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Settembre 2000 / Lettere e Arti
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Mostre d'arte

a cura di Paolo Montanari

Giuseppe Vaccaj
E' in corso nelle sale espositive della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro (MAM, Palazzo Montani Antaldi) la mostra antologica di Giuseppe Vaccaj (Pesaro 21 agosto 1836 – 2 ottobre 1912). La mostra curata da Giuseppe Appella riunisce 100 dipinti, 80 disegni, 11 tra incisioni e litografie, 27 taccuini con una fitta serie di annotazioni paesaggistiche marchigiane. La ricerca figurativa di Vaccaj inizia con il primo periodo romano (1856-1860), in cui viene a conoscenza della pittura di Corot e Courbet, per proseguire attraverso i paesaggi dell'entroterra pesarese. I successivi impegni amministrativi e politici, non distolgono Vaccaj dalla sua vocazione artistica, dalle frequentazioni con gli amici Ettore Ximenes, Cesare Macchi, Terenzio Mamiani. Fondamentale in Vaccaj è il disegno non dispiegato in formule, eleganze, calligrafie, ma teso ad una semplicità, in cui vi è un rapporto diretto tra il tangibile e l'intangibile. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 30 settembre.

"Splendor Fidei"
"Splendor Fidei. La vita di Cristo nei dipinti delle chiese e dei santuari dell'Arcidiocesi di Pesaro". La mostra (ospitata presso la Sala Laurana del Palazzo Ducale) è stata organizzata dall'Arcidiocesi di Pesaro, in occasione dell'Anno Santo, con il patrocinio della Soprintendenza per i Beni artistici e storici delle Marche, la Provincia di Pesaro e Urbino e il Comune di Pesaro.

Lo scopo dichiarato della mostra è raccontare il Vangelo con le opere pittoriche che furono oggetto di culto nell'entroterra pesarese. La selezione da parte dei curatori Mons. Raffaele Mazzoli, Enrico Gamba e il prof. Benedetti non è stata facile, perché le chiese sono ricche di opere pittoriche del Seicento e Settecento. Non è stato colmato il periodo dei miracoli di Cristo, e gli organizzatori hanno supplito con una mostra di Bibbie e con le riproduzioni della pisside eburnea (VI secolo) e del sarcofago (VIII secolo).

Ivan Theimer
Il Centro Arti Visive "Pescheria" ospita fino al 23 settembre, la mostra "Ivan Theimer, "La pesca di Tobiolo". L'esposizione raccoglie 45 opere, di cui 15 bronzi e 30 disegni, che testimoniano il complesso lavoro di questo artista cecoslovacco di nascita, ma francese di adozione. Le opere in mostra sono collocate in due differenti sedi espositive: la "Pescheria" e il Teatro Rossini.

L'esposizione, curata da Alberto Agazzani e Fulvio Dell'Agnese, mette in luce la figura di Theimer quale autorevole rappresentante della scultura contemporanea. Nel loggiato della "Pescheria" vi è un'esposizione-installazione volta a creare una foresta immaginaria con grandi steli e obelischi. All'ingresso del Teatro Rossini sono esposti due grandi obelischi e nella Saletta della Repubblica vi sono quattro teste di bronzo e 30 bozzetti realizzati per le scene e i costumi del "Barbiere di Siviglia" di Göteborg, in Svezia.

Giacomo Torelli, architetto e scenografo
La mostra di Giacomo Torelli, allestita presso la ex scuola "Luigi Rossi" in Piazza Amiani a Fano e aperta al pubblico fino al 30 settembre, è curata da Francesco Milesi e organizzata dal Comune di Fano, dall'Assessorato alla Cultura della Provincia di Pesaro e Urbino e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano. Il percorso espositivo che riguarda lo scenografo fanese coinvolge e interessa non solo perché l'attività dell'artista è espressa con progressive sequenze cronologiche ma anche per i restauri che consentono la fruizione delle opere.

Scenografo, architetto e inventore di effetti scenotecnici, Torelli, come è risaputo, portò le tecniche illusionistiche barocche a un altissimo livello. Il suo Teatro "Novissimo" veneziano del 1641, il Teatro della Fortuna a Fano del 1677, l'attività parigina al servizio di Anna d'Austria contribuirono ad accrescere la novità delle sue tecniche sceniche derivate da quelle fiorentine e poi portate al massimo funzionamento. Ne consegue l'importanza europea di questa mostra attesa e preparata da anni con precedenti studi e interventi di restauro che predisponevano ad una complessiva lettura del repertorio pittorico. Con tele "salvate" in extremis come le cinque grandi tempere, delle quali quattro presenti nella mostra, restaurate da Giuseppe Papagni negli anni Sessanta che un tempo arredavano la sala maggiore della Villa del Balì presso Saltara. Né si possono ignorare i restauri, effettuati sempre da Papagni con il Soprintendente Italo Faldi, dell'autoritratto e del ritratto della moglie del Torelli, Francesca De Suez. Come è stato ulteriormente rivelato dal restauro, Francesca, nel ritratto tiene in mano dei fiori di gelsomino. Fiori, questi, che doveva amare molto, tanto che la casa di Giacomo dopo la morte della moglie ne era piena come significativo ricordo affettivo. Di Giacomo Torelli, carattere irrequieto, costretto dalle situazioni conflittuali a fuggire, resta il suo autoritratto che ripreso con la tavolozza rivela il curioso espediente di coprire la mano destra, dalla quale erano state tagliate alcune dita per un'aggressione, si dice, subita dall'artista per invidia.

Le storie, le vicende e i meriti riproposti in questa mostra propongono il valore dei documenti che resi fruibili dalla conservazione e dalle cure consentiranno il proseguimento degli studi. Tra le numerose scene realizzate dal Torelli è stata a suo tempo recuperata anche tutta una serie di quadretti con scene teatrali con gli interventi di restauro effettuati da Giuseppe Bignardi e Letizia Bruscoli. In relazione all'impegno espositivo, recentissimo è invece, l'intervento conservativo delle quattro statue in legno a forma di Cariatidi, già appartenenti al vecchio Teatro, affidato alle cure di Paola Bartoletti. Un particolare apprezzamento infine merita la ricostruzione del teatro torelliano in un modello di legno. Sulla base della documentazione originale il prof. Gianfranco Grandoni ha potuto attingere dalle piante e dai particolari architettonici custoditi presso la Biblioteca Federiciana.

 

 

 


 
 
 
 
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