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Continua il dibattito sul boicottaggio della Nestlé

I motivi della protesta

Nel numero di luglio dello Specchio è stata dedicata un'intera pagina al problema della sponsorizzazione della Nestlé - Perugina al Carnevale di Fano. Da due anni il Crik è nel direttivo della RIBN (Rete Italiana Boicottaggio Nestlé); citata per due volte, e per questo ci sembra doveroso dire la nostra, supportati da Adriano Cattaneo (portavoce della RIBN), in merito al boicottaggio della Nestlé, anche per il riferimento locale al Carnevale di Fano.

Per quanto concerne il testo di Benini, esso è sostanzialmente corretto, però ci sono delle imprecisioni: nel criticare una multinazionale si dovrebbe stare attenti ai particolari: è ovvio che le multinazionali non sono "responsabili delle gravissime conseguenze ecc." ma corresponsabili. In particolare:

  • il latte in polvere non "provoca l'impossibilità" ma rende più difficile l'allattamento al seno; da qui, le conseguenze (spesso mortali) per nutrizione e salute dei bambini;
  • quella del 1981 non è una "dichiarazione congiunta" ma il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno dell'OMS che l'Italia ha recepito solo in parte nel DM 500 del 1994;
  • la Nestlé ha violato il Codice Internazionale e non le direttive;
  • solo il "Giffoni Film Festival" ha rifiutato la sponsorizzazione Nestlé; quello di Torino fu contestato con campagne sulla stampa e forse l'anno successivo non chiese la sponsorizzazione;
  • la casa editrice Piemme è stata boicottata da noi e da molte librerie quando fece una campagna promozionale con la Nestlé. Non mi risulta che abbia ripetuto la promozione, forse perché scottata, ma io non ho niente che mi dimostri che ha rinunciato alla sponsorizzazione;
  • chi si è scusato con noi per il contratto Nestlé in occasione dell'incontro mondiale a Parigi non è stata la Santa Sede ma un monsignore dell'organizzazione. Anzi, la Santa Sede ha stipulato un nuovo contratto di fornitura con la Nestlé in occasione del Giubileo.

In merito alla risposta della Nestlé, essa è classica benché più sottile del solito:

  • la Nestlé non è cinica ma solo una multinazionale che fa il suo dovere: vendere ed accumulare profitti mettendo in secondo piano le conseguenze negative dei suoi prodotti;
  • la lotta contro la Nestlé non risolverà il problema della mortalità infantile nei Paesi poveri ma i progressi si fanno per piccoli passi: proteggendo l'allattamento al seno, i bambini dei Paesi poveri staranno senz'altro meglio, anche se poi alcuni di loro salteranno su una mina. Per fortuna c'è qualche nostro fratello che lotta perché non ci siano più mine antiuomo (e qualche risultato l'ha già raggiunto, come noi boicottando la Nestlé);
  • siamo ben coscienti che la Nestlé non è l'unica; insieme a lei, anche altre violano il Codice Internazionale: penso alla Abbott, Humana, Milupa, Nutricia, Mellin, Plasmon, Dieterba, Milte, più o meno presenti anche sui mercati dei Paesi poveri;
  • è vero che con il latte in polvere non si trasmette l'AIDS ma molte madri positive già lo trasmettono durante la gravidanza; per cui il latte in polvere ne preverrebbe solo una parte. Inoltre, i bambini dei Paesi poveri che prendono latte in polvere muoiono di più di quelli allattati al seno. Uno studio recente fatto a Nairobi (Kenya) ha dimostrato che, fino a due anni di età, i bambini senza AIDS ma nutriti con latte in polvere hanno la stessa mortalità dei bambini con AIDS ma allattati al seno;
  • se è vero che "la Nestlé riconosce da sempre la superiorità del latte materno ed è consapevole che il latte in polvere serve solo in rari casi", perché continua a promuovere questo prodotto? Perché non lo mette solo a disposizione di chi ne ha bisogno, senza promuoverlo? Quando la Nestlé dirà che non promuove più nessun sostituto del latte materno, noi smetteremo di boicottarla.

Purtroppo, continuano ad arrivare notizie di violazioni del Codice Internazionale da parte della Nestlé. L'ultimo esempio è la denuncia di un ex impiegato della Nestlé in Pakistan. La Nestlé non ha ancora provato che tale denuncia non è vera. Per verificarne la veridicità ha incaricato un auditor esterno e, perciò, presumibilmente indipendente. I risultati degli audit non sono stati resi noti, salvo che per poche eccezioni, tra le quali vanno menzionate le violazioni attuali del Codice Internazionale. La Nestlé ha riconosciuto le violazioni ed ha promesso di correggerle (speriamo ma vedremo!).

Vi sono anche denunce di altre violazioni. In Sudafrica la Nestlé ha dovuto modificare tutte le etichette dei suoi latti in polvere perché non rispettavano il Codice. Il governo del Costarica ha appena multato la Nestlé per lo stesso motivo e, per restare in Italia, ricordiamo la recente multa appioppata alla Nestlé ed alle altre dall'Antitrust.

Da parte nostra, anche noi siamo convinti che parole ed improperi non portano a nulla però non si può barare sui fatti. La RIBN è sempre stata aperta ad un dialogo pubblico con la Nestlé ma, quando quest'ultima è stata invitata, essa ha rifiutato il confronto (l'ultimo esempio è quello del dibattito di Roma il 13 maggio).

Per tornare al Crik, associazione di Fano, siamo convinti che continuare ad accettare la sponsorizzazione della Nestlé - Perugina al Carnevale sia un tragico paradosso dato che tale festa è rivolta soprattutto ai bambini: infatti, con la promozione scorretta dei suoi prodotti, la Nestlé è responsabile (assieme agli altri produttori) della morte di 4.000 bambini al giorno (dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità).

Luca Ardenghi
Crik

Il latte e le armi

Nutro da tempo una grande stima per l'impegno sociale e una grandissima ammirazione per la coerenza dell'assessore Benini. Di contro, non ritengo la Nestlé un'associazione umanitaria a scopo benefico e pertanto non mi aspettavo certo una risposta diversa da quella da loro data. Ma l'analisi dei fatti mi lascia sconcertato perché, probabilmente per mia ignoranza, non riesco a capire alcune cose e sarei grato all'amico Luciano se potesse spiegarmele:

- Durante il periodo di allattamento al seno dei nostri due figli, mia moglie ha ricevuto dal pediatra un elenco di cibi che le era sconsigliato di mangiare. Fra questi, se ben ricordo, vi erano cicorie, cipolle, aglio e cose simili che avrebbero alterato il sapore del latte. Da ciò ho dedotto che c'è una stretta correlazione tra ciò che mangia (e beve) la madre e ciò che finisce nel suo latte. Ora, considerando che il latte materno contiene una elevata percentuale di acqua, se la madre beve acqua non potabile, al bambino non arriveranno comunque sostanze poco salubri? Quindi cosa cambia se l'acqua non potabile viene usata solo per essere bevuta o anche per fare il latte? E quando ha sete, il bambino non beve comunque acqua inquinata?

- Se la madre, a causa della siccità, beve poca acqua, difficilmente riuscirà a produrre il latte sufficiente per l'allattamento. Quale altra alternativa si ha al latte in polvere?

- Non essendo le Società produttrici di latte in polvere enti benefici, la mancanza di denaro per comprare tale prodotto non credo possa imputarsi a chi produce tale sostanza ma a chi sperpera le ricchezze del proprio Paese per altre cose, tipo armi, palazzi, macchinoni blindati, concubine più o meno compiacenti e così via. Dico questo perché ritengo che l'uso del latte in polvere sia fondamentale proprio nei Paesi meno sviluppati. Probabilmente il controllo di come vengono spesi questi soldi è più facile che possano averlo i governi dei Paesi più forti che non le multinazionali.

- Conosco i figli dell'assessore Benini e non dubito che siano stati nutriti con cibi più che naturali e senza latte in polvere: posso garantire che sono cresciuti splendidamente. Conosco, però, anche i miei due figli che, per carenza di latte materno, sono stati nutriti con latte artificiale: non mi pare siano cresciuti meno bene...

La domanda fondamentale, allora, è questa: è provato o no che il latte in polvere è dannoso per la salute dei bambini? Se lo è, il problema non si risolve, a mio avviso, con un boicottaggio, ma con l'assoluto divieto di vendita di tale prodotto. Ma se il latte in polvere non è dannoso, perché boicottarlo? Ho visto bambini denutriti in Africa e li sto vedendo qui in Kosovo. In molti posti dell'Africa neanche il latte in polvere può risolvere il problema, perché non c'è acqua; qui in Kosovo l'acqua c'è ma in molte aree è inquinata. Ma allora la colpa è del latte in polvere o dell'acqua che non c'è e, quando c'è, è inquinata?

Non credo, Luciano, che il problema si possa risolvere con il boicottaggio della Nestlé: boicottiamo i prodotti dei Paesi che vendono armi e permettono ai satrapi locali di buttar via i soldi al posto di cercare di evolvere la qualità di vita del proprio Paese e salvarlo dalla fame. Vuoi sapere chi ha fabbricato le armi che vengono adoperate per le guerre in Etiopia, Sudan, Eritrea, Somalia, Kosovo, Montenegro, Serbia, Croazia e simili? Te lo posso dire io, le ho viste: Russia (ed ex URSS), Cekia, Slovacchia (ed ex Cecoslovacchia), Ungheria, Cina, ex Yugoslavia, Stati Uniti, Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Belgio. Vuoi sapere chi gliele ha vendute? Beh, questo non lo posso sapere, anche perché molte di queste armi sono state costruite 40 o 50 anni fa. Quelle più nuove se le possono permettere poche nazioni, ma quelle più vecchie le usano eccome! Non si può ritenere responsabile chi fabbrica le armi, visto che servono anche per la propria difesa; però lo è chi le vende.

I due Paesi neutrali per eccellenza, Svizzera e Svezia, producono le migliori artiglierie del mondo e poche di queste sono usate da "pezzenti": costano troppo! Però il più importante mercante di armi è svizzero. Discorso diverso per i Paesi dell'ex Patto di Varsavia: solo l'URSS poteva decidere cosa e a chi vendere. Allora boicottiamo i prodotti dell'ex URSS? Veramente, a parte Cossutta, non mi sovviene nessun altro prodotto che possiamo rispedire in Russia (ammesso che se lo riprenderebbero!).

Scherzi a parte, Luciano, non vorrei che si facesse di tutta l'erba un fascio: se una cosa è dannosa, ne deve essere vietata la vendita e deve essere lo Stato a farlo, dopo che ciò è stato provato. Se è vietata la pubblicizzazione del latte artificiale e una ditta la fa (e se ultimamente è stato fatto, mi è sfuggito), deve essere applicata la pena prevista dalla legge. Se la pena è inadeguata, che la si incrementi. In questo modo non sarà mai necessario boicottare nessuno.

E' come il boicottaggio dei cibi che contengono organismi geneticamente modificati: fanno male o no? Se è provato che fanno male, già non ne deve essere permessa la produzione, figuriamoci la vendita. Occhio, però, perché per molti Paesi del Terzo Mondo, questi potrebbero essere l'unico rimedio alla fame. Se è pericoloso usarli in un certo modo, e mi riferisco a quei cibi che possono essere imbottiti di pesticidi fino all'inverosimile perché la modifica li rende immuni, finché una modifica genetica non renderà anche noi immuni ai pesticidi, non dovrebbero essere prodotti (anche perché dovrebbe essere vietato in assoluto l'uso dei pesticidi stessi). Ma se la modifica serve a rendere inutili i pesticidi, se non è provato che ha effetti collaterali, perché non permetterla? Ricordiamoci che anche l'uomo è derivato da una serie di modifiche genetiche, nessuno ha ancora dimostrato che non è dannoso ma nessuno ha ancora chiesto di boicottarlo...

Mario Orlando

Le colpe delle multinazionali

Non mi riconosco assolutamente nel giudizio che la Nestlé ha dato sull'assessore comunale Luciano Benini, accusandolo di "estremismo comunicazionale", riguardo alla vicenda del latte in polvere e ad altre questioni. Le critiche che Benini ha rivolto alla Nestlé sono state condivise da moltissime associazioni e, in Italia, sono state espresse in termini altrettanto decisi anche sulle pagine di quotidiani come Avvenire, di settimanali come Famiglia Cristiana, di mensili come Nigrizia, la rivista dei Missionari Comboniani. E questi non sono giornali estremisti: infatti riflettono tendenze e riscuotono simpatie di fasce della popolazione la cui vastità ed eterogeneità sono tali da rendere inopportuna l'applicazione dell'etichetta "estremismo".

Credo invece che i consigli dati ai lettori dal dottor Benini siano molto utili perché consentono di venire a contatto con un mondo che è rimasto troppo tempo fuori dal circuito della grande comunicazione. Libri come quelli pubblicati dai responsabili del "Centro Nuovo Modello di Sviluppo" (uno di questi, Franco Gesualdi, il 2 dicembre 1995 intervenne a una bella iniziativa organizzata dal Comune di Fano in collaborazione con Greenpeace e la Caritas) aiutano veramente il consumatore a orientarsi nell'intricata giungla delle proposte commerciali, dei suggerimenti pubblicitari, delle offerte speciali; e a compiere utilissime riflessioni sull'origine di un ananas cresciuto nelle Filippine, sul costo economico e ambientale di un pacchetto di caffè o di cacao della Costa d'Avorio, sulla ricaduta ecologica di un hamburger in Guatemala e Honduras, sullo sfruttamento del lavoro minorile che rende possibile l'arrivo di una camicia "made in Thailandia", di un tappeto indiano o di un pallone pakistano.

Nei libri del "Centro Nuovo Modello di Sviluppo", la Nestlé non è certo la multinazionale più criminalizzata (un trattamento più duro è riservato alla Del Monte e ai suoi squadroni della morte, alla FIAT e alle mine antiuomo prodotte dalle sue aziende di Brescia, Livorno e Colleferro; alla Philip Morris, alle sue sigarette cancerogene ma anche ad altri monopoli che detiene nel settore agroalimentare: cacao, caffè...) ma quando viene citata, certamente queste citazioni non depongono molto a suo favore. Per esempio nel libro Lettera a un consumatore del Nord, ad un certo punto la Nestlé figura in un poco onorevole elenco di "assaltatori delle foreste dell'America Latina e dell'Amazzonia in particolare" insieme a Goodyear, Volkswagen, Nixford Computers, ENI.

Come si concilia questo assalto a un bene prezioso come la foresta tropicale con il "contributo notevole allo sviluppo civile, economico e culturale dei Paesi in via di sviluppo" dichiarato dal portavoce della Nestlé Italiana?

Francesco Rondina

 

 


 
 
 
 
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