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Le origini della pallacanestro pesarese


Le rane di “Aido”

Se Gianni Patrignani (Gabanén) è considerato il padre del nuoto pesarese, Agide Fava, detto Aido, è da ritenersi lo storico fondatore e animatore della nostra pallacanestro. Si era negli anni '40/42 quando già, alla palestra Carducci, un gruppo di giovani universitari da Bologna portò a Pesaro questo strano gioco fatto con un pallone che doveva essere gettato dentro un cesto, che poi in realtà cesto non era: si trattava di un cerchio in ferro applicato ad un tabellone posto ad una certa altezza. Noi ragazzini delle scuole medie ne fummo subito attratti e prendemmo a giocare partecipando ai tornei studenteschi cittadini. Fu in quell'occasione che conobbi e diventai amico di Aido. Lui apparteneva al gruppo di “quelli di Loreto”, io al gruppo di “quelli del Porto”, praticamente agli antipodi della città. Ci trovammo a giocare assieme nella rappresentativa dell'Istituto Magistrale, unitamente ad altri giovanissimi tra i quali quel Michele Scrima che, in seguito, fu valido presidente della Pesaro-Basket. Di Aido cestista ricordo il suo incedere sicuro in mezzo al campo, l'estrema calma, la precisione intelligente dei passaggi, il tiro in cesto sempre ben calibrato e la prontezza nel recupero dei palloni; quei palloni che nelle sue enormi mani sembravano piccoli piccoli, fuori misura.
In estate ci ritrovavamo ancora assieme al porto-canale di Pesaro. Aido era un raffinato cultore della nuotata a rana e ricordo bene che un giorno, prima dell'allenamento, ci mostrò, chiuse in un vaso di vetro, alcune rane che aveva pescato nel Genica. Messe queste in un largo recipiente, le studiava con scrupolosità scientifica e da esse, dal loro modo di nuotare, cercava di trarre i suggerimenti più opportuni da trasferire nel suo modo di nuotare “a rana”: come scalciare con i piedi, come tirare con le braccia e, soprattutto, come coordinare i due movimenti perchè il passaggio in acqua avvenisse con fluidità e continuità. La lezione appresa dalle rane diede i suoi frutti. Aido riusciva infatti – ed era l'unico a saperlo fare – ad attraversare il porto dall'uno all'altro molo, tutto in apnea, con una stupenda “rana” subacquea per oltre quaranta metri di percorso.
Poi venne la chiamata alle armi della nostra classe: 1923. Chi da una parte, chi dall'altra, si partì coinvolti in un gioco che certo non era quello della pallacanestro. Aido fu mandato sul fronte greco-albanese, ed io, più fortunato, in Italia: prima a Verona poi in Toscana. Liberata l'Italia e ritornati a casa, le prime partite di pallacanestro furono quelle contro le rappresentative americane, quei simpaticoni di militari americani a cui riuscimmo elegantemente a “fregare” anche un pallone: pressoché introvabile in quei tempi. Sarà nell'estate del 1946 che verrà costituita la prima società cestistica pesarese che si chiamerà Victoria: Gino Filippucci ne è il presidente ma “il motore di tutto - racconta Giorgio Ghirlanda - era Agide Fava. Mi ricordo la prima trasferta in serie B, a Trieste. L'intera squadra fu caricata su un traballante autofurgone della Curia di Pesaro, guidato da Don Mei che era vestito da meccanico perchè in quei tempi (siamo nel 1947), con l'occupazione dei “Titini”, Trieste non era un posto tanto consigliabile per i religiosi. Così come ricordo bene la partita di spareggio contro il Pavia con la quale conquistammo la promozione in serie A: era l'annata 1949/50”.

Dal calcio al basket

Oltre a praticare il nuoto, come si è detto, Agide fu anche un valido calciatore della Vis Pesaro, dove militò per più anni giocando nel ruolo di centromediano. E fu un bel centromediano, padrone del campo, preciso negli allunghi ai compagni, abile regista del gioco, baluardo insormontabile in difesa. Frequentando così il campo sportivo “Benelli” venne a trovarsi con noi che praticavamo l'atletica leggera. Qualcuno, viste le sue grosse mani e la grande apertura di braccia, gli consigliò di provare nella specialità dei lanci. Agide ci provò e, in poco tempo, divenne uno dei migliori nel lancio del disco in campo regionale.
Ma lo sport del cuore restava la pallacanestro. Il 10 ottobre 1955 fu una giornata memorabile per la pallacanestro pesarese. Come Società affiliata al CSI i ragazzi della “Victoria” furono invitati a giocare contro la “Stella Azzurra Roma” in Piazza S. Pietro alla presenza del Papa Pio XII. I ragazzi di Fava (ragazzi si fa per dire; c'erano fior di campioni quali i fratelli Ragnini, Carlo Ferri, Carlo Bontempi, Italo Angelini, Idalco Minelli e, assistente spirituale, don Dario Mei) vinsero la partita e in seguito furono ricevuti dallo stesso Papa. Fu un momento di profonda emozione e di grande soddisfazione.

Vongole al sugo

Nell'immediato dopoguerra Agide insegnò educazione fisica nelle scuole medie pesaresi e forse fu in quell'occasione che scoprì le sue doti di istruttore e allenatore di basket. Poi la professione lo porterà ad operare in campo imprenditoriale: tanto è vero che in pochi anni, a Cattolica, realizzò una fabbrica per la lavorazione e conservazione in scatola delle vongole, che fu un vero successo, tanto da vincere la concorrenza delle più famose ditte esportatrici portoghesi. “Il segreto dei sughi delle mie vongole – ebbe a dirmi un giorno, in gran segreto – sta nell'usare olio vergine dei colli pesaresi unitamente a una giusta porzione di vino Sangiovese romagnolo”. Una ricetta appresa dalle stesse donne che lavoravano in ditta e che era la stessa che usava mia madre dietro gli insegnamenti delle vecchie portolotte pesaresi. Nonostante i nuovi impegni professionali, Aido era sempre presente nelle palestre cittadine ad esercitare quella che era la sua grande passione: insegnare ai ragazzi la difficile arte del basket: quel basket alla pesarese che – come dice Giorgio Ghirlanda – era fatto di grinta, di aggressività, e di difesa ben vigilata e che fu alla base della crescita dei successivi talenti: dei Riminucci, dei Bertini, dei Paolini e di tutti gli altri che verranno.
All'indomani della morte di Agide Fava, avvenuta il 21 marzo del 1989, il Panathlon Club di Pesaro, di cui Aido era socio fondatore, istituì un posto nelle tribune del Palasport a suo nome, grazie alla concessione del presidente Scavolini. E ogni anno quel posto è riservato ad un giovane delle scuole pesaresi che si sia distinto e nel campo dello sport e in quello dello studio. Qualche anno fa il posto toccò al giovanissimo Filippo Magnini e – oggi che il nostro “Super Pippo” è salito alla ribalta del nuoto mondiale – il fatto acquista un significato tutto particolare sul piano umano ed educativo. Sì, perchè Agide Fava fu soprattutto un educatore, un autentico maestro per tante generazioni di giovani. Recentemente Sandro Riminucci, l'Angelo biondo della pallacanestro pesarese, ha detto nel corso di un'intervista a Radio Città: “Iniziai a giocare con alcuni amici, spiato da Agide Fava. Fu lui a convincermi a far parte della squadra giovanile. La fortuna poi mi aiutò ad entrare in prima squadra al posto di Angelini infortunato. Aido per me è stato tutto. Ricordandolo, mi vengono i brividi. Non solo ci ha insegnato l'abc del basket, ma ci seguiva come dei figli...”.

Agostino Ercolessi


 
 
 
 
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