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Settembre 2002 / Lettere e Arti
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A Pesaro un'estate archeologica


Importanti ritrovamenti a Piazzale Matteotti, Novilara e Colombarone

L'estate che sta finendo è stata particolarmente importante per l'archeologia pesarese. Da un lato infatti c'è stato l'avvio, da parte dell'Assessorato alla Cultura della Provincia, del progetto "Archeoprovincia" finalizzato ad una valorizzazione del patrimonio archeologico dell'intero territorio, dall'altro le iniziative avviate dal Comune di Pesaro. Tra queste, la sistemazione dell'area archeologica di Piazza Matteotti. Quest'anno, finalmente, risolte le varie controversie giuridiche legate alla sospensione dei lavori per la realizzazione della nuova stazione delle autocorriere, si è messa mano alla musealizzazione dell'area, grazie anche alla collaborazione della Fondazione della Cassa di Risparmio, della Provincia e della Soprintendenza Archeologica delle Marche. Si tratta di una sistemazione provvisoria in attesa di mettere a punto un progetto di riqualificazione dell'intera piazza, ma che comunque permette (anche per mezzo dei pannelli realizzati dall'Antequem di Bologna e delle visite guidate organizzate due sere alla settimana) una fruizione delle strutture individuate durante gli scavi e quindi di leggere la storia di questa zona dell'antica Pisaurum.

A Novilara è stato riaperto per il periodo estivo il "centro di documentazione", con la presentazione dei risultati degli scavi condotti dalla Soprintendenza nell'abitato dell'età del Ferro. E infine Colombarone, dove accanto al Comune è fortemente impegnato il Parco del San Bartolo. Lo scavo di quest'anno ha consentito di recuperare interamente il vano, di circa 200 metri quadrati (vano M), e di definirne meglio funzioni e fasi. Prima di tutto è stata confermata l'ipotesi che il vano fosse nato come chiesa e sono state definite quattro fasi che vanno dalla fine del V al XII secolo, caratterizzate in particolare da rifacimenti dell'abside e delle pavimentazioni. La prima fase è contraddistinta da un pavimento a mosaico policromo con motivi geometrici e un'abside ampia ma schiacciata. Nella seconda fase l'abside viene notevolmente allargata assumendo la forma di una circonferenza quasi completa. La terza fase vede la costruzione di un muro di rinforzo dell'abside e il rifacimento del pavimento della chiesa. Nella quarta e ultima fase l'abside precedente viene in parte demolita e ne viene costruita una più stretta e meno profonda. Tutto il piano della chiesa viene rialzato e pavimentato in mattoni, ad eccezione della parte attorno all'altare, dove il pavimento è realizzato con pietre e con pezzi delle lastre della balaustra della fase precedente. Sui due lati della chiesa vengono poi costruiti, probabilmente in corrispondenza della terza fase, due vani di 7x5 metri. All'interno del vano di sinistra, l'unico scavato interamente, lo scavo ha riservato piacevoli sorprese. Sono infatti venuti alla luce numerosissimi reperti, tra cui oltre 120 monete in bronzo, una bilancia a due bracci, anch'essa in bronzo, perfettamente conservata, molti frammenti di calici in vetro e parecchi resti di vetrate, alcuni ancora legati in piombo. L'altro vano, scavato solo in parte, ha restituito pochi reperti, perché disturbato da diverse sepolture ad inumazione da riferire alla pieve di pieno medioevo. Ed è proprio questa pieve, verosimilmente vissuta fino agli inizi dell'Ottocento, quando l'arciprete di Casteldimezzo la distrusse per costruire al suo posto la vecchia chiesa lungo la strada, l'anello che ancora manca per ricostruire l'intera storia dell'area di Colombarone, una storia che inizia, archeologicamente, con la nascita della grande villa tardo-antica, alla quale appartengono i resti trovati negli scavi del XVIII secolo e messi in pianta da Gianandrea Lazzarini e le strutture trovate nelle campagne condotte tra il 1983 e il 2000.

Le ultime due campagne hanno aggiunto una pagina importante a questa storia per due motivi. Prima di tutto la pianta della chiesa della terza fase, con la "pergula" che separa la navata dal presbiterio e l'abside "a cipolla", sembra databile all'VIII secolo e quindi è questa chiesa la basilica di San Cristoforo "ad Aquilam" citata nel Liber Pontificalis come il luogo "a 50 miglia da Ravenna" in cui nel 747 l'esarca Eutiche andò ad attendere papa Zaccaria che da Roma si stava dirigendo appunto a Ravenna per discutere con il rappresentante dell'imperatore la situazione venutasi a creare con la nuova espansione longobarda in Romagna e nelle Marche. In secondo luogo si è visto come la chiesa sorga in un momento in cui la villa è ancora perfettamente funzionante e si inserisca all'interno della villa stessa, anzi si può supporre che in una prima fase i cristiani della zona avessero utilizzato per le loro riunioni il vano principale della villa (il nostro vano B) e proprio per questo la chiesa sia stata costruita alle spalle del vano B, modificandone in parte la pianta. L'abside con cui il vano originariamente terminava, viene infatti abbattuto e costruito al suo posto un sottile muro di divisione tra i due ambienti. La villa poi viene lentamente abbandonata, mentre continua a vivere la chiesa.

A Colombarone è dunque possibile seguire archeologicamente quello che sappiamo dalle fonti scritte, vale a dire che nella prima fase del cristianesimo non esistono chiese, ma come luogo di culto vengono usate delle stanze delle case: è solo in un secondo tempo che si costruiscono edifici "ad hoc", cioè le chiese. E' una situazione questa decisamente anomala, che in Spagna, dove è più frequente, è stata messa in relazione ad una particolare eresia, il "priscillanesimo".

Come si vede è stata un'estate "archeologica" che ha toccato i momenti più importanti della storia di Pesaro: la fase picena a Novilara, l'età romana a piazza Matteotti, il tardoantico a Colombarone, la cui presenza archeologica si ricollega ai mosaici e alle strutture della Cattedrale. E' ora necessario proseguire per dare un senso a tutto quello che si è fatto fino adesso e questo è possibile solo arrivando a costruire un progetto unitario di valorizzazione di questi ritrovamenti e degli altri presenti nella città e nel territorio. Si tratta, in altri termini, di costruire dei percorsi di visita, attrezzati con pannelli, e delle sedi espositive che consentano ai visitatori, in particolare alle scuole, di capire come è iniziata e si è sviluppata la storia di Pesaro e come si è arrivati all'attuale organizzazione della città e del territorio. Come Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna, a cui il Comune è legato da una specifica convenzione, abbiamo già allestito, nelle sue linee generali, il progetto: si tratta ora di dare visibilità a questo progetto e agli studi che stanno portando da un lato ad una completa revisione della Pesaro romano e tardo-antica e dall'altro ad una più completa conoscenza del popolamento e dell'organizzazione del territorio. Per fare questo è necessario non solo il costante impegno del Comune e del Parco del San Bartolo, ma anche degli altri Enti, Regione compresa, di sponsor privati e, soprattutto, che i pesaresi lo vogliano.

Pier Luigi Dall'Aglio
Dipartimento di Archeologia
Università di Bologna


 
 
 
 
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