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Una fuga ad Urbino
Ricordi di “libera uscita”
Dico, ma Urbino, la famosa città rinascimentale è da queste parti? Eccomi in giro per le strade di Pesaro a chiedere informazioni. Dovete sapere che sono uno di quelli che potrebbe avere la cartina dell'Italia rovesciata nelle mani e continuare a cercare dei riferimenti senza capire che cosa c'è che non va. Raccolgo pochi amici e si parte. Quando i miei compagni mi svegliano dal sonno ronfoso in autobus siamo già nel piazzale Mercatale. Ma perché siamo venuti qui? Per l'arte no? Ci guardiamo negli occhi. Ripeto: l'arte... ma la parola mi muore sulle labbra. Poi Andrea Ignazi prende la parola e lo fa con il suo accento barese: no! Siamo qui per le studentesse! Annuisco. Con entusiasmo e vigore partiamo e attraversiamo la porta. Noi siamo dei veri conquistatori energici e nessuno ci fermerà. A conclusione della prima salita siamo tutti già con la lingua penzoloni e a stento riusciamo a scambiarci qualche parola... aspè... gua...scu... briciole di frasi... nulla di comprensibile. I giovani gladiatori della conquista sfiancati da una pendenza del terreno! Urbino è esempio memorabile di città italiana arroccata su un faticoso colle. Le strade non conoscono linee orizzontali. Già l'entusiasmo si è dimezzato. Mai noi si inizia ad adocchiare qualche bel portamento a gonna o jeans, e l'allegria ritorna ...ma niente più salite!
Tre donne per noi. Sono loro. Non è spiegabile perché proprio loro ma ormai ne siamo convinti. Pediniamole. E così è. Dalla piazzetta centrale verso la casa di Raffaello. Loro entrano. E noi no? Certo, paghiamo e seguiamo i loro passi. Stanze e ricordi e accademie sotto i nostri occhi, ma noi non riusciamo a far scoccare la scintilla. La biondina a gambe incrociate e indice sulle labbra si è assentata davanti a Sanzio padre ed io dietro di lei. Niente da fare. Escono e noi alle costole... ma si saranno accorte di qualcosa? Sembra di no. Riattraversiamo la piazza e proseguiamo in direzione del palazzo ducale di sua enormità Federico dal naso camuso (Il Piero pittore avrebbe anche potuto risparmiarglielo quel naso nel celebre profilo). Entrano nel palazzo. E noi no? Certo. L'inseguimento prosegue per le stanze dei Montefeltro tra le pareti del Laurana. La biondina fissa la “Città ideale” ed io fisso lei. Deve essere che tutte queste salite non solo ci hanno tolto il respiro ma anche la favella. Ma noi ostinati. Andrea Ignazi continua a sfoderare ad alta voce il suo esilarante umorismo barese e Luca Chiarillo sguaina la sua risata salentina ma nulla, loro sono prese da altro. Fuori dal palazzo dentro la mostra temporanea di Venanzo Crocetti. E noi no? Certo. Mi luccicano gli occhi. Io ho il catalogo della mostra e posso ostentare conoscenza. Penso: il modo migliore per avvicinarle. Ripasso forsennatamente la lezione di nascosto e finalmente eccomi al fianco della biondina che contempla una scultura. Esordisco: Signorina, lei ha del buon gusto. Questo è il celebre “Cavaliere della pace”... e continuo con tutta una tiritera sulla compostezza del cavallo, l'elegante giovinezza del cavaliere. Ce l'ho in pugno, lei pende dalle mie labbra.... Lo sa che questa scultura fu esposta... e vinse i premi... Lei non si muove, è incantata. Tra poco la potrò accompagnare fuori, un gelato, chissà agli altri come sta andando. Infine si volta e sorride. Dolcissima schiude le labbra: non ti sei accorto che questa è una ballerina, che non c'è nessun cavallo e che il cavaliere di cui parli è nella prossima stanza? Dopo il punto interrogativo va via e mi lascia lì in salumeria. Niente da fare! Con i compagni ci ritroviamo sull'autobus per il ritorno a Pesaro. Ci chiediamo perché siamo venuti a Urbino. Per l'arte, e perché cosa altrimenti?

Antonio Pagliara


 
 
 
 
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Lo Specchio della Città - periodico per la Provincia di Pesaro e Urbino - Redazione: tel. 0721/67511 - fax.0721/30668 - E-mail:info@lospecchiodellacitta.it

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