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Politici allo Specchio:
Anna Maria Guerra


L'eterna democristiana

L'altra metà della Democrazia Cristiana adesso si chiama UDC (Unione Democratici Cristiani di Centro): perché curiosamente i partiti, quando si dividono, scelgono quasi sempre definizioni fraterne, come “unione”, “unitario” e simili (i socialisti, ad esempio, sono stati maestri in questo genere letterario). L'UDC ha raccolto l'eredità del centro-destra cattolico, aggiudicandosi anche il simbolo storico dello scudo crociato e mettendo insieme i tronconi del CDU, del CCD e della Democrazia Europea di D'Antoni. “Da queste radici nascono nuovi germogli”, recita un loro manifesto affisso sotto i portici del Comune di Pesaro; mentre i germogli di centro-sinistra sono andati a fiorire nel prato della Margherita, mescolando il polline con altri vivai di matrice laica. Un'altra bella fetta dell'elettorato ex democristiano si era già accasato da tempo con Forza Italia, senza più badare ai simboli grafici: così, come sempre, i democristiani sono dappertutto, ma questa è un'altra storia.
Dalle nostre parti, l'esponente più illustre dell'UDC è Anna Maria Guerra: contemporaneamente consigliere comunale e provinciale, anche se nel 1999 è stata eletta nelle liste di Forza Italia come indipendente della “Federazione di Centro”. Pur sedendo sempre sui banchi dell'opposizione, ha ricoperto incarichi importanti nel corso dei suoi tre mandati in Provincia: tra cui quello di presidente della Commissione Lavori pubblici, tecnologia e ambiente. La incontro, in bermuda e maglietta nella canicola tropicale, proprio nei giorni in cui si agita una polemica piuttosto insensata sul tema dell'abbandono estivo dei cani, contrapposto all'abbandono degli anziani: come se le due cose fossero in alternativa. In genere questi inviti ricorrenti a preoccuparsi di orfanelli, anziani e handicappati – invece degli animali – provengono da chi non fa assolutamente niente né per gli orfanelli, né per gli anziani, né per gli handicappati, ma gli secca che qualcuno possa affezionarsi ai cani o ai gatti.
Anna Guerra controlla la sua irritazione continuando ad accendere, aspirare e spegnere delle mezze sigarettine: non dovrebbe fumare e quindi aggira l'ostacolo con boccate virtuali, accontentandosi della gestualità tabagista. Questa polemica la ferisce particolarmente perché, oltre a far approvare dal Consiglio provinciale una Carta dei diritti degli animali, ha dedicato gran parte della sua vita alle più diverse attività filantropiche: è stata fondatore e presidente della Consulta provinciale del volontariato, che raccoglie appunto tutte le organizzazioni di volontariato del territorio; ha creato il “Telefono amico” e “S.O.S. minori Marche”, cui riserva ogni settimana, attaccata alla cornetta, una buona parte del suo tempo; ha contribuito a far nascere a Pesaro la “Casa città della gioia” di Via dell'Acquedotto per l'assistenza ai senza tetto, gli emarginati, i barboni; sostiene l'Unicef e il Movimento per la vita. E soprattutto ha fondato diciassette anni fa (maturando l'idea insieme a Vittorio Cassiani) l'associazione “Speciale Donna”, impegnata in una miriade di iniziative culturali e sociali. Ogni anno viene assegnato un riconoscimento, e un consistente contributo in denaro, a donne di grande prestigio: da Fara Capece Minutolo dell'AVO, l'associazione dei volontari ospedalieri (prima premiata nel 1987) a Madre Teresa di Calcutta; da Sabina Santilli, fondatrice della Lega del Filo d'Oro, a Clarice Felli di “Smile Again”, l'associazione che cerca di restituire il sorriso alle donne sfigurate con l'acido o il fuoco.
E' nata a Pesaro da una madre bergamasca e da un padre pesarese (di simpatie socialiste) che gestiva un'industria per la lavorazione del ferro con 120 operai. Seconda di tre fratelli, da studentessa di Lingue lavora nelle agenzie di viaggi della costa e pratica il nuoto e l'atletica leggera (che preferisce alla danza). Non chiedetele altro sulla giovinezza e la famiglia, perché si chiude subito a riccio, difendendo con pudore la memoria di alcuni eventi dolorosi che hanno condizionato la sua giovinezza.
Dopo la laurea insegna all'Istituto professionale “Olivetti” di Fano e poi al “Branca” di Pesaro, dove simpatizza (dalla cattedra) con le istanze dei “sessantottini”. Anche nel suo caso, l'educazione cattolica presso la parrocchia dei Cappuccini fa da incubatrice all'impegno politico: fonda, insieme ad altri amici della stessa area, il “Circolo Kennedy”; diventa delegata di sezione della DC e poi delegata provinciale del movimento femminile (succedendo alla mitica professoressa Guasco di Fano); è eletta nel Comitato nazionale del movimento femminile democristiano (“Sono arrivata terza dopo la Falcucci e la Jervolino, ero una grande mangiatrice di voti!”). Infine Arnaldo Forlani, suo continuo punto di riferimento politico insieme a Giorgio Girelli, la chiama a far parte del Consiglio nazionale del partito: dove resterà fino all'ultima eclissi. In quegli anni trova anche il tempo per una fugace esperienza elettorale nel Comune con la lista “Pesaro Nuova” di Francesco Grianti, ottenendo un buon successo personale. Oggi è una persona un po' solitaria, nonostante l'infaticabile attività di organizzatrice, con un forte senso della libertà. Dorme poco, gioca col suo gatto, si alza presto al mattino e va al porto a vedere i gabbiani.
“Le donne sono la forza di cambiamento della democrazia”, mi dice, citando una frase di Alcide De Gasperi: che, a quasi cinquant'anni dalla morte, tutti tirano per la giacca, dichiarandosi suoi fedeli seguaci e interpreti.

E' vero che volete rifondare la DC?
Credo che ci sia molta voglia di Democrazia Cristiana in giro tra la gente. L'UDC vuol contare di più; ma, pur mantenendo la nostra identità, si dovrebbero evitare polemiche eccessive che rischiano di provocare rotture all'interno della maggioranza. Non dimentichiamo che Berlusconi ci ha salvato per due volte dal governo della sinistra. Comunque l'UDC è pronto ad accogliere tutti quelli che stanno riscoprendo i nostri tradizionali valori e non si riconoscono completamente in altre forze moderate all'interno delle due coalizioni. Naturalmente pensiamo alla base, agli elettori; a livello direttivo, temo che chi oggi ricopre delle cariche ben remunerate nel centro-sinistra non avrà certo molta voglia di spostarsi.

Non sarà facile ricreare una forza politica di centro con l'attuale sistema bipolare.
Ma il sistema elettorale, che non è del tutto maggioritario, consente spazi anche alle forze intermedie. Comunque io sono per il ritorno al “proporzionale”.

A settembre si aprirà ufficialmente la “campagna acquisti”, nei due schieramenti, per individuare i candidati sindaci in provincia. A chi vanno le sue preferenze?
Purtroppo non vedo candidati di spicco tra gli esponenti politici locali della Casa delle Libertà. Per questo ci si sta orientando verso un personaggio indipendente, dotato di prestigio personale e di qualità manageriali (diciamo un personaggio con le caratteristiche di Albertini a Milano o di Guazzaloca a Bologna) che possa portare alla vittoria una coalizione contrapposta alla sinistra. Il candidato ideale dovrà però essere capace di affrontare tutti i problemi della città, a cominciare dall'urbanistica e l'ambiente: e non solo quelli della sanità. Questa città è stata malgovernata e lo scempio, soprattutto edilizio è sotto gli occhi di tutti. Come ho già detto in passato, questo sindaco è stato eletto soprattutto grazie al “cemento”.

Nonostante il suo doppio impegno amministrativo, lei sembra un po' stanca delle beghe della politica e molto più interessata alle sue molteplici attività sociali.
Nella mia giovinezza ho dedicato molto entusiasmo e molte energie alla Democrazia Cristiana, riconoscendomi nelle posizioni di centro. Ho avuto una grande delusione dopo le vicende giudiziarie che hanno ingiustamente colpito il partito e lo stesso segretario Forlani, di cui sono sempre rimasta amica nella buona e nella cattiva sorte. Le altre mie attività sono coerenti con lo spirito del mio impegno politico. Il “Telefono amico” è nato da un'esperienza personale di dolore, dopo un grave incidente automobilistico che mi ha costretto a lungo su una sedia a rotelle. In quelle circostanze si capiscono molte cose. La solitudine – diceva Madre Teresa di Calcutta – è il male del nostro secolo. Con i nostri 20 volontari, che si alternano tutti i giorni al telefono, cerchiamo di alleviare molte pene e qualche volta contribuiamo anche a risolvere, con interventi personali, situazioni drammatiche di abbandono e di disperazione.

Qual è il suo rapporto con la religione?
Sono molto legata ai valori della fede cristiana, che mi ha sostenuto in momenti difficili; e sono una devota di Padre Pio, da cui ho avuto segni importanti. Il mio modo di interpretare la religione è l'amore per il creato, per la vita in tutte le sue forme.

Leggo in una sua intervista: “Non sono sposata, forse perché non ne ho avuto voglia… ma certo l'attività di partito non ha influito in questa scelta”. E' proprio così?
Una volta ero una bella ragazza e, avendo troppi corteggiatori, non sapevo chi scegliere! A parte gli scherzi, ci sono tanti motivi per cui uno non si sposa. Anch'io ho avuto le mie storie, una in particolare molto lunga: chi sa che non mi abbia condizionato nelle scelte successive… Comunque non sono mai stata una femminista: adoro gli uomini e li ho sempre preferiti alle donne come amici. Ho avuto qualche delusione, ma forse ho fatto anche soffrire qualcuno: ricordo un giovane tedesco che mi chiamava a casa tutti i giorni quando lavoravo nelle agenzie di viaggio, con grande disappunto di mio padre che avrebbe preferito corteggiatori nazionali. Insomma, tra fregature date e ricevute, penso di aver chiuso alla pari…

Alberto Angelucci


 
 
 
 
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