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I nemici della pace
Una strategia contro l’interesse dei poveri
Nuovi commenti allo Specchio sulla tragedia americana

La distruzione delle Torri Gemelle di New York e il danneggiamento del Pentagono da parte di terroristi internazionali, hanno sollevato l'opinione pubblica contro questo uso indiscriminato e proditorio di attacco a tutto ciò che rappresenta il mondo cosiddetto occidentale che, agli occhi dei terroristi e dei loro fiancheggiatori, ha il torto di considerare preponderante il proprio benessere a fronte di situazioni al limite della indigenza assoluta sofferte da una moltitudine di gente nel mondo. Nessuno può, in verità, disconoscere la grande disparità esistente fra la condizione economica e sociale di un Paese “occidentale” e la corrispettiva situazione di alcuni Paesi ubicati in Centro Africa o in Medio Oriente od ovunque sia, ormai considerati di terzo o quarto mondo. Di questa situazione, è ormai invalso l'uso di incolpare l'Occidente qualificandolo come l'elemento inquinatore di un concetto di vita che, in sua assenza, goderebbe di un equilibrio naturale accettato da tutti. Da ciò l'utopica speranza di una possibile soluzione del problema con la dissoluzione dell'elemento inquinante.
Nella ancor breve esistenza del genere umano si sono già verificate situazioni analoghe, proporzionalmente anche peggiori; nelle quali, anche trascurando gli influssi dell'Estremo Oriente portatore di civiltà indiscusse, la posizione fra Medio Oriente ed Occidente era completamente capovolta nel senso che, mentre nelle tenebrose foreste della futura Europa le scarse popolazioni comunicavano a “grugniti”, già in Mesopotamia fiorivano civiltà che ancor oggi stupiscono; in Egitto si costruivano edifici che hanno resistito millenni all'azione del tempo. Cosa potevano, allora, le ignare genti dell'Occidente opporre alla potenza dei Paesi del Mediterraneo orientale, in grado di forgiare il ferro e di affrontare i mari con assoluta sicurezza; ai Fenici che già chiamavano maestro il vento che li riportava a casa al termine delle loro scorrerie lungo le coste della Gallia o dell'Enotria? Di fronte ai molti millenni di predominio orientale stanno solo pochi secoli di evoluzione occidentale durante i quali l'uomo, per una oscura disposizione delle cellule cerebrali, ma più per una volontà caparbia di migliorare se stesso (anche prendendo spunto proprio dalle già affermate civiltà fiorite lungo le sponde del Mediterraneo) è riuscito a penetrare i misteri della natura, a farli propri, ad utilizzarli e a diffonderli traendone e dandone vantaggi a chi ne volesse approfittare. Ogni campo della scienza è stato oggetto di indagini, esperimenti, applicazioni, con l'impiego di ingenti capitali, anni di studio, sconfitte e vittorie, con l'orgoglio di chi non si rassegna a rimanere nel buio dell'ignoranza.
Non tutti i popoli, per ragioni diverse, hanno seguito con uguali risultati l'evoluzione del mondo occidentale. Ognuno ha una sua personale giustificazione per aver bloccato, ad un certo momento della propria storia, la penetrazione della conoscenza all'interno dell'Universo, spesso per ragioni religiose, timore dell'ignoto, superstizione. Ora che si sono amplificate a dismisura, tali differenze vengono considerate una provocazione da chi ritiene di poterne gettare la colpa su coloro che sono andati avanti, piuttosto che spronare i propri ad un più spedito cammino, e le evidenzia come un intollerante affronto fatto all'umanità.
Non sembra utile né intelligente, peraltro, il ricorso al terrorismo con il risultato di bloccare ogni speranza di positiva evoluzione nei rapporti fra i popoli che, faticosamente ma continuamente, si avviano verso una consapevole presa di coscienza, testimoniata dall'espressa volontà di alcuni governi di ridurre o annullare il debito degli Stati in difficoltà, o di facilitare la distribuzione di medicinali e derrate alimentari. Il pericolo maggiore rappresentato dal terrorismo, che si illude di stravolgere l'attuale assetto del mondo, è quello di indurre gli Stati colpiti a riparare i danni materiali e morali subiti con le somme destinate a risollevare le disastrate finanze del Paesi poveri, facendo ricadere su di essi le conseguenze di così scriteriata politica. Solo la mobilitazione totale dei popoli della Terra sarà in grado di dissuadere questi nemici della pace che intravedono, nella progressiva riqualificazione dei rapporti fra gli uomini, un ostacolo alla loro volontà di mantenere il pianeta in stato di perpetuo allerta.

Paolo Colicigno


 
 
 
 
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Lo Specchio della Città - periodico per la Provincia di Pesaro e Urbino - Redazione: tel. 0721/67511 - fax.0721/30668 - E-mail:info@lospecchiodellacitta.it

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