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La Caserma “Paolini” e il 94° Reggimento Fanteria

Proviamo a passare il prossimo 14 maggio davanti alla caserma “Paolini” di Fano e proviamo a tornare un poco indietro nel tempo, quando al di là delle spesse mura con il filo spinato si udivano i rumori tipici della vera caserma: soldati in movimento, periodici squilli di tromba, motori rombanti e profumi della cucina sempre in attività. Questa, un tempo, era la sede di uno dei più prestigiosi e rinomati reggimenti di fanteria dell'esercito italiano: un insieme di uomini che si muoveva, viveva, operava qui dentro e poi si addestrava nella campagna e poi usciva in città, frequentava i caffè e i cinema e le pizzerie, passeggiava per il Corso o sul lungomare, scriveva a casa e parlava di Fano, delle sue mura e delle sue ragazze. Qui si sono succedute generazioni di soldati, tanti non sono più tornati dai campi di battaglia dove sono stati mandati, molti sono tornati a rivedere la caserma e la città, a farla conoscere alla moglie ed ai figli, a presentarla come si fa con un conoscente cui si vuole comunque un poco di bene. Tutti hanno sempre fatto il proprio dovere, tutti hanno qui ricevuto un valore aggiunto che ne ha segnato e condizionato la vita. 
Quelle mura, è vero, oggi fanno tristezza, tanto sono penosamente abbandonate e  sfiorano il ridicolo  con quei  cartelli che intimano di starne alla larga perché vi è la vigilanza armata. Ma quelle mura dovrebbero invece ricordare a tutti il 94° reggimento fanteria che, insieme al gemello 93°, formava la Brigata “Messina”. Il 14 maggio era la festa del Reggimento, festa grande per tutta la città imbandierata, con il giuramento solenne di fedeltà alla Patria delle nuove reclute, tanti familiari accorsi da tutta Italia, il defilamento in parata delle compagnie, fanfara in testa, lungo il Viale Adriatico, battimani, lancio di fiori, scolaresche con i propri insegnanti e le bandierine in mano lungo il percorso, con il successivo pranzo nelle trattorie sovraffollate e gli addii serali alla stazione. Allegria, lacrime di commozione, orgoglio di indossare magari la stessa divisa del padre o del nonno, la gloriosa divisa del 94° Reggimento. Il 14 maggio è l'anniversario della sanguinosa battaglia del bosco di Panovizza, quota 174  ad est di Gorizia (oggi si trova in Slovenia), dove il nostro reggimento si è guadagnato la Medaglia di Bronzo al valor militare e ha lasciato sul terreno tanti suoi soldati. Era uno dei più antichi reggimenti dell'esercito del nuovo Regno d'Italia, costituito in base alla legge ordinativa del 29 giugno 1882 e subito impiegato, con alcuni suoi reparti, nella campagna eritrea del 1896. Quando a Fano fu inaugurata la nuova, moderna ed efficiente caserma “Generale Paolini”, fuori dalle mura fra Porta Mazzini e Porta Cavour, questa divenne la sede del 94° e lo sarà per tutta la sua esistenza, creando quel legame sottile ma indissolubile fra i suoi fanti e la nostra città.
Venne la guerra libica e il reggimento di nuovo fu chiamato a dare uomini e mezzi di rinforzo al suo gemello 93°, che ebbe fra i suoi comandanti anche quel colonnello Armando Diaz che, divenuto poi generale, sarà il Comandante Supremo della Vittoria. Il 18 maggio 1915 il reggimento al completo lasciò Fano e diresse in Alta Italia: il 26 maggio era già in zona di guerra, nei pressi di Palmanova e dopo qualche giorno varcò l'Isonzo ed iniziò l'epopea di eroismo, sangue, battaglie, arretramenti, avanzamenti alla baionetta. Monfalcone, Selz, Zagora, Vertoiba, il già citato bosco di Panovizza, San Gabriele, Grappa, Montello videro i nostri fanti con le mostrine giallo-rosse, che si guadagnarono tre citazioni sui bollettini di guerra del Comando Supremo. Il 15 luglio del 1918, prima della spallata finale di Vittorio Veneto, il poeta–soldato Gabriele D'Annunzio, che visse alcuni episodi della battaglia insieme ai nostri fanti, volle lasciare l'impronta del suo sentimento e della sua ammirazione definendo la Brigata Messina “Impetuosa Messanensis Legio”, che divenne il suo motto. Al termine del conflitto, il 94° Reggimento annoverava ben 54 Ufficiali e 1.565 fanti caduti per la Patria, la sua bandiera ebbe la Medaglia di bronzo al valor  militare, i suoi uomini due medaglie d'oro, 151 d'argento, 219 di bronzo: non c'è che dire, un reggimento davvero speciale.
Negli anni fra le due guerre il Reggimento visse a Fano la vita di guarnigione fra la caserma “Paolini” e l'antica caserma “Montevecchio” e il 1° ottobre 1934 assunse l'onere della formazione della Scuola Allievi Ufficiali di Complemento, che mantenne fino al maggio 1940. Centinaia di giovani, diplomati e laureati, trascorsero i sei mesi di formazione in questa caserma ed alcuni ce ne lasciarono una descrizione straordinariamente efficace: come Giovanni Mosca nel suo “Piedi caldi, piedi freddi”. Addestratosi nel territorio marchigiano, fra Fossombrone, Senigallia e Mondolfo, il reggimento partì da Fano in assetto di guerra il 2 aprile 1941 diretto a Bari e, di qui, in Albania. Operò nelle zone delle Bocche di Cattaro e del Montenegro, dove ancora era di presidio alla dichiarazione dell'armistizio l'8 settembre del 1943. Nel 1946, unitamente al gemello 93° ed a tante altre gloriose unità, il 94° fu disciolto per riduzione delle Forze Armate e la sua bandiera consegnata al Sacrario dell'Altare della Patria a Roma, ove ancor oggi la si può ammirare fra gli altri gloriosi vessilli. Scorrendo l'enorme, lunghissimo elenco dei suoi gloriosi caduti, mi soffermo sulle città di nascita: quasi tutte le città e i paesi della nostra provincia, dalla costa all'entroterra, ai confini con la Romagna.
Questi caduti sono tutti figli della nostra terra e vanno onorati, ricordati e rispettati. Adesso ditemi se, passando sotto quelle mura, esse vi appaiono ancora fredde e silenziose.

Paolo Pagnottella

 

Paolo Pagnottella, presidente dell'ANMI

L'Ammiraglio di Squadra Paolo Pagnottella (illustre collaboratore dello Specchio con i suoi articoli su pagine di storia del Paese e della Marina) è stato eletto presidente della Associazione Nazionale Marinai d'Italia, succedendo all'Ammiraglio Silverio Titta.
Nato a Fano sessantuno anni fa, ha frequentato il Ginnasio “T. Mamiani” di Pesaro. Ha percorso tutta la sua carriera in Marina a bordo dei sommergibili, è stato comandante di un incrociatore lanciamissili e, dopo la promozione ad ammiraglio, ha diretto il massimo Istituto di formazione degli ufficiali a Venezia ed è stato Comandante in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dell'Adriatico con sede ad Ancona. Nel settembre 2006 è stato chiamato all'ultimo prestigioso incarico di consulente del Capo di Stato Maggiore della Marina, fino al pensionamento per raggiunti limiti di età.
E' la prima volta che la presidenza dell'associazione è attribuita a un sommergibilista e a un marchigiano. Grande soddisfazione è stata espressa anche dal Cenacolo Marchigiano di Roma e dal Pio Sodalizio dei Piceni, che lo annoverano fra i propri membri.
Una sua ampia intervista è apparsa sullo Specchio di luglio 2005 (disponibile anche sul nostro sito Internet) in occasione dell'inaugurazione a Pesaro del Monumento ai Marinai Caduti dello scultore Agapito Miniucchi.

 


 
 
 
 
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