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29 agosto 1944: la Liberazione di Pesaro


Mentre i guastatori tedeschi si stavano ritirando

Foto senza respiro nella città sconvolta

Dieci anni fa la Gazzetta di Pesaro dedicò un'intera pagina alla Liberazione della città, raggiunta dalla Forze alleate che incalzavano i tedeschi in ritirata. La pagina, realizzata da Sauro Brigidi su precise testimonianze di Umberto Maniscalco e sull'agghiacciante eloquenza delle immagini, esce dal rituale delle celebrazioni, concentrata sugli eventi di quel giorno, di quel pomeriggio del 29 agosto 1944. Vale la pena di rivederla, o meglio di riconsiderarla allo… Specchio.

Nessuno può dire quanti cittadini si trovassero a Pesaro nei giorni che precedettero la liberazione. Si parlava di 4-5 mila "residenti" che però iniziata la grande offensiva contro la Linea Gotica (di cui Pesaro era caposaldo) si ridussero certo a poche centinaia. Tanti o pochi che fossero, tutti raccontarono com'era ridotta la città ma uno solo, Carlo Betti, ebbe il coraggio e la freddezza di documentarlo, aggirandosi nelle vie del centro ancora scosse dalle esplosioni dei guastatori. Ecco la sua testimonianza. "Più che coraggio e freddezza direi disperazione e amore per la mia città che vedevo andare in pezzi, strada dopo strada. Ad ogni angolo, puntando la "Leica" mi si mozzava il respiro. Ma continuavo a scattare, senza sapere perché e per chi, prima di tornare da Villa Marina a Trebbiantico, ov'era "sfollato" l'Ospedale San Salvatore di cui io ero "medico", mimetizzato come altri nelle attività dell'ospedale. Così potevo frequentare Villa Marina ove si notava gran movimento di tedeschi. Scoprii perché, quando vidi di sfuggita certe planimetrie: piani di difesa e di fortificazioni. I tedeschi erano lì perché Villa Marina rappresentava lo "Stutz punkt", ultima resistenza. Il resto della città era stato reso impraticabile, l'intera periferia era minata, solo il lungomare appariva libero e c'erano indicate postazioni e camminamenti. Giungendovi da sud, Pesaro era una trappola: chi non saltava sulle mine finiva sotto il tiro incrociato di postazioni ben indicate. Durante un allarme aereo entrai nell'ufficio del Comando, copiai tutto e tornai verso Trebbiantico…".

Sono le 16.30 del 29 agosto 1944 quando sulla strada di collina che porta all'ospedale di Trebbiantico compaiono due militari polacchi, seguiti da una camionetta. Del Vecchio del CLN, Betti e Maniscalco, infermieri e ricoverati gli si fanno incontro. Dalla vallata, verso Pesaro giunge l'eco dei primo scontri. Betti chiede subito di incontrare un ufficiale di collegamento: ha importanti comunicazioni di interesse militare da sottoporre al Comando. L'incontro avviene in una stanza dell'ospedale, presenti Vincenzo Del Monte e Umberto Maniscalco. L'ufficiale inglese inviato dal Comando osserva stupefatto i piani di difesa predisposti dai tedeschi per fermare l'avanzata degli alleati entro Pesaro. Carlo Betti spiega che li ha sottratti e portati sin lì ma improvvisamente l'ufficiale inglese lo interrompe. Si guarda intorno e domanda: "Ma questo è un ospedale?". Sì. "E il tetto sopra di noi – insiste – è dipinto con la croce rossa?". Naturale, risponde l'amministratore Umberto Maniscalco. Al che l'ufficiale s'irrigidisce, cambia tono e, nel suo italiano approssimativo ma duro, sentenzia: signori, noi parliamo di piani di guerra entro un ospedale e stiamo violando la convenzione internazionale. Usciamo subito". E si allontana, seguito da Carlo Betti, sbigottito e ammirato, per proseguire poco lontano, ma "fuori dall'ospedale", la conversazione "bellica".

I due fraticelli del '44

Il 24 aprile 1944, a causa degli eventi bellici, l'Ospedale "San Salvatore" si trasferì a Villa Guerrini di Trebbiantico, ove erano stati già approntati i locali per ospitare le attrezzature, gli infermi ed il personale.

A quell'epoca, le IRAB che amministravano le Opere pie di Pesaro, avevano una convenzione con l'Ordine dei Frati Minori Conventuali (Chiesa di San Giovanni) per l'assistenza spirituale agli infermi. Tale compito veniva assolto da Padre Marino Lombardi e Padre Ferdinando Scattolini: l'opera di questi religiosi fu altamente umanitaria, degna di essere ricordata nei libri di storia e non in questa misera memoria. Stante il periodo bellico le comunicazioni erano quasi impossibili, specie nei piccoli centri, ed i due fraticelli, spesso a piedi e qualche volta con una bicicletta prestata, percorrevano chilometri e chilometri per avvertire le famiglie dei feriti che venivano ricoverati a Trebbiantico, che dista cinque chilometri dal centro di Pesaro.

Lo sfollamento del nosocomio durò dal 24 aprile al 13 settembre 1944: giorno in cui alcuni reparti riuscirono a trovare una precaria sistemazione, a causa dei danni subiti dall'immobile del San Salvatore. Successivamente, il compito dei fraticelli divenne veramente improbo, impegnativo e gravoso, perché il primo gruppo di militari alleati (formato da polacchi) si presentò al cancello di "Villa Guerrini" il 29 agosto 1944. Nei giorni successivi iniziò l'attacco alla Linea Gotica, che secondo il Comando tedesco avrebbe dovuto fermare l'avanzata degli alleati. In seguito allo sfondamento delle fortificazioni iniziarono gli arrivi dei feriti della Romagna, ove si svolgevano cruenti combattimenti. L'opera umana di Padre Marino si estese al citato territorio, senza più l'aiuto di Padre Ferdinando, perché trasferito ad altra sede. Questo umanissimo sacerdote continuò la sua missione individuando, in Romagna, le famiglie dei feriti di quella zona ed altre limitrofe che venivano trasportati al "San Salvatore", in quanto era uno dei pochi nosocomi operanti nella zona. La ricompensa che Padre Marino Lombardi ebbe da questi sacrifici fu prima una pleurite e successivamente una malattia cronica polmonare per cui venne dichiarato invalido civile di guerra. Ora Padre Marino Lombardi, ottantatreenne, vive presso la Parrocchia di San Francesco d'Assisi a Macerata. Sarei felice se questa mia memoria giungesse a lui come un mio segno di affetto e riconoscenza per l'aiuto datomi nell'assolvere il compito di economo dell'Ospedale in quel triste periodo.

Umberto Maniscalco


 
 
 
 
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