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Presentato, e interpretato, da Dan Gay, ecco (a destra nella foto) Jeleel ("Deji") Akindele, 25 anni, 2,16 metri, maglia numero 9: il nuovo pivot nigeriano della Scavolini-Spar.
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"Eccoci qua. Motivati, combattivi, con tanta voglia di emergere e, soprattutto, con la testa sulle spalle!...". Parole e musica di Stefano Vellucci, che il presidente biancorosso mette in bocca ai protagonisti della sua nuova Scavolini-Spar, squadra pensata per dar corpo ai sogni di un'intera città dopo una stagione tutto sommato positiva, ma che – inutile nascondersi dietro al dito – è finita lasciando non poco amaro in bocca per il mancato approdo ai play-off. Squadra che, nei voti dello staff tecnico e dirigenziale, dovrà fare dell'affidabilità e della coesione le sue armi migliori, laddove genio e sregolatezza furono la griffe della Scavo-Spar edizione 2007: “Centrare l'obiettivo play-off sarà quest'anno ancor più difficile della scorsa stagione, perché dovremo vedercela con cinque big inarrivabili (Siena, Roma, Milano e le due bolognesi) e con Treviso che ci è superiore come organico e come budget. Però – sottolinea Vellucci – se i nuovi acquisti si dimostreranno pari alle attese, e soprattutto se il nostro grande pubblico non ci farà mancare il suo appoggio, a cominciare dall'adesione alla campagna abbonamenti, sono sicuro che non falliremo il bersaglio...”. Che dice il popolo biancorosso? Moderata soddisfazione per l'assemblaggio della nuova squadra, ma anche mugugni per quel qualcosa in più che forse si sarebbe potuto fare in termini di scelta del quintetto-base. I dubbi maggiori, in seno alla tifoseria nostrana, sono suscitati dal soggetto scelto per ricoprire il ruolo fondamentale di pivot: questo Akindele, dicono in tanti, sarà anche un gran bravo ragazzo e avrà un fisicaccio bestiale, però siamo certi che, anche a parità di spesa, non si poteva trovare di meglio quanto ad esperienza e caratura tecnica? Il G.M. Montini la spiega così: “Abbiamo scelto Akindele soprattutto per le sue fortissime motivazioni, e per la sua convinzione che Pesaro possa essere un trampolino di lancio ideale anche in prospettiva NBA. Non per nulla, ha firmato un contratto biennale, e noi siamo stati ben contenti di offrirglielo a motivo della sua giovane età e degli ampi margini di miglioramento che sicuramente promette sotto l'aspetto tecnico. E lo stesso discorso vale per il giovane playmaker Van Rossom, che vuol diventare grande a Pesaro anche se giunto... via Milano”. Più che una scelta, una specie di scommessa quella su Akindele. Chiuso quasi subito il discorso D'Or Fisher, pare anche a motivo di referenze caratteriali non proprio convincenti (ma vedremo cosa combinerà in maglia Maccabi), lo staff biancorosso si è affrettato a firmare il nigeriano ex Pau Orthez, sicuramente anche su suggerimento di Max Stanic, che con Akindele ha sfiorato i play-off nel campionato francese. Giocatore verticale, tutto esplosività ed atletismo, il nuovo pivot biancorosso necessita di acquisire l'indispensabile bagaglio di tecnica e di esperienza tattica per poter diventare un punto di riferimento specie sul fronte difensivo. E allora non resta che affidarsi a Pino Sacripanti, indiscusso valorizzatore di talenti nascosti: “labor omnia vincit improbus” deve essere il motto, che tradotto per la campagna significa che sputando sangue si arriva a tutto. Resta il discorso Myers. Il “Molleggiato”, giunto al suo dichiarato ultimo anno di carriera, dovrà adattarsi a partire dalla panca, lasciando le luci della ribalta alla guardia titolare Ramel Curry. C'è da augurarsi che Carlton sappia riciclarsi da leader in campo a punto di riferimento morale di tutto il gruppo, presenza comunque carismatica anche se fuori dallo starting five. Dovesse mettersi a remare contro, non resterebbe che piangere. Ma a questa eventualità non vogliamo nemmeno pensare.
Alberto Pisani
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