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La forza dell'arroganza
Fai vivere

Nell'articolo precedente, parlavo di arroganza e prevaricazione. Le ragioni dell'arroganza si potrebbero benissimo riassumere nel concetto "dell'avere il coltello dalla parte del manico". Solitamente chi ce l'ha è, o diventa, arrogante, prevaricatore e prepotente. Basti pensare all'uomo grande e forte con i più deboli: donne, bimbi e ... gracilini! O ai camionisti con gli automobilisti e a questi con i pedoni, che spesso si lamentano per gli stessi identici comportamenti, che poi tengono appena salgono nelle loro automobili.

Ma ci sono altre forme di arroganza, forse più nascoste, più subdole, ma altrettanto diffuse, meschine e fastidiose. Quelle dovute alla ricchezza (i ricchi verso i poveri, soprattutto ogni volta che ostentano quei quattro soldi che hanno); alla cultura (penso soprattutto alle antiche classi dominanti nei confronti degli analfabeti, mantenuti tali affinché restassero sempre comodi e sottomessi sudditi); al potere. Il potere! … Pensate ai vari capi-ufficio, a certi direttori, ai tanti datori di lavoro, agli ufficiali superiori, con i loro subordinati! E, soprattutto, prendiamo in esame i politici. Li abbiamo visti - anche recentemente - "mendicare" un nostro voto con sorrisi accattivanti, falsi interessi, lusinghiere e facili promesse; ma poi una volta eletti, ... un'arroganza, ma un'arroganza, che, se non fossi modesto, direi due arroganze! (come avrebbe detto Renato Rascel). Di solito non solo non rispettano le promesse fatte agli elettori, ma neppure i loro stessi programmi elettorali. Ma tutto questo è risaputo, scontato, quasi fisiologico.

Invece, un aspetto dell'arroganza che viene meno esaminato e che quasi sempre sfugge a queste analisi salottiere è quello relativo alla maleducazione e all'ignoranza. Se è vero che una volta le persone più colte - come ho già detto - sfruttavano l'ignoranza dei più per trarne degli ingiusti vantaggi, è senz'altro vero, oggigiorno, il contrario. Con la scusa della democrazia e dell'uguaglianza, e fatti forti della consapevolezza di essere la stragrande maggioranza, i maleducati e gli ignoranti tendono sempre più a prevaricare, ad imporre la loro "cafonaggine" a quelle poche persone che hanno avuto la sfortuna di essere stati ben educati dai loro genitori. Parlo

di quei pochissimi sopravvissuti che, proprio per l'educazione ricevuta, non fanno altro che subire il cattivo gusto e l'imperante maleducazione dei più, non avendo mai l'ardire di esprimere quello che pensano e di svergognare questi incivili. D'altronde si sentono disarmati, di fronte a tanta arroganza, cattiva educazione, prevaricazione e, non avendo neppure le stesse armi - quali le "parolacce", le volgarità in genere, gli urli e, talvolta, perfino le bestemmie - purtroppo lasciano correre, fanno finta di non sentire, cercano di adattarsi, talvolta, addirittura, si adeguano! Così gli incivili, forti del consenso o, comunque, del mancato dissenso, si fanno sempre più forti, sempre più arroganti e finiscono per non vergognarsi più di nulla. Anzi, arrivano a vantarsi della loro stessa maleducazione e della loro incredibile ignoranza. Quante volte si sente ripetere la frase "Perché io ho fatto solo la terza elementare"! Mentre una volta veniva detta con giusto dispiacere e quasi con un po' di vergogna, ora la frase è ripetuta con grande orgoglio. Intendiamoci, sono ben consapevole che il non aver studiato non sia certo una colpa, ma arrivare a vantarsene... questo mi sembra veramente esagerato. Ma è così. E' proprio la verità! E mai nessuno che dica quello che pensa e cioè: "Si sente, si sente! Ce ne eravamo accorti tutti!" Macché! Silenzio di tomba. Così gli ignoranti continuano a sentenziare, convinti di avere ragione e di sapere e capire più di persone che hanno studiato molto più di loro. D'altronde si dice che "non c'è nessun genio tanto genio da riuscire a dimostrare ad un cretino quanto sia cretino!" Ma tutto questo è un vero peccato, perché così "chi sa non dice e chi dice non sa" e, soprattutto, non migliora.

Tutti noi invece, prima di parlare e sentenziare, dovremmo cercare di renderci conto, di capire, con molta modestia, con chi stiamo parlando, cercando di ascoltare con attenzione, qualora ci si accorga che abbiamo a che fare con una persona molto più preparata di noi. Purtroppo questo non avviene quasi mai, perché si parte dall'idea, del tutto sbagliata, che ormai siamo tutti uguali e che, in democrazia, tutti hanno pari valore. Ciò non è vero. Come sempre si esagera e se prima si è esagerato in un verso, ora, per populismo, si esagera nell'altro. Secondo me l'uguaglianza c'è, e deve esserci, alla nascita e nessuno può e deve nascere con dei privilegi. Tutti hanno e devono avere gli stessi diritti e le stesse opportunità, quando nascono. Ma poi la diversificazione c'è e sempre ci sarà. E' inevitabile. Perché c'è chi non studia o studia male e poco e chi passa la fanciullezza e la gioventù sui libri. Pertanto non possiamo dire ad uno così, che è sempre stato bravissimo, prima a scuola, poi all'università, che, magari, sacrificandosi ha studiato, nel tempo libero, le lingue, che ha frequentato "master" all'estero e corsi di perfezionamento di tutti i tipi, che è uguale ad uno che ha passato la sua vita nei bar e nelle discoteche. Non sarebbe giusto. Andrà garantita una pari dignità e l'uguaglianza di fronte alle leggi, ma non si potrà mai, di certo, parlare di uguaglianza, piena, totale, tra le persone. D'altronde, chi si dedica "anima e corpo" al lavoro e al guadagno, sempre che abbia anche un po' di fortuna, ottiene senz'altro dei risultati ben visibili, tangibili e riconosciuti dagli altri. Altrettanto dovrà accadere alle persone di cultura. A costoro deve essere riconosciuta, anche se non sarà sempre facile, una superiorità intellettuale e culturale, altrimenti si cade nella presunzione, nell'arroganza e nella prevaricazione.

Tutti noi dobbiamo ipotizzare una specie di scala di valori, di preparazione e cultura, dove collocare i nostri interlocutori, che se verranno posizionati in gradini superiori al nostro, dovranno essere ascoltati con attenzione e grande modestia. Invece sento dire, fin troppo frequentemente, da individui impreparati e presuntuosi, a persone colte ed affascinanti, frasi assurde come "Lei dovrebbe sapere...", "Lei forse non sa ...", "Lei dovrebbe capire ...", "Adesso le spiego io ...", "Ma cosa dice? ..." o, addirittura, del tipo: "Lei proprio non capisce..."! Quanta arroganza! Ma non è meglio ascoltare, riflettere, cercare di migliorare e ... lasciar parlare chi ne sa più di noi ? D'altronde si dice che "un bel tacer non fu mai scritto".

Alessandro Marcucci Pinoli


 
 
 
 
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