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Paesaggi sonori sul “Tetto del Mondo”

L'Ente Parco Naturale San Bartolo ha organizzato durante l'estate una serie di diverse iniziative, con il coordinamento della Cooperativa “Il Grande Albero”. Io e il mio compagno abbiamo aderito ad una di esse e siamo finiti, in compagnia del poeta Andrea Fazi, sul Tetto del Mondo ad “ascoltare” il tramonto sul mare. Poeta? Ma Andrea Fazi non è forse noto come educatore ambientale nonché guida naturalistica d'innumerevoli itinerari? Sicuro! Ma chi ha fatto parte del gruppo da lui guidato, sa che dopo aver percorso il sentiero Vincolungo, seduti alla fine sul campo in cima alla Montagnola (uno dei rilievi collinari del Parco San Bartolo a 198 metri sul mare) cosiddetta “Tetto del Mondo”, tutti noi ci siamo sentiti un po' poeti… e un po' nostalgici di un mondo antico il cui silenzio esterno ed interno era la colonna sonora delle nostre emozioni.
Emozioni? La nostra guida, non senza qualche rimbrotto polemico da parte di alcuni presenti, ricordava a se stesso e a noi l'esistenza di un lessico delle emozioni, denunciandone con rimpianto la perduta varietà: tendenzialmente le emozioni sono definite con aggettivi schematici, buono/cattivo, allegro/triste, bello/brutto, svanendo così le innumerevoli sfaccettature che tra questi due estremi sottolineano ed esprimono l'infinita gamma sonora delle nostre sensazioni. Condivido con Andrea la convinzione che non esistano stati d'animo assoluti, ma che in un momento di malinconia possa essere già presente una gioia in embrione che crescerà per poi nascere ed esplodere avendo in sé uno spazio destinato al dolore… e così via in una sorta di vasi comunicanti che si riempiono e si svuotano contemporaneamente ma talvolta così lentamente che non possiamo “sentire” la vita là dove giunge più intenso il suono della morte; così come quando, assordati dall'euforia dell'illusione, non “sentiamo” che un dispiacere appena sussurrato ha le dimensioni di un dolore acuto da cui inconsapevolmente ci difendiamo.

Testimoni del tramonto

Ma la camminata, l'escursione al San Bartolo che c'entra con tutto questo? Il nostro Andrea questa volta, a commentare la passeggiata, ha usato non solo, come sempre, la sua voce, leggendoci tra l'altro un noto testo “The Tuning of the World” (1977) tradotto in italiano con il titolo “Il paesaggio sonoro” di Raymond Murray Schafer (compositore, musicologo, scrittore e ambientalista canadese ideatore negli anni '60 di una nuova ecologia del suono sensibile ai crescenti problemi dell'inquinamento acustico), ma giunti sul “Tetto del Mondo”, mentre eravamo spettatori commossi e meravigliati di un ennesimo implacabile tramonto, ecco che una musica ha accompagnato quell'evento! Ma prima facciamo un salto indietro: dall'inizio della passeggiata (l'incontro era presso la scuola di Colombarone) fino alla mèta, la dinamica sonora del nostro cammino è mutata con i nostri passi; aggrediti in partenza dal più che Fortissimo dei suoni autostradali, del traffico sulla Statale, del transito dei treni, man mano che salivamo si sono alternati il rumore dei trattori, l'abbaiar dei cani chiusi nei recinti delle ville del San Bartolo, inquietati dalla nostra presenza, il verseggiare degli uccelli, qualche cellulare che camminava con noi, fino a che lassù, il passaggio di sporadici aerei, e i prepotenti interventi in “sforzando” di motociclette sulla Panoramica, hanno lasciato spazio al rumore ormai attutito del traffico automobilistico, e finalmente, quasi nel silenzio. Et voilà! dallo zaino magico Fazi ha estratto un apparecchio e ci ha regalato, timoroso, i suoni di un coro femminile bulgaro a cappella, e lì ognuno di noi avrà “sentito” quegli attimi a seconda del proprio momento di vita, della propria età, del proprio desiderio, della propria disponibilità ad accogliere quell'intimità. Intanto, a conferma dello scambio di emozioni che “eppur esiste” e che in quel momento ci avvolgeva, mentre il Sole tramontava, ecco che Lei, alle nostre spalle, ci coglieva di sorpresa: nuda, bellissima e un po' burlona, compariva la Luna, e la Diva è diventata lei, ammirata e superfotografata mentre il defunto Sole ormai calava nel mare dell'oblio.

Una ridda di emozioni

Ci siamo avviati sulla via del ritorno, ciascuno con i suoi pensieri e le proprie riflessioni: Fazi aveva avuto timore di essere stato “ridondante” aggiungendo alla vista della Natura, già di per sé esauriente, anche l'ascolto della musica bulgara. Un eccesso di emozioni? Godere troppo e troppo soffrire? E' questo di cui abbiamo paura? Ma non è forse questa la ricetta dell'amore nelle sue varie forme? Combinare gli ingredienti, mescolarli, togliere aggiungere, a volte troppo saporito, o troppo insipido, alla ricerca di un equilibrio in cui Sole e Luna per un istante convivono, per poi cedersi il Testimone nello scandire del Tempo che è la nostra unica sicurezza.
Non so perché ma mi viene in mente una celebre aria il cui testo dice così:nel cor più non mi sento/brillar la gioventù/cagion del mio tormento, /amor, sei colpa tu, /Mi pizzichi, mi stuzzichi/ mi pungichi, mi mastichi; /che cosa è questo ahimè?/pietà, pietà, pietà!/ amore è un certo che, / che disperar mi fa.
La musica che accompagna questo testo è di Paisiello ma io non sono una maga e qui non si ascolterà.

Luisa Majone


 
 
 
 
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