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La vita come gioco

In passato ci veniva insegnato che la vita era una cosa seria. I valori, gli obiettivi, lo stile di vita erano così rigidi, che fuori dallo schema educativo e formativo tradizionale, si rischiava d'essere più aggredibili, fragili, esposti a subire i condizionamenti negativi del mondo. Alla fine di questa fase culturale che aveva procurato non pochi guasti, per la sua estrema intolleranza, si iniziò ad immaginare un modo di vivere più leggero, modulato, che rendesse la vita meno grigia, più tollerabile e facile. Concepire la vita come gioco, dove nulla ha un valore assoluto ed estremo da mettere in discussione il valore delle persone, senza intaccarne la personalità e il modo d'essere, venne salutato come forma evoluta della società. Inoltre, il gioco, stimolatore di creatività, avrebbe inciso sulla crescita personale e sulla compiutezza d'equilibrio. Ma il gioco, come ogni altra cosa, vive di regole che vanno rispettate altrimenti si è tagliati fuori, messi in disparte. Pertanto, se lo scopo era valorizzare le capacità ed il pianeta individuale, al di là degli schemi di plexiglas, la società consumistica e di massa ha provveduto a sfoderare le contromisure più perverse per governare l'appiattimento generale per immagazzinare cospicui profitti con maldestre speculazioni.

Un esercito sbandato di omini ha inteso la cultura ludica come voglia sfrenata di divertimento e la filosofia dominante del pensiero massificato ha perseguito la felicità personale attraverso l'evasione, il consumo eccitante in tutte le sue sfaccettature non accorgendosi di inseguire un fantasma burlone che se la rideva di fronte a cotanta semplicioneria. Giocare a lavorare può rendere meno faticoso il lavoro, arricchirlo di stimoli, ma pensare di vivere vincendo le lotterie miliardarie rimane un sogno infantile d'evasione. Provare, per gioco, a misurare i propri interessi ed attitudini in qualunque campo dell'attività umana, può fare capire chi siamo, ma restare fermi ed immobili per rappresentarsi una vita piena e dinamica è ancora una volta evasione infantile. Amare con gioco può far nascere sentimenti vivaci ed equilibrati ma sottometterci alla passione fine a se stessa spesso produce vere e proprie tragedie.

In conclusione, se per ipotesi, la vita è gioco, intanto è tale solo se ci imponiamo delle regole, dei metodi, delle procedure, sapendo che non sempre si può vincere. Ma se contestiamo e vogliamo vivere senza controlli e limiti, in fuori gioco, desiderando con caparbietà asinina di vincere sempre, potremmo diventare strumenti dell'evasione, del consumo irragionevole e demente. E il divertimento come sistema di vita ci porterà a rimanere insanabili zuzzurelloni, genietti di bollicine.

Stefano De Bellis

 


 
 
 
 
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