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Fano dei Cesari 2007

Carmelina Rotundo, una fiorentina innamorata di Fano e della sua storia, sfila in costume durante la “Fano dei Cesari”.

Emozioni, colori e musica

Drappi, fiocchi, nastri adornano Fano, corone d'alloro, bellezze di ori, le donne si muovono nella libertà del peplo con ornamenti di monili d'oro e nastri sulla fronte. Gli uomini in mantello, in corazze la truppa, al comando del centurione. Hanno chiamato i musici: l'arpa, i tamburelli, le nacchere, che suonano due nella mia mano destra due nella mia sinistra, le bimbe ed i bimbi hanno corone d'alloro intrecciate con fiori, dal cestino vanno prendendo petali odorosi che tutti ci ricoprono insieme a note, le colombe viaggiatrici che stanno per spiccare il volo portano messaggi nel becco. Roma caput mundi.
Procedo tra voli di petali di fiori, voli di note di strumenti musicali, senatori in tonaca lunga incedono sontuosamente, accampamenti avvolti nel silenzio dell'attesa, ora nel fragore dei preparativi per la battaglia che sarà sempre la prima e forse l'ultima; scudi, spade, corazze, archi, frecce, elmi, al Bastione Sangallo (XVI secolo). Rivivono antichi, sapienti mestieri; alacremente all'opera il calzolaio sul desco di legno, tramandato di generazioni in generazioni, muove antichi strumenti con destrezza; l'orafo fa bracciali e anelli, che all'epoca romana erano molto importanti come simboli di potere; Stella il vasaio ha gocce della fortuna, volti di terracotta che – facendoli ruotare di 360 gradi – "cambiano età", vecchi o giovani (effetto ripreso da un mosaico ritrovato ad Ascoli Piceno dove, a seconda della direzione, entrata o uscita, il visitatore vedrà volti di vecchi o di giovani); al gioco della fortuna e degli amorini perdo e vinco al gioco dei rospi e delle rane. Il cestaio va intrecciando vimini per arabescati disegni che comporranno i cesti...
Lucina lavora per realizzare calzari e il servitore nella bisaccia porta le solea per metterle ai piedi del padrone prima che questi entri nella casa. I fabbri all'opera forgiano lame sull'incudine, nel fuoco alimentato da un mantice; uno di loro porta al collo un torque, ornamento celtico aperto davanti per permettere il passaggio di acqua, cibo, aria, simbolo degli uomini liberi, del valore in battaglia. L'associazione “Storia viva” presenta, sotto la tenda dell'accampamento romano, la tavola imbandita di trofei e l'impresa, in fase di realizzazione, ha del magico: stanno costruendo la triremi, un barcone che viene dagli studi di Cinecittà e salperà per un viaggio nel luoghi nel tempo.
Ave Cesare Imperatore Augusto: gli dei ti siano propizi, doni di conchiglie, perle e coralli sono ai tuoi piedi. Io non mi posso più fermare, campane a distesa, campane a marea, poi, il cielo.
2007 d.C. - 207 a.C.

***

Al mercato il centurione ha comprato il più bello, il più forte degli schiavi e il rito delle vestali si è compiuto. Le fiaccole sempre accese. Entrare nel tempo come due sposi. Tu partirai per la prima – che spero non sarà l'ultima – pugna, io resterò ad accudire l'immensità della tua dolcezza a pregare Giove re degli dèi che ti protegga dalle punte avvelenate delle frecce, dalla punta delle spade nemiche... Da ogni artigiano all'opera vo' prendendo per te morbidi calzari perchè i tuoi piedi trovino riposo dalla fatica, dalla polvere delle battaglie; una goccia di fortuna per cingere il tuo collo, la lama più tagliente dell'odio per uccidere i tuoi nemici, lo scudo più forte...
I musici che mi precedono, il corteo dei bimbi che mi segue; vestita di bianco con i monili d'oro al collo alle orecchie, intorno alla testa il nastro nel vento che fa volare il mio abito bianco, vibro di felicità cristallina a gocce, immensa; e allora, abbasso gli occhi.
La sfilata si va colorando dei colori delle sei circoscrizioni (azzurro/bianco la Prima circoscrizione, arancio/marrone la Seconda, verde la Terza, oro la Quarta, rosso/nero la Quinta, argento la Sesta), tremila e più i figuranti. Gli aurighi sono saliti sulle bighe e tengono strette le briglie degli splendidi cavalli, destrieri di razza. Tutto si è compiuto nel tempo e il popolo accoglie il vincitore della Seconda circoscrizione con grida di giubilo. Anche l'Imperatore si inchina di fronte all'auriga vittorioso.

Carmelina Rotundo

Sul filo della letteratura latina

Alle sei della sera, sotto il sole cocente di un pomeriggio d'estate, il corteo esce dall'Arco di Augusto ed irrompe imperioso nello spazio del Pincio adibito alla manifestazione della Fano dei Cesari. Le ancelle spargono fiori, le matrone marciano orgogliosamente ingioiellate, le vestali con i loro candidi veli alzano al cielo i loro peana agli dèi. I militari agitano le lance per acclamare il loro duce, le macchine da guerra avanzano lentamente, mentre gli schiavi, grondanti sudore, spingono i rulli induriti dal sole. Le funi si tirano come corde di cetra, le loriche segmentate si scaldano, il balletto venuto da lontano reitera movenze all'infinito.
I cittadini della Colonia Julia Fanestris, spogliati dei loro soliti abiti, ne indossano degli altri, e in questi altri sono spogliati anche dei loro strati sociali moderni: il ragioniere si veste da tribuno, il farmacista da imperatore, il lattaio da macellaio, il cuoco da miles, è un continuo travestimento rigorosamente filologico, più una ricostruzione storica che una rievocazione storica, per cui i partecipanti non sono figuranti ma soggetti principali di un mondo antico. Per un giorno e per una notte le differenze sociali sono assopite: in questo sta l'originalità della Fano dei Cesari, perciò si distingue da tutte le altre manifestazioni.
Le parate sono sei, come sono le circoscrizioni, e ognuna interpreta un tema antico tratto rigorosamente dalla letteratura latina, ma moderno nell'interpretazione scenica; il ripetersi delle parate, illuminate dai raggi rossastri del sole di mezza sera, ha un effetto scenico non indifferente. Schiere di popolazioni alleate o dominate dall'Impero romano, con i loro costumi, regine d'Egitto, schiave numide, ancelle di Siria, bellezze nordiche della Pannonia, schiavi ebrei orgogliosi del loro unico dio, e poi prigionieri; e tutto il mondo conosciuto del tempo sfila per ore davanti alle autorità imperiali collocate davanti alla statua di Augusto al Pincio. I britanni e i celti sempre più remissivi, si scambiano colpi bassi.
L'aditus dell'Arco d'Augusto diventa piccolo per i numerosi partecipanti. Vitruvio avrebbe distribuito meglio le entrate e le uscite dell'immensa folla che dovrà passare sotto il suo arco. “Nel luogo ideale per un teatro, distribuisce le uscite e le entrate in maniera che la folla non si accalchi e non trovi ostacoli prodotti dalla folla stessa”, citando dal suo scritto “De Architectura”. Dea Fortuna, paulo maiora canamus (O Dea Fortuna cantiamo un tono più su). Gli abitanti di Fano si ritrovano tutti sotto la protezione della Dea Fortuna che in questi due millenni è stata parca di beni per i suoi cittadini; la fortuna è però una Dea a cui non si attribuisce nessuna colpa, la fortuna è come il Fato al di là di ogni popolare giudizio.
Alla sera ci si abbandona placidamente alla stanchezza prodotta dalla felicità e dalle emozioni della giornata, il mulsum e Venere ci avvolgono in un turbinio senza fine, in un armonioso amore per quello che ci è attorno: le cose e gli animali. Mentre la stella Sirio, appena nata (21 luglio), brillantissima, osserva con il suo oscuro compagno le feste notturne, in attesa del sorgere eliaco (helios=sole). Gli antichi egizi aspettavano con ansia la sua apparizione perché iniziavano le inondazioni del Nilo, data d'inizio dell'anno egiziano.

Gabriele Gerboni


 
 
 
 
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