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Ucchielli: La nuova provincia


Incontro un Palmiro Ucchielli disteso e abbronzato dopo la pausa estiva, proprio il giorno dell'inaugurazione della Festa provinciale dell'Unità che ha scatenato una ridda di polemiche in città.

L'accusa rivolta all'amministrazione comunale è quella di esproprio temporaneo del centro storico a beneficio di una sola parte politica.
“Il tema della Festa dell'Unità di quest'anno, a livello nazionale, è quello della comunicazione e dell'informazione. Per ironia della sorte la levata di scudi di tutta l'opposizione a Pesaro ha funzionato perfettamente dal punto di vista della comunicazione: è stata la più efficace campagna pubblicitaria a favore di questa festa; avremmo dovuto spendere miliardi per ottenere lo stesso risultato di interesse e di partecipazione. Al di là delle battute, non capisco le ragioni di tutto questo scandalo: in democrazia tutti i partiti e i movimenti possono chiedere di utilizzare i luoghi pubblici per ospitare i loro eventi”.

Questo significa che se l'anno prossimo Alleanza Nazionale chiedesse al Comune di ospitare un loro evento nel centro storico gli sarebbe ugualmente concesso?
“Certamente dovrebbe essere autorizzato a farlo. E vorrei aggiungere che non mi sognerei neanche di piazzare un totem in piazza per contestare quella manifestazione, come è avvenuto in questo caso da parte di alcune forze dell'opposizione. Questo fa parte delle elementari regole di rispetto nella vita democratica e civile. Non ricordo che sia mai avvenuto niente del genere in passato quando il Pci o la Dc o l'Msi organizzavano le loro manifestazioni, anche quando c'erano gli steccati ideologici”.

Passiamo ai temi politici. La linea dei DS nella nostra provincia mi sembra di pieno appoggio al costituendo Partito Democratico e non risultano significative adesioni alla sinistra del partito, quella di Mussi, Angius e compagnia.
“Credo che in Italia si senta la necessità di una semplificazione della vita politica e istituzionale, che poi era quella tradizionale nella storia della Repubblica, al di là della breve durata dei governi di coalizione: in cui sostanzialmente si fronteggiavano due grandi partiti popolari (la Dc e il Pci), affiancati da pochi partiti molto più piccoli ma non da 30 partitini diversi come oggi. Mi auguro che prevalga il modello di un bipolarismo perfetto fra destra e sinistra, cui si affiancheranno forze minori di radicali di destra e radicali di  sinistra: considero questi ultimi i veri conservatori del nostro tempo e non i riformisti, perché i riformisti sono quelli che innovano e non quelli che pensano solo al passato. In questa provincia c'è sempre stata una larga adesione verso il nuovo. Io sono stato l'ultimo segretario del Pci e il primo del Pds: ho sempre cercato di anticipare gli eventi, sia dal punto di vista culturale che da quello dei programmi, di promuovere il rinnovamento e il ricambio dei gruppi dirigenti ”.

Il 14 ottobre si terranno le ‘primarie' del futuro Partito Democratico. Sarà Walter Veltroni il vostro unico candidato?
“A Pesaro si registra una larga adesione sul suo nome perché viene considerato un buon leader, nella prospettiva di un futuro governo riformatore da lui guidato. A livello regionale vediamo con favore la candidatura di Sara Giannini (39 anni, segretaria regionale dei DS. N.d.R). L'obiettivo è quello di arrivare a oltre il 50% dei voti, aggregando anche elettori che provengono da altri partiti e che vogliono costruire insieme a noi una ‘casa nuova'. Noi stiamo abbandonando una casa vecchia per costruirne una nuova, più rispondente ai bisogni degli italiani: abbiamo bisogno di muratori, ingegneri, architetti. Abbiamo bisogno di un gruppo dirigente, non di un partito guidato da un capo supremo a cui tutti devono obbedienza”.

E' favorevole alle “quote rosa” in politica?
“Chi ha più filo lo tesse, dice uno dei miei amati proverbi. In Provincia le donne sono la maggioranza nei posti di responsabilità; gli ultimi dirigenti che ho nominato sono due donne. Il criterio delle “pari opportunità” è uno dei tre obiettivi strategici della mia amministrazione, insieme all'attenzione verso l'ecologia e l'ambiente e al rinnovamento politico attraverso il protagonismo dei giovani e delle donne. Credo che la legge dovrebbe prevedere – anche a livello nazionale – un equilibrio perfetto nelle candidature fra uomini e donne; e lo stesso criterio dovrebbe essere seguito anche per le ‘primarie' all'interno delle nuove coalizioni”.       

Un primo bilancio del suo mandato?
“Dopo 8 anni non sono ancora annoiato di fare il presidente della Provincia. La politica è stata definita ‘l'arte del possibile'. Io invece la considero l'arte di fare le cose impossibili, di comporre le cose incomponibili. Credo che in questa provincia si stia verificando un'inversione di tendenza. Dopo il rinnovamento della macchina amministrativa e burocratica, riducendo il numero dei dirigenti e coinvolgendo tutta la struttura nella realizzazione di obiettivi chiari, di un progetto, ho cercato di costruire un'alleanza Nord-Sud nelle Marche che permettesse a Pesaro di avere un peso politico maggiore. Fra i risultati già raggiunti: la certezza di risorse finanziarie per l'Università di Urbino, lo sblocco dopo vari decenni della questione del porto di Pesaro, il previsto potenziamento dell'autostrada con la terza corsia, le varianti, i collegamenti con il porto. Ora vorrei arrivare a una provincia europea di qualità, collegando questo territorio all'Europa e al mondo e stringendo alleanze culturali con le altre città europee delle rocche e dei castelli. Inoltre vorrei sviluppare a tutti i livelli una cultura dell'accoglienza, anche attraverso specifici corsi di formazione per tutti coloro che interagiscono con i visitatori.

Faccia ancora due miracoli: la realizzazione della Fano-Grosseto e il ritorno del “Lisippo” a Fano.
“Già 700 anni fa la via della Guinza era considerata una delle principali vie del commercio. Spero di chiudere il mio mandato con la realizzazione di questa arteria che collega l'Adriatico e il Tirreno: affidata ai privati e remunerata con un pedaggio, sposterebbe l'economia delle Marche verso il Nord, sviluppando enormi potenzialità.
Per quanto riguarda il “Lisippo”, a suo tempo sono stato io a presentare le prime interrogazioni parlamentari sull'argomento, sulla base del lavoro di indagine svolto dall'allora procuratore della Repubblica Savoldelli Pedrocchi. Sono questioni complesse, ma non serve la cultura del lamento, serve quella del progetto. E poi a volte succede che un cieco trovi per terra un ferro di cavallo...”

A.A.

 


 
 
 
 
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