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Il sogno senza fine di Eluana Englaro

Una battaglia legale per il diritto di morire

Non è facile per me parlare di Eluana, la giovane donna, oggi trentunenne, che ha costretto i giudici lombardi a pronunciarsi, per la prima volta in Italia, sul trattamento da riservare ai casi di stato vegetativo persistente (SVP). Per lei la Corte d'Appello di Milano ha deciso di continuare l'alimentazione artificiale, unico aggancio che la tiene ancora in vita.

Ho conosciuto questa ragazza fin da quando era bambina, perché nonostante fosse nata a Lecco, trascorreva ogni anno tutte le vacanze estive a Pesaro, città d'origine della mamma, Saturnina Minuti. Lei era dolce, sorridente e solare, i capelli lunghi, lucidi e neri, un corpicino ben formato. Aveva tanti amici e adorava il mare di Pesaro. Ho ancora in mente l'immagine di una bambina che, sotto l'ombrellone, giocava con un bambolotto (il Ciccio Bello degli anni '80) e poi di un'adolescente piacevole ed amata da tutti, ma soprattutto dai genitori che le ruotavano attorno come satelliti. Casualmente ho incontrato, in questa estate 2002, il padre di Eluana, Beppino Englaro, di passaggio a Pesaro per trascorrere assieme alla moglie qualche giorno di vacanza nella spiaggia di ponente, e con lui ho ripercorso la storia della figlia. Eluana, a causa di un testa-coda della sua macchina sulla strada ghiacciata, circa dieci anni fa, ha subito un trauma cranico che le ha cancellato del tutto la coscienza, lesionandole irrimediabilmente la corteccia cerebrale e risparmiando parte del tronco encefalico. La conseguenza di tutto ciò è stata un corpo in grado di respirare autonomamente, con un cuore funzionante, ma che ha perso per sempre qualsiasi relazione con il mondo circostante.

Eluana adesso è ricoverata in una casa di cura di Lecco, per ironia della sorte nella stessa istituzione che l'ha vista nascere, e qui viene tenuta in vita dai medici che provvedono ad alimentarla e ad idratarla mediante un sondino naso-gastrico. La giovane tiene gli occhi aperti durante parte del giorno, ma ha i globi oculari deviati e le pupille che non reagiscono ad alcuno stimolo. Le labbra, la mandibola e la lingua sono animate da tremore, gli arti immobili e spastici, i piedi in atteggiamento equino. Tutte le mattine viene accudita dalle suore e viene girata ogni due ore nel suo letto; una volta al giorno è adagiata su una carrozzina con lo schienale ribaltabile, e qui viene controllata a vista, per poter essere trattenuta in caso di caduta. Eluana non avrebbe, mai e poi mai, voluto trovarsi in questa condizione; così si era espressa quando, in passato, lo sciatore David prima e in seguito un suo amico, Alessandro, erano entrambi entrati in coma e lei aveva potuto rendersi conto delle loro condizioni. Dopo otto anni dall'incidente, il padre, Beppino Englaro ha scelto, con tanta sofferenza, di fare interdire la figlia in base all'articolo di legge 414 del Codice Civile, per poter poi chiedere al Tribunale di Lecco l'autorizzazione ai medici di interrompere le cure, cioè l'alimentazione artificiale che mantiene Eluana in uno stato vegetativo, motivando la richiesta con la mancanza di dignità umana in cui versa la figlia. Respinta tale richiesta, nel 1999 ha fatto ricorso alla Corte d'Appello di Milano, che si è espressa con un ulteriore diniego, in quanto l'alimentazione artificiale non è un atto terapeutico ma una semplice cura assistenziale e, come tale, non deve essere interrotta anzitempo. Dal "no" della Corte ad oggi, qualcosa si è mosso; nel luglio 2000, dopo un appello rivolto al Presidente della Repubblica, alle alte cariche dello Stato, ma anche a tutti i cittadini, l'allora Ministro della Sanità Umberto Veronesi, ha istituito una commissione che si è espressa favorevolmente riguardo la sospensione dell'alimentazione artificiale in persone in stato vegetativo permanente, di cui si possa dimostrare la volontà di non restare in questa condizione. Nel pubblico dibattito, prosegue l'iter parlamentare della proposta di legge sulle direttive che ogni cittadino dovrebbe dare per sancire il diritto di esprimere la propria volontà anticipatamente, in merito ad eventuali cure mediche di cui possa avere bisogno.

Tutto questo, come si può comprendere, origina notevole contrapposizione tra laici e cattolici e non sta a me schierarmi da una parte o dall'altra; posso solo dire che ammiro la forza di questo padre che continua la sua battaglia. Aggiungo che, comunque, è molto difficile prendere una posizione, anche perché se da un lato la ragazza è in uno stato di "non essere", d'altro canto non si può mai escludere un evento miracoloso. Sta di fatto che per Eluana continua una vita artificiale, ma fino a quando? E perché?

Rosalba Angiuli


 
 
 
 
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