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Come eravamo nel 1943


Una pagina del Corriere della Sera di 59 anni fa

Gli anniversari incuriosiscono i giovani e potrebbero forse insegnare loro qualcosa. Andrebbero ricordati, se importanti. Vediamo ad esempio l'anniversario dello sbarco degli anglo-americani in Sicilia, il 9 luglio del 1943.

Quale era il clima di quei giorni? L'ora è grave sembrava dicessero tutti i giornali, ma ce la faremo… Aldo Borelli, direttore del Corriere della Sera, così si espresse nell'articolo di fondo dell'11 luglio cui dette un titolo suggerito dalla retorica dei tempi, Fermezza virile: "Non vi è classe o ceto o individuo che possa ritenersi fuori dall'ora presente, che decide i nostri destini… Questa guerra impegna più di 25 secoli di storia, la più indicibilmente bella del mondo, e un gran numero di generazioni avvenire…".

Era come se ci si preparasse ad una entusiasmante mobilitazione generale in divisa e no. Un esito che aveva del prodigioso, auspicava Mussolini in un suo messaggio, presente nella prima pagina: se non si fosse riusciti a fulminare il nemico sulla spiaggia "su quella linea che i marinai chiamano del bagnasciuga" le forze di riserva, che erano a disposizione e sufficienti, si sarebbero precipitate sugli sbarcati "annientandoli sino all'ultimo uomo…". Così il Duce. Si stenta a capire come chi aveva avuto il comando delle operazioni militari per tre anni di guerra, potesse poi fare un discorso così poco tecnico.

Nella parte bassa del giornale il racconto della battaglia in corso attorno a Cursk. Un massiccio attacco tedesco avrebbe potuto scompaginare i russi, per non consentire agli anglo-americani di attuare iniziative di sbarchi in Europa, entro un teatro sconvolto. Lo sbarco in Normandia o altrove era allora un timore oscuro? Sempre in prima pagina, la previsione di un foglio clandestino francese di un attrito tra americani e russi, allora alleati, nell'assetto geo-politico del futuro. Ma il giornale non ritiene di dover preoccupare ulteriormente il lettore e riferisce di una visita del Duce in Toscana, che stanzia aiuti in denaro ai colpiti delle incursioni a Livorno, Grosseto, Lucca, ovviamente anche per premiare lo spirito di resistenza e di fedeltà di quelle popolazioni nei destini della Patria e del Duce. Quali destini si potevano ipotizzare all'indomani dello sbarco in Sicilia? Sempre in prima, l'articolo di "spalla" celebrava la preoccupazione del Regime di dare alla famiglia italiana le risorse per provvedere a se stessa, con l'introduzione dell'assegno già dal 1934. E questo in accordo con le provvide riforme sociali auspicate dalla Chiesa di Pio XII: prole nutrita e vestita, abitazione degna, sufficiente istruzione, conveniente educazione, provvedimenti per infermità e vecchiaia… I fascisti cattolici potevano essere contenti.

In terza pagina, lo spazio dedicato in quei tempi alla cultura, una critica all'ideale di bellezza perseguita dagli artisti novecentisti in una rassegna di nudi: "Bello, oggi, può essere chiunque, perché il primo venuto può essere bello per l'estetica moderna, che non sceglie più dopo lunghe ricerche". E criticati sono artisti come Manzù, Guttuso, Cassinari… La critica ufficiale, dunque, prendeva le distanze dalle cosiddette avanguardie. Il notiziario-libri, in terza pagina, avvertiva che l'Atlante De Agostini, lire 18, aveva pubblicato una cronologia della guerra in corso. Esile la rubrica sportiva (perché mai?) che registrava la vittoria del corazziere Tosi nel lancio del disco (Società Sportiva "Bruno Mussolini") su Consolini.

Dagli annunci viene fuori il costume di quei tempi: "Signora sola, colta, conoscenza francese, tedesco, moralità, occuperebbesi direzione casa, vice-madre, presso famiglia distinta o persona sola". "Ingegnere 39enne, dirigente industria, annue 60 mila lire, sposerebbe signorina massimo 32enne, colta, dote adeguata".

Al Teatro Nuovo di Milano era in scena l'orchestra del maestro Angelini, al Cristallo "Il paese dei Campanelli", all'Ideale in visione il film "Una romantica avventura" con l'attrice Assia Noris, gli attori Gino Cervi, Leonardo Cortese. Per concludere il Corriere di quel lontano 11 luglio 1943 (che pateticamente continuava ad indicare il prezzo in centesimi 30 per l'Italia, l'Impero e le Colonie) offriva un panorama di notizie preoccupanti, ma filtrate. E tanta normalità per chi, nonostante i rumori di guerra, desiderava non dico di illudersi ancora, ma di non pensare più…

Alessandro Casavola


 
 
 
 
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