventi sulla Turchia e mi rallegro per la loro notevole conoscenza del mio Paese. Vorrei però aggiungere qualche altro elemento di valutazione.

  • Nel 1915, mentre gli armeni venivano deportati verso l'est della Turchia, insieme a loro morirono di fame e di malattia anche 25 mila soldati turchi. C'era la guerra, ma non è stato un genocidio programmato dai "Giovani Turchi".

  • La Turchia nel 1974 ha accusato Cipro perché i greci avevano iniziato nell'isola una pulizia etnica contro i turchi ciprioti. Tuttora la parte greca continua a riempire l'isola con armi pesanti, aiutata dai tecnici russi, nonostante che i trattati internazionali lo proibiscano.

  • I curdi hanno sempre parlato la loro lingua. Adesso questo loro diritto è stato legalizzato e presto avranno anche un loro canale televisivo. Comunque una buona parte dei curdi è perfettamente integrata nella società turca.

  • Per ultimo sono assolutamente d'accordo con il dottor Baffioni Venturi che le guerre non risolvono i problemi. Per questo motivo tutti dobbiamo collaborare per la pace nel mondo, mantenendo una certa obiettività sulle questioni.

Nurcan Apaydin


 
 
 
 
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