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Settembre 2002 / Opinioni e Commenti
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Il dibattito su Israele e Palestina

Nessuno si merita gli uomini bomba

Ho letto sul numero di giugno dello Specchio un articolo firmato dal signor Giovanni Del Monte. La tesi portata avanti era chiarissima, esposta con furore e veemenza: Davide dopo aver sconfitto Golia è cresciuto, ha messo su i muscoli fino a divenire egli stesso un nuovo gigante arrogante e crudele, forte dell'appoggio muto e colpevole di altri colossi ha posto il suo piede sul collo di una nazione intera, quella palestinese. Tutto ciò, secondo il redattore dell'articolo, legittimerebbe la reazione disperata che una volta aveva trovato espressione nell'intifada mentre ora miete vittime a suon di bombe umane...

E' molto interessante il punto di vista del signor Del Monte quando dice di non sentirsi né ebreo, né cattolico, né cristiano ma di essere sempre dalla parte del più debole: interessante ed ammirevole, soprattutto per le sue argomentazioni in materia sulle manovre oscure che da decenni rappresentano la cosiddetta politica estera del mondo occidentale, ormai note a tutti coloro che si pongono di fronte alla realtà con un minimo di senso critico. Riferimenti precisi, corretti, inoppugnabili. Tutto giusto fino a che non si giunge ad inserire citazioni dedicate a lotte risorgimentali e partigiane e a tuonare incitazioni alla lotta senza quartiere. Temo che il signor Del Monte si faccia prendere un po' la mano quando paragona atti di aggressione a civili inermi e innocenti (sempre che il signor Del Monte non consideri i passeggeri di autobus e i bimbi in fila di fronte ad un gelataio del centro di Gerusalemme complici o addirittura attori della politica di Sharon) alla resistenza operata dai partigiani di Napoli o dai patrioti di Milano di fronte ad eserciti armati ed agguerriti. Trascura il signor Del Monte che i cosiddetti "martiri della Jihad" sono utili strumenti nelle mani di coloro che dalla guerra hanno tutto da guadagnare; con la loro opera essi non fanno altro che avallare la logica demente e oscurantista del governo Sharon che ad ogni attentato (efferato nella stragrande maggioranza dei casi) ha la ghiotta occasione di ritornare a recitare la solita sdegnata tiritera sull'impossibilità di un compromesso con una controparte tanto crudele e indomabile. Non sospetta nemmeno l'accorto signor Del Monte, sempre seguendo il filo della tesi del "complotto filo-sioniosta", che probabilmente elementi non troppo sani del mondo integralista non si facciano molti scrupoli a sacrificare vite inutilmente in combutta con elementi ancora meno sani dell'ambiente ultra-ortodosso israeliano, perché la lotta senza quartiere porti frutti sotto forma di nuovi e perversi equilibri se non di moneta sonante?

E non potrebbe la politica del terrore essere stata pianificata anche allo scopo di gettare benzina sul fuoco che da anni cova sotto la cenere dell'apparente frammentazione dell'universo islamico, perché esso si possa compattare e salire alla ribalta contro il decadente mondo occidentale, secondo i dogmi abbracciati da personaggi (alcuni sceicchi, mullah, ayatollah e via farneticando) che di tensione morale hanno sì e no sentito parlare di sfuggita ma che di essa si riempiono la bocca per perseguire i loro sporchi interessi? (Devo fare i nomi? Non credo). E non riflette il cosmopolita e passionale signor Del Monte sulla possibilità che giustificando l'uccisione indiscriminata di persone inermi (e perciò deboli davanti ad un Kalashnikov o a un giubbotto al plastico) egli va contro i suoi stessi nobilissimi principi?

Il modesto parere di chi scrive è che questo nostro mondo è inquinato oltre ogni dire da ogni tipo di pattume politico e pseudo ideologico. Nessuna nazione al mondo si merita di vivere sotto il giogo di un'altra, nessuna nazione si può arrogare il diritto di espellere un'altra dallo spazio in cui essa vive, nessuna nazione può parlare di un genocidio come di una missione. Di fronte a tutto ciò, rimanere inermi e acquiescenti è gravissimo e immorale, mentre è necessario trovare forme di lotta alternative e adatte alla difficoltà intrinseca all'impresa. Nessuna nazione si merita di vivere nel terrore per i suoi figli; avallare atti di ferocia portati a termine da poveri eroi tratti in inganno è, a mio avviso, un gesto improponibile e di colpevole superficialità.

Filippo Federici

 

Il commercio delle armi

Pur concordando sul fatto che antisemitismo e antiebraismo sono la negazione della civiltà – e quindi ben venga la condanna da parte del signor Nabissi, Presidente di "Amicizia Marche-Israele" (vedi Lo Specchio n. 56) – per quanto riguarda la "demonizzazione" del governo israeliano messa dallo stesso Nabissi sullo stesso piano della demonizzazione di "tutti gli ebrei del mondo"… bé, temo che il discorso da fare sia un altro.

Infatti come si può non pensare al demonio quando si viene a sapere che, per punire i terroristi, i "pezzi grossi" del Governo e dell'esercito israeliano ordinano le stragi contro i villaggi, e in queste stragi perdono la vita o rimangono gravemente mutilati o feriti anche bimbi di pochi mesi? Come si può non pensare alla nefasta influenza di qualche potenza diabolica o di qualche meccanismo degenere (che opera all'interno non all'esterno dello Stato d'Israele), quando si legge che ben il 50% delle armi dei Territori proviene da elementi dell'esercito israeliano? Come si può non rimanere sconvolti e sdegnati dinanzi al comportamento di certi ufficiali (come il maggiore Yaakov Uliel di Ashod) e soldati di Sharon che hanno venduto ai palestinesi armi e munizioni dello stesso tipo usato dagli "uomini-bomba" nei loro folli attentati?

Perché sorvolare sul fatto che (al pari dell'Italia, degli Stati Uniti, della Russia, dell'Inghilterra, della Francia, della Cina e di tanti altri) anche lo Stato d'Israele ha tratto e continua a trarre lauti profitti dal business legato alla libera produzione e al libero commercio delle armi e degli esplosivi?

Francesco Rondina

L'antisemitismo non c'entra

Sullo Specchio di giugno ho trovato uno scritto del signor Giovanni Del Monte sul conflitto Israele-Palestina di cui condivido il contenuto. L'unica cosa che non condivido è quando paragona Milosevic al macellaio Sharon, il responsabile di massacri da tempi lontani. Poi Israele non ha mai rispettato le risoluzioni dell'ONU.

Nel numero successivo poi è comparsa la risposta: "Un articolo diseducativo". Io penso che diseducativa sia la risposta del signor Giuliano Nabissi, il quale dice che si tratta di un articolo antisemita. Io non lo penso, perché il Del Monte dice di essere sempre dalla parte dei più deboli e una volta difendeva anche gli ebrei. Diseducativo è, secondo me, negare i fatti; non dare risposta ai quesiti posti: Sabra e Shatila, uccisione di Rabin, Stato palestinese. E' diseducativo ignorare il quesito, i fatti evidenti elencati dal signor Del Monte: territori occupati, campi profughi, insediamenti, violazione degli accordi di Oslo.

Il signor Nabissi chiede, per chi scrive queste verità, l'intervento delle autorità competenti per farlo tacere! Sì, magari la giustizia americana, per bombardare e per scovare il Bin Laden pesarese e associarlo alle prigioni di Guantanamo!

Renata

 

 

 


 
 
 
 
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