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  *

L'8 settembre 1943 a Pesaro
Sessant'anni fa

 

L'8 settembre 1943, dopo che il governo Badoglio aveva firmato l'armistizio con resa incondizionata agli alleati, sottoscritto a Cassabile dal generale Castellano, l'esercito italiano si era dissolto, gli organi costituzionali si erano dileguati con la fuga del re, della corte e del governo nell'Italia meridionale già liberata dagli eserciti alleati. A Pesaro, come in tante altre città del centro-nord del Paese, mentre i reparti del 2° Reggimento Artiglieria (Caserma Cialdini), del Distretto militare di stanza nella città, si disperdevano per il “tutti a casa”, si assistette nei giorni 9-10-11 settembre alla corsa verso il nord dell'esercito tedesco che, in colonna quasi continua, percorse velocemente la Strada Statale n.16. Ogni potere costituito era venuto a mancare.
In quei giorni si svolgeva a Pesaro, come ogni anno, la tradizionale Fiera di San Nicola nelle vie del centro, con l'abituale affluenza di popolazione anche dai centri vicini, e un diversivo fu costituito dalla veloce ritirata delle colonne dell'esercito tedesco e dall'incertezza, che stava prendendo tutti i cittadini, di fronte al crollo dello Stato ed al disfacimento dei poteri statuali; incertezza evidenziata in particolare dalla massa di soldati italiani sbandati, che cercavano abiti civili per tentare di raggiungere più facilmente le rispettive località d'origine.
Nel pomeriggio del giorno 10 settembre si verificò anche un avvenimento piuttosto patetico: al Bar Terenzi, nella piazza centrale, si ebbe un “atto di pacificazione” fra alcuni personaggi notoriamente fascisti ed alcuni cittadini di orientamento democratico ed antifascista, in nome dell'esigenza di fronteggiare la situazione che era scaturita con l'armistizio e la fuga del governo e per preservare l'ordine pubblico e la pacifica convivenza fra i cittadini pesaresi. Dichiararono “sotto la loro onorabilità di dare opera perché siano mantenuti l'ordine e la disciplina quali in questo momento ne impone il nostro sentimento di italiani” ed a tale scopo si invitavano “tutti i cittadini a rimanere calmi e disciplinati in ogni evenienza perché non si abbia ad accrescere con sperperi, disordini e discordie la crisi penosa che attenta alla stessa nostra vita nazionale”.
Si trattò di un atto che gli avvenimenti dei giorni seguenti si incaricarono di superare. Infatti il ritorno dell'esercito tedesco, nella forma di forza militare occupante il Paese, ridette coraggio ai fascisti che ricostituirono in parte le loro schiere, che si erano dissolte il 25 luglio con la caduta di Mussolini e del regime fascista; mentre cominciarono le prime iniziative politiche e militari del movimento antifascista, che già in quei giorni di generale sbandamento aveva iniziato a raccogliere armi, prelevandole dai depositi della caserma Cialdini e della Guardia Costiera per armare il nascente movimento partigiano. In quei giorni successivi all'instaurazione del comando militare tedesco a Pesaro presso le caserme occupate dalle truppe naziste, dopo interrogatori e torture, venne ucciso Anteo Ruggeri accusato di aver tramato contro l'esercito tedesco perché trovato in possesso di una radio ricetrasmittente che era stata prelevata su un natante della Marina italiana abbandonata nel porto cittadino i giorni precedenti. Anche altri cittadini pesaresi vennero allora arrestati, sottoposti a duri interrogatori e poi rilasciati.
Cominciò allora una nuova fase della vita della città con l'occupazione da parte dell'esercito tedesco, ridisceso rapidamente dall'Italia settentrionale, con le ordinanze militari della Kommandantur, con la ricostruzione dei poteri politici ed amministrativi ripresi dal neonato partito fascista “repubblichino”. Fu in quei giorni che venne anche decisa la “definitiva costituzione di un Comitato provinciale composto dai rappresentanti di cinque partiti: Liberale, Socialista, Comunista, Partito d'Azione, Democratici Cristiani, nonché del Gruppo dei Giovani, dei Mutilati e Combattenti della guerra 1915-1918 e delle Donne, cioè il Comitato di Liberazione Nazionale. Nel documento costitutivo questo Comitato assumeva “l'iniziativa di predisporre tutte quelle misure d'ordine ordinario e straordinario che vengono suggerite dal succedersi degli eventi”. Inoltre, poiché la costituzione del Comitato era avvenuta proprio nei giorni del disfacimento dello Stato e del dissolvimento dell'esercito, il documento del C.L.N. richiedeva:
1) “Il ristabilimento della più assoluta disciplina militare con l'impedire qualsiasi defezione e con il richiamo di quei militari di altre regioni che almeno apparentemente hanno abbandonato i loro posti;
2) Urgenti provvedimenti sulla situazione dell'aeroporto di Fano;
3) Opportuni ed immediati provvedimenti perché l'Esercito venga coadiuvato dal popolo;
4) Contatti giornalieri e continui dei rappresentanti del Comitato con le Autorità;
5) Predisposizione di opportune misure per ponti, strade, ferrovie e porti;
6) Occupazione da parte dell'Esercito della Caserma della Milizia ed energici provvedimenti contro gli squadristi;
7) Immediato rilascio di tessere di libera circolazione nelle ore di coprifuoco ad un elenco di persone che sarà indicato dal Comitato perché coadiuvino al mantenimento dell'ordine pubblico”.

Giuseppe Righetti


 
 
 
 
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