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Settembre 1999 / Lettere e Arti
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La magia della Medusa di Mengaroni

La riapertura dei Musei Civici di Pesaro, dopo i lavori di ristrutturazione dell'edificio, consente anche di rivedere restaurata "La Medusa", l'enorme piatto in maiolica di Ferruccio Mengaroni. L'intervento, a cura della Sopraintendenza, è stato effettuato da Arduino Spegne e da Giuseppe Papagni. Collocata nel cortile d'ingresso alle civiche raccolte, sotto un arco prospiciente la scalinata, l'aveva ritratta proprio col suo volto Ferruccio Mengaroni. Ma lo specchio che servì a Perseo per recidere la testa della Gorgone, al Cellini e al Caravaggio, si ruppe mentre il Mengaroni vi lavorava. Triste presagio per un uomo tanto esuberante quanto superstizioso e in possesso di ogni tipo di amuleti e talismani. Il 13 maggio del 1925 nel viale che conduceva alla Villa Reale di Monza, dove si stava allestendo la seconda Biennale decorativa, il ceramista pesarese aspettava uno dei furgoni della ditta di spedizioni per prelevare la sua opera. Il cassone, di legno a forma circolare che pesava ben dodici quintali, ruppe la passerella di travi situata tra il mezzo di trasporto e la rampa. Sbandando, la cassa travolse l'artista che tentava di pararla, schiacciandolo contro la balaustra.

Ferruccio Mengaroni era nato nel 1875 ed iniziò a lavorare già all'età di dodici anni, essendo stato espulso da tutte le scuole del Regno. Nella ditta Molaroni, con l'apprendistato di Romolo Bezziccheri e dei Bertozzini, diventa pittore di ceramiche. Nel 1914 apre una piccola manifattura in Viale Trento. I primi pezzi sono marcati S.D.A.C. (Studio d'Arte Ceramica) Ferruccio Mengaroni e A.M. Pesaro e al centro del tutto è rappresentato un grifone rampante. In seguito la sua ceramica è siglata: Ferruccio Mengaroni e A.M. Nel 1920 la Società assunse il titolo M.A.P. (Maiolica Artistica Pesarese). La tragica morte coglie il ceramista proprio quando giunge il successo. L'Istituto d'arte della città porta il suo nome e la sua figura di grande maiolicaro è ricordata dall'insigne ceramografo Gaetano Ballardini e da tanti altri studiosi e letterati come G. Carlo Polidori e Fabio Tombari. L'attività del Mengaroni si colloca nel primo quarto del secolo tra le stagioni dell'Art Noveau, la relativa consacrazione dell'arte ceramica nell'Esposizione universale del 1900 di Parigi e l'esperienza Decò espressa nella successiva Esposizione del 1925. Quest'ultima aperta alle tendenze emergenti come la Scuola di Glasgow, il Bauhaus, il Fauvismo, il Cubismo e il Futurismo che sarà suggellato dal Manifesto della Ceramica o Aereo Ceramica firmato da Filippo Tommaso Marinetti. Già dal 1910 le "invenzioni" futuriste erano state progettate da Giacomo Balla con disegni di oggetti d'uso come vasi, piatti, ciotole, supporti per lampade e piastrelle per pavimento legati alla "ricostruzione futurista dell'universo".

Ferruccio Mengaroni, pur esordendo con libere e scenografiche vedute di città contenute in piccole ceramiche non ha respirato quest'aria di rinnovamento promosso dalle "avanguardie", ha bensì risentito del pesante condizionamento storicistico delle "Accademie", del malinteso e provinciale rispetto di una illustre tradizione a cui si aggiunge, tra l'altro una certa ostilità verso le mode "straniere". Atteggiamento pertanto comune ad una realtà culturale diffusa a quel tempo in Italia. Le ceramiche di Mengaroni presenti nel Museo Civico evidenziano il grande virtuosismo ottenuto con la maiolica che ripropone una sorta di "neomanierismo dell'istoriato" attraverso la traduzione di stampe del Dürer, Mantegna, Signorelli, Raffaello e Michelangelo così come era nell'intento dei nostri ceramisti rinascimentali.

La Medusa, ultima opera dell'artista pesarese, aspetta il visitatore con la sua presenza viva e pulsante di luci e colori recuperati da un paziente restauro. Ricordando l'estrosa dedica di Fabio Tombari: "Venga Medusa, si' ‘l farem di smalto" seguiamo il percorso museale iniziando con la vicenda di un uomo che si paragona a quella di Giasone morto schiacciato dalla sua stessa nave. Altri racconti mitici di antiche e suggestive Historie vanno letti nei piatti o nei vasi del vasto repertorio museale. Ma intanto guardiamola bene in faccia l'orribile Gorgone che non potrà rivelarsi compiutamente al primo sguardo perché, forse, sta per giungere il momento della sua nuova metamorfosi, quasi fosse l'ennesima magia. In fondo una magia svelata che magia sarebbe?

Giuseppe Papagni


 
 
 
 
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