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Settembre 2000 / Lettere e Arti
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  *

La casa di riposo

Non sempre il tempo la beltà cancella…

Sono andato a trovare mio zio allo "Zandonai" di Pesaro, e vorrei si sapesse che in quel posto c'è della poesia. E' proprio vero che gli anziani hanno sempre di che insegnare, e ne sono ancor più certo dal momento che sono uscito dal portone dell'ex collegio, oggi adibito ad ospitare persone della terza età. Avevo l'espressione beata e riflessiva di chi sta vivendo un momento di profonda ispirazione, così ho deciso di raccontare quanto accaduto in quella breve parte di pomeriggio.

"Non sempre il tempo la beltà cancella…".

Con questa frase ha esordito un'arzilla signora che mio zio mi ha presentato sul corridoio mentre prendevo commiato (in verità lui è mio pro-prozio, ossia lo zio di mia nonna!). Era il verso di una stupenda poesia che credo chiunque abbia sentito o letto almeno una volta nella vita; e prima che me ne andassi i due l'hanno recitata come duellanti, alternando colpi di scherma con la parola al posto della spada, e un fiore alla punta invece della lama. Quando alla memoria di uno andava svanendo la traccia dei ricordi, subito veniva aiutato dal tempestivo riattacco dell'altra. Prima una frase lei, quasi una provocazione, poi il continuo di mio zio Aldo al capoverso successivo, via di rima in rima sino alla fine. Ed io lì a bocca aperta ascoltavo muto e compiaciuto le assonanze baciate di quella recita senza pari, armonia di voci roche e posate dagli anni, ideali ad evocare le parole di un vate il cui nome a dire il vero non mi sovvenne, per quanto mi sforzassi, tanto ero preso dall'esibizione. E nessun attore di teatro o professore di qualsivoglia istituto liceale l'avrebbe interpretata in maniera più sentita. Neppure loro ricordavano chi l'avesse scritta quella poesia, ma era dedicata alla mamma, di questo erano certi: era un compito di quando andavano a scuola imparare le poesie a memoria. Roba di 70 anni fa! E quando sul finire dell'ode le due voci si fecero unica, e i due si presero per mano per andare in coro incrociando gli sguardi a mezza palpebra dietro gli occhiali calati sul naso...beh! A me è venuto un mezzo groppo alla gola, e chiunque fosse stato a comporla non mi interessava più: la poesia erano loro!

Poi un terzo astante, poggiato ad un termosifone a pochi metri, in contemplazione rapita, si fece vicino aiutandosi con il bastone da passeggio, e disse con una tenerezza infinita e dolcissima:

"Scusate se ho ascoltato, ma ero qui…sapete anch'io scrivo poesie! Ne volete sentire?…"

Purtroppo quando noi giovani ritagliamo del tempo per andare a trovare i nostri parenti lo facciamo sempre d'incastro con i minuti contati, e solo in quelle occasioni moralmente sentite o quasi dovute. Ma ciò fa parte di una retorica spicciola che eviterò: non posso certo dirmi un'eccezione, anche se andare a parlare con Aldo mi fa sempre piacere. Salutandolo gli ho chiesto:

"Ma zio, un uomo come te…perché non si è mai sposato? Voglio dire: perché hai scelto di stare solo? Si vede anche ora che sei stato proprio un bel giovane, sei simpatico, ti piace leggere e tenerti informato e fino a pochi anni fa andavi tutte le settimane a ballare il liscio e il valzer con donne anche molto più giovani di te che certamente ti adoravano…perché non ti sei mai sistemato?".

E lui guardandomi senza indugio ne sospiri di rammarico, e facendomi presente che ad un certo punto della vita la solitudine è una condizione tutto sommato da godersi come un privilegio, mi ha risposto serenamente:

"Andrea, io sono sempre stato di questo parere: innamorarsi sempre…ma sposarsi mai!"

E' proprio vero…non sempre il tempo la beltà cancella!

Andrea Paoloni

______________________________

Per soddisfare l'eventuale curiosità dei lettori, riportiamo il testo integrale della poesia cui si riferisce l'autore di questo racconto.

 

A mia madre

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni:
mia madre ha sessant'anni,
e più la guardo e più mi sembra bella.
Non ha un accenno, un guardo, un riso, un atto
che non mi tocchi dolcemente il core;
ah, se fossi pittore,
farei tutta la vita il suo ritratto!
Vorrei ritrarla quando china il viso
perch'io le baci la sua treccia bianca,
o quando, inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.
Pur, se fosse il mio priego in ciel accolto,
non chiederei di Raffael da Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto;
vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
dal sacrificio mio ringiovanita.

Edmondo De Amicis


 
 
 
 
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